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venerdì 22 luglio 2016

Turchia, Amnesty: lo stato di emergenza non deve far arretrare i diritti umani

L'annuncio del presidente Erdogan sull'imposizione di uno stato di emergenza non deve aprire la strada a un arretramento nei diritti umani o essere utilizzato come pretesto per un ulteriore giro di vite sulla libertà di espressione e sulle protezioni contro la detenzione arbitraria e la tortura, ha dichiarato Amnesty International.

A seguito di una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale e del governo turco nella serata di mercoledì, il presidente Erdogan ha annunciato che il governo imporrà uno stato di emergenza per almeno tre mesi.

"Sulla scia della violenza relativa al tentato colpo di stato, l'adozione di misure che danno priorità alla sicurezza pubblica è comprensibile. Ma le misure di emergenza devono rispettare gli obblighi della Turchia secondo il diritto internazionale, non gettare via libertà e tutele sui diritti umani ottenute con difficoltà, e non devono diventare permanenti" – ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia.

"In una situazione in cui quasi 10.000 persone sono attualmente in stato di detenzione, tra denunce di maltrattamenti in custodia, ministeri e media che vengono epurati, i maggiori poteri conferiti dallo stato di emergenza potrebbero aprire la strada a un ulteriore arretramento dei diritti umani."

Presagio agghiacciante di ciò che avverrà, il vice primo ministro ha annunciato oggi che per tutta la durata dello stato di emergenza il governo sospenderà la Convenzione europea dei diritti umani.

Lo stato di emergenza consente al presidente del Consiglio insieme al suo governo il potere di governare per decreto e ignorare il parlamento. Amnesty International teme che il gesto potrebbe essere usato come pretesto per le autorità di estendere il periodo di custodia cautelare, che si attesta attualmente a quattro giorni. Nelle circostanze attuali una tale estensione potrebbe ulteriormente indebolire le protezioni contro i maltrattamenti, nonché il diritto a un processo equo. Misure di emergenza potrebbero anche essere utilizzate per imporre restrizioni arbitrarie alla libertà di espressione e alla libertà di riunione pacifica e per negare il diritto degli impiegati statali di ricorrere in appello contro loro sospensioni e licenziamenti.

Secondo il diritto internazionale, le misure di emergenza devono essere necessarie e proporzionate in portata e durata e usate esclusivamente per contrastare massicce minacce alla sicurezza della nazione. Devono essere attentamente monitorate, temporanee e impiegate con giudizio cioè, solo, quando assolutamente necessario.

"È fondamentale che il governo turco non utilizzi lo stato di emergenza come pretesto per un giro di vite ancora più forte sul dissenso pacifico. Anche in tempi di emergenza, la Costituzione turca garantisce che i suoi obblighi in materia di diritto internazionale non devono essere violati" - ha aggiunto Andrew Gardner. "Secondo il diritto internazionale, ci sono alcuni diritti, come il diritto a un processo equo e i divieti di tortura e discriminazione, che non possono essere sospesi o limitati in alcun modo. Il governo ha abusato delle leggi esistenti, lo stato di emergenza dà maggiori possibilità di continuare su questa strada pericolosa."

 

Per ulteriori informazioni sul contesto dei diritti umani:
https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/07/turkey-state-of-emergency-must-not-roll-back-human-rights/

Rapporto 2015-2016 di Amnesty International sulla Turchia:
http://www.rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/2016/Turchia.pdf


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