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martedì 31 marzo 2015

Yemen, Amnesty: almeno 6 civili uccisi in nuovi attacchi aerei

Secondo Amnesty International, è sempre più evidente che la coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita non stia prendendo precauzioni per impedire la morte di civili negli attacchi aerei in corso nello Yemen.

Alle 2 del 31 marzo, un attacco aereo nel governatorato di Ibb, apparentemente diretto contro un posto di blocco degli houti e stazioni di rifornimento di carburante situate lungo la strada che collega Yarweem e Dhammar, ha provocato la morte di 14 persone, arse vive. Tra le vittime vi erano quattro bambini e due donne. Almeno altre 31 persone sono state ricoverate per ferite causate dalle fiamme e dalle schegge.

"Dopo diversi giorni di bombardamenti spesso intensi, è sempre più chiaro che la coalizione guidata dall'Arabia Saudita sta chiudendo un occhio sulla sofferenza e sulle uccisioni dei civili causate dal suo intervento militare" – ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

"Il diritto internazionale umanitario chiede a tutte le parti in conflitto di prendere tutte le precauzioni possibili per risparmiare i civili" – ha aggiunto Boumedouha.

Queste precauzioni comprendono un efficace preavviso di un attacco che può mettere a rischio la popolazione civile, la sospensione di un attacco nel caso in cui emerga chiaramente che potrà causare eccessive perdite civili e la scelta di mezzi e metodi d'attacco che minimizzino il rischio per i civili e gli obiettivi civili.

Nell'attacco di questa notte sono state distrutte due pompe di benzina. Secondo il proprietario di una di esse, diverse persone sono morte a bordo di un'automobile che si era fermata per fare il pieno, mentre un addetto al rifornimento è stato ferito. Amnesty International non è stata in grado di verificare se vi siano state perdite anche al secondo impianto di rifornimento.

Un terzo colpo ha centrato un camion che trasportava carburante, provocando l'incendio di almeno tre abitazioni civili e danni ad altre 30-40 case.
Hamood al-Jihari, un medico in servizio in un ospedale, ha riferito ad Amnesty International che i corpi delle persone morte e ferite presentavano bruciature orribili e segni di schegge.

L'attacco nel governatorato di Ibb è avvenuto il giorno dopo quello contro il campo per profughi interni al-Mazraq, situato a Sa'ada, nello Yemen settentrionale, presso il confine con l'Arabia Saudita, in cui sono stati uccisi almeno 29 civili, bambini compresi. Il 27 marzo era stato preso di mira il mercato di al-Kitaf, nei pressi di una base militare, causando 20 morti (tra cui tre bambini) e 16 feriti.

Le organizzazioni umanitarie, tra cui Unicef e Medici senza frontiere, hanno condannato l'attacco ad al-Mazraq e hanno chiesto a tutte le parti in conflitto nello Yemen di rispettare la neutralità delle strutture sanitarie e del personale medico e di consentire l'assistenza medica ai feriti senza alcun ostacolo.
Sull'asserita presenza di combattenti houti nei pressi di al-Mazraq sono emerse notizie contrastanti ma, anche qualora fosse stata accertata, non avrebbe potuto giustificare un attacco contro un'area densamente popolata.

"Tutte le forze coinvolte nel conflitto devono evitare di collocare obiettivi militari o combattenti all'interno o nei pressi di aree densamente popolate. In ogni caso, la presenza di combattenti nei pressi di obiettivi civili quali i campi profughi non assolve dall'obbligo di ridurre al minimo le perdite civili" – ha concluso Boumedouha.

IImmobildream non vessatorie, Carlino solo regole e clausole dello showbiz

Belen Rodriguez, Max Giusti, Enrico Brignano e Luciana Littizzetto: tutticitano Roberto Carlino, Presidente diImmobildream. Si tratta sempre di battute ironiche e mai di parole vessatorie. Solo le clausole e regole dello showbiz. L’ultima è stata proprio Luciana Littizzetto che ha citato il Presidente di Immobildream durante la trasmissione “Che tempo che fa”.
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Tutti parlano di Roberto Carlino, Presidente di Immobildream, ma si tratta sempre di battute ironiche e mai di parole offensive o vessatorie. Negli ultimi mesi, infatti, diversi sono stati i personaggi dello spettacolo che hanno citato il Presidente di Immobildream. Dapprima Belen che lo ha citato ben due volte, poi Max Giusti e Enrico Brignano che lo hanno citano durante i loro spettacoli e, in ultimo, Luciana Littizzetto che lo ha citato qualche giorno fa durante la trasmissione “Che tempo che fa”. Del resto, sono le clausole e regole dello showbiz.
Ecco cosa ha detto la Littizzetto: Mattarella ha cominciato il suo lavoro a tempo pieno: ha parlato con Vendola, con Brunetta, si è anche un po’ offeso perché non è venuto Salvini e tra le tante cose, ha anche deciso di aprire il Quirinale tutti i giorni. Io non ho capito se è lui che apre personalmente il Quirinale come Roberto Carlino: non vendo sogni, ma solide realtà. Guarda che potremmo darglielo il Quirinale a Roberto Carlino, lo vendiamo oppure lo affittiamo per i matrimoni, non so, comunioni, o qualcosa del genere…”.
Il Presidente di Immobildream ha recentemente commentato in un’intervista al settimanale Novella 2000: “Ormai basta essere conosciuti - e il mio nome non è neanche così noto - perché tutti parlino di te. Per quanto riguarda il post di Belen, è stata una cosa simpatica che prendo con il beneficio d’inventario e molta filosofia”.

Miccichè Calatrasi, Marocco e Tunisia sono importanti per la produzione di vino

Dalla Tunisia al Marocco, il vino che nasce dal deserto. Sono pochi i produttori del Mediterraneo del nord che si spostano al sud, sulle punte settentrionali dell’Africa, tra Tunisia e Marocco, come il siciliano Maurizio Miccichè, che ha deciso di ripercorrere il cammino dei suoi avi: da Palermo a Tunisi. Così è nata Domaine Neferis, tenuta tra Tunisi e Hammamet, costituita da una cantina, un impianto di imbottigliamento e 200 ettari di vigneti coltivati a Carignano, Grenache Noir, Syrah e Chardonnay. «Marocco e Tunisia — spiega Miccichè — sono zone importanti per la produzione di vino. Noi vogliamo valorizzare questa tradizione».
Cantine Calatrasi Maurizio Miccichè
C’è una parte del mondo dove il mondo gira alla rovescia. O quasi. Perché il pianeta vino qualche volta sovverte le regole e mette in scena un teatro dell’emigrazione al contrario. E così non sono pochi i produttori del Mediterraneo del nord che si spostano al sud, ovvero sulle punte settentrionali dell’Africa, tra Tunisia e Marocco. Dove crescono le uve più succose e la dolcezza dei vini ha dato vita a una lunga tradizione poetica («Ella mi mescé il vino inebriante col solo suo sguardo», scriveva il poeta Muhammad al-Mu’tamid, morto ad Agmat, in Marocco, intorno all’anno Mille). Come il siciliano Maurizio Miccichè, che ha deciso di ripercorrere il cammino dei suoi avi: da San Cipirello, vicino Palermo, fino a Tunisi.
«Qui, ai primi del secolo scorso — racconta Miccichè, 52 anni — si erano trasferiti migliaia di italiani. E rappresentavano la middle class per l’epoca. Tra questi c’erano anche i miei parenti e così nel novero delle mie storie familiari sentivo parlare di quella terra florida, bella, ricca. Perfetta per i vigneti». Miccichè ha una storia affascinante: studi dai Barnabiti a Firenze, laurea in Medicina, la passione per il vino. Poi un lungo periodo in California, a studiare metodi e segreti della Napa Valley, la tenuta Calatrasi, a Palermo, e poi l’idea, più o meno dieci anni fa: perché non recuperare quelle lontane radici tunisine? Nacque così Domaine Neferis, tenuta tra Tunisi e Hammamet, costituita da una cantina, un impianto di imbottigliamento e 200 ettari di vigneti coltivati a Carignano, Grenache Noir, Syrah e Chardonnay.
«Un vino — racconta il medico imprenditore — che nasce dal deserto, anzi, dalle notti del deserto, perché in quella zona, a ridosso del Sahara, durante la notte ci sono delle notevoli escursioni termiche, si passa da quaranta a venti gradi in poche ore. Succede allora che l’istinto di sopravvivenza della vite porta a concentrare le sostanze nutritive nelle parti giuste, dal fusto alle foglie, dando così un sapore unico alla bevanda». I lavoratori della tenuta sono persone del posto e la scelta di una enologa araba, Samia Ben Alì, è curiosa: la religione musulmana proibisce l’alcol. Ma la Tunisia è ormai un paese moderno e dopo la recente rivoluzione della cosiddetta Primavera Araba le cose sono cambiate ulteriormente. «Marocco e Tunisia — spiega Miccichè — sono zone importanti per la produzione di vino. Noi vogliamo valorizzare questa tradizione. Non si tratta di delocalizzare, ma di dar vita a posti ricchi di memoria, sapori, profumi». E difatti il Selian, il vino berbero che esce dalle cantine di Miccichè (nonché l’antico nome del deserto del Sahara) ha un forte retrogusto che sa di macchia mediterranea.
Se i produttori vinicoli italiani non sono molti in quelle zone, il consumo di uva da tavola è importante e c’è chi ha continuato a fornire alle popolazioni nordafricane le barbatelle (viti di piccole dimensioni) anche immediatamente a ridosso delle recenti rivoluzioni. Come la ditta Rauscedo, di Pordenone, primi al mondo nella produzione di barbatelle ad uva da vino e da tavola. «Abbiamo cercato di rifornire sempre i nostri clienti – dice il presidente, Eugenio Sirtori – anche nei momenti difficili». Perché il viaggio del vino è imprevedibile, come chiosa Miccichè: «Lasciamoci sorprendere».

FONTECorriere

FERA eolico: Raggiunti obbiettivi energetici europei al 2020

Raggiunti gli obbiettivi energetici europei al 2020. FERA Srl – Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative, Società che opera dal 2001 nel settore delle energie rinnovabili, in particolare nell’eolicosolare a concentrazione e biogas, commenta i dati di Eurostat sulla produzione di energia da fonti rinnovabili in Europa. Cesare FeraPresidente di FERA: “Il dato nazionale ci incoraggia e ci motiva a fare ancora di più affinché l’Italia contribuisca con crescente evidenza nel quadro europeo alla ormai avviata fase di transizione verso l’approvvigionamento da fonti non inquinanti.”
Fera Eolico
L’Italia conquista un buon posizionamento nella classifica europea sul contributo dell’energia pulita al consumo nazionale di elettricità. È quanto rivelano i dati di Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, relativi alla penetrazione delle fonti rinnovabili in Europa al 2013.
Nel fare il punto sulla Strategia Europa 2020, adottata dal Consiglio Europeo nel 2010, Eurostat dedica ampio spazio ai temi energetico-climatici illustrando la situazione in merito al raggiungimento di uno degli obbiettivi stabiliti, ovvero produrre a livello continentale il 20% dienergia da fonti pulite entro il 2020. Nel 2013 l’UE è salita al 15%. Un ottimo risultato se si pensa che solo nel 2004, primo anno in cui sono iniziate le rilevazioni, la produzione da rinnovabili superava di poco l’8%.
Il risultato europeo include il dato dell’Italia, che è certamente significativo: con cinque anni di anticipo abbiamo, infatti, quasi raggiunto il nostro target vincolante nazionale del 17%. Svettano in classifica, in quanto Stati con le quote più alte di rinnovabili sui consumi finali, la Svezia (52,1%), la Lettonia (37,1%), la Finlandia (36,8%) e l’Austria (32,6%). Ultimi posti per Lussemburgo (3,6%), Malta (3,8%), Olanda (4,5%) e Regno Unito (5,1%).
Fera Rinnovabili
“Il dato nazionale ci incoraggia e ci motiva a fare ancora di più affinché l’Italia contribuisca con crescente evidenza nel quadro europeo alla ormai avviata fase di transizione verso l’approvvigionamento da fonti non inquinanti.” – commenta Cesare Fera, Presidente di Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative, Società che dalla sua nascita nel 2001 investe nel nostro Paese proprio nel comparto delle rinnovabili, puntando in particolare su eolico, solare a concentrazione e biogas. “I dati raccolti dai nostri impianti eolici confermano, anche nel 2014, le previsioni di ottima produttività basate su un modello progettuale che si conferma corretto. E, sul mercato domestico, insistiamo sulle nuove opportunità di efficientamento energetico industriale legate al solare termico a concentrazione che rende disponibile vapore di processo ad alta temperatura e pressione. Ovvero, processi industriali più puliti e risparmio in bolletta.”
Sempre dal rapporto di Eurostat emerge, infatti, come nel 2012 le emissioni di gas serra siano parallelamente diminuite del 17,9% rispetto al 1990. Un risultato che fa ben sperare e certamente frutto di diversi fattori: crisi economica, efficientamento dei consumi e anche, per l’appunto, ricorso alle energie rinnovabili.
“Il raggiungimento dell’obiettivo europeo” sottolinea Cesare Fera “comporta ricadute positive sia per l’ambiente, sia per l’economia nazionale. Con le energie rinnovabili, i costi in bolletta sono destinati a ridursi e, di pari passo con politiche di sviluppo che favoriscano investimenti nel settore, si delineano per l’Italia opportunità concrete di occupazione sul lungo periodo.”
Un discorso a parte merita la mobilità elettrica, ambito in cui, invece, il nostro Paese è ancora lontano dall’avere entro il 2020 il 10% di mezzi di trasporto nazionali alimentati ad elettricità. Nella classifica UE-28, l’Italia registra un modesto 5%, ma per la verità, fatta eccezione per la Svezia che ha già ampiamento superato il target (16,7%), nessuno Stato sembra aver implementato politiche davvero efficaci per un trasporto sostenibile.
FONTEFera

Siria, Save the Children: tre milioni di bambini non hanno accesso alle scuole. la Terza Conferenza dei Donatori di Kuwait City incrementi il sostegno ai programmi educativi nel Paese

Fondamentale che la Terza Conferenza dei Donatori di Kuwait City incrementi il sostegno ai programmi educativi nel Paese e nell'intera regione. Secondo il rapporto "The cost of war" sarebbero necessari 3,2 milioni di dollari per recuperare le strutture distrutte e formare nuovi insegnanti.

Sono tre milioni i bambini che in Siria non hanno la possibilità di andare a scuola. Negli ultimi quattro anni di conflitto, il tasso di iscrizioni all'educazione di base è crollato da quasi il 100% al circa il 50%. In alcune aree come quella di Aleppo solo il 6% di bambini hanno accesso all'istruzione. Nel solo 2014 la metà dei bambini rifugiati non ha ricevuto alcuna forma di educazione. Questa la denuncia di Save the Children, l'Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini e tutelarne i diritti, nel giorno in cui a Kuwait City si apre la Terza Conferenza dei Donatori per la Siria.

"È fondamentale incrementare il sostegno ai programmi educativi in Siria e renderli più flessibili, in un contesto in continuo cambiamento, investendo non soltanto su progetti che abbiano come focus le strutture e i materiali scolastici, ma anche sulla formazione e il sostegno per gli insegnanti. Ad oggi manca il 50% delle risorse economiche necessarie per finanziare i programmi di educazione", spiega Roger Hearn, Direttore della regione Medio Oriente di Save the Children, presente alla Conferenza Kuwait III.

La Siria ha perso infatti almeno il 22% degli insegnanti che aveva prima dell'inizio del conflitto, centinaia sono morti e migliaia sono scappati dal Paese. Almeno un quarto delle scuole sono state danneggiate o distrutte e circa tre milioni di bambini siriani non possono frequentare le lezioni. L'ultimo rapporto di Save the Children dal titolo The cost of war, stima siano necessari 3,2 miliardi di dollari per recuperare le strutture scolastiche danneggiate, distrutte o occupate e provvedere alla formazione di nuovi insegnanti.

Per molti bambini rifugiati siriani l'educazione a tempo pieno è un lusso: la maggior parte dei bambini in età scolare non ricevono alcuna forma di educazione e solo 340mila sono coinvolti in programmi di educazione informale. In alcune aree, come il Libano, la situazione è ancora peggiore, dove il 78% dei bambini siriani rifugiati sono fuori dalla scuola. "Anche coloro che hanno accesso a qualche forma di educazione, lo fanno in forma limitata e insufficiente, a causa delle barriere linguistiche, del sovraffollamento e della discriminazione ai danni dei bambini siriani rifugiati", spiega Roger Hearn. "A questo si aggiunge che le famiglie rifugiate che hanno perso ogni cosa, sono spesso costrette a dover mandare i propri figli a lavorare o a far contrarre dei matrimoni precoci, con la conseguenza di tenerli lontani dalla scuola, senza alcuna possibilità che vi facciano ritorno".

L'ultimo rapporto dell'Organizzazione sottolinea inoltre l'importanza di guardare all'impatto sul medio e lungo termine che l'impossibilità di riportare a scuola i bambini potrebbe avere sull'economia del paese. La "generazione perduta" dei bambini siriani che non potranno andare a scuola potrebbe potenzialmente costare all'economia del paese una perdita che potrebbe aggirarsi intorno al 5,4% del Pil, circa 2,18 miliardi di dollari all'anno. "È fondamentale che in occasione della Conferenza dei donatori venga data priorità all'educazione, come una componente chiave della risposta alla crisi in Siria", continua Roger Hearn.

"L'educazione può trasformare il futuro dei bambini in Siria, oltre a contribuire alla crescita economica e alla stabilità sia nel Paese che nella regione. Consentire loro di avere le competenze scolastiche è fondamentale per proteggerli, rendendoli meno vulnerabili al reclutamento nei gruppi armati, ai matrimoni precoci e allo sfruttamento", conclude Roger Hearn. "Senza ingenti investimenti da parte della comunità internazionale e un supporto all'istruzione, le prospettive di una generazione di bambini siriani e la possibilità dell'intera Siria di guardare ad un futuro prospero e pacifico, sono sconfortanti".
 

Per sostenere gli interventi di Save the Children nell'emergenza Siria: www.savethechildren.it/siria

lunedì 30 marzo 2015

Showroomprive diventa accessibile anche per le persone sorde e con disabilità uditive











Showroomprive ha installato sul sito un nuovo sistema che permette ai servizi di assistenza al cliente di essere alla portata dei soci con problemi di udito

  • In Italia sono circa 877mila persone con problemi dell'udito più o meno gravi, mentre in Europa sono 40 milioni
  • L'implementazione di questa soluzione è un esempio del costante impegno di Showroomprive nell'investire nell'innovazione e nello sviluppo come motore di crescita

Milano, 30 marzo 2015_Showroomprive.it, il secondo club di vendite private online in Europa, specializzato nel settore della moda, ha installato nella sua pagina web un nuovo servizio di assistenza al cliente accessibile a tutte le persone sorde e/o con problemi di udito. Questo servizio, frutto del piano strategico dell'azienda per diventare la numero uno per quanto riguarda l'innovazione nel commercio elettronico, è stato sviluppato da Deafi, società pioniera nel campo della comunicazione pensata per le persone con difficoltà uditive. 

Questo servizio rivoluzionario, che da la possibilità alle persone sorde o con problemi uditivi di compiere in modo agevole i propri acquisti online su Showroomprive, è attivo al momento solo per i clienti francesi.

Grazie alla soluzione di Deafiline, le persone sorde o con disfunzioni uditive, avranno a disposizione i servizi di assistenza al cliente ottenendo le risposte alle loro domande attraverso un servizio di messaggistica istantanea o attraverso delle conversazioni video, tutto ciò permetterà loro di non dover utilizzare il telefono.

"Abbiamo cercato a lungo una soluzione per rivolgerci alla comunità dei nostri soci con problemi di udito. Il dispositivo proposto da Deafi offre molteplici possibilità di comunicazione basate sullo scambio visivo o scritto di informazioni. Questo progetto si sposa perfettamente con il nostro desiderio di personalizzare la gestione delle relazioni con i clienti". Spiega Thierry Petit, CEO e co-fundatore di Showroomprive.com.

Inoltre, l'ultima versione di Deafiline risponde ai requisiti del mobile commerce. Una delle priorità strategiche di Showroomprive è infatti proprio quella di essere assolutamente "mobile responsive" e presto, questo servizio, sarà disponibile anche per i dispositivi  iOS e Android.

In Italia, secondo un censimento Istat sono circa 877mila le persone con problemi dell'udito più o meno gravi mentre in Europa sono più di 40 milioni le persone affette da malattie uditive. 

A proposito di Showroomprive
Showroomprive è tra i principali player delle vendite private online in Europa. Showroomprive distribuisce più di 1.500 marchi di moda per donna, uomo e bambino, accessori, arredi, decorazioni e prodotti per la casa, cosmetici e prodotti di bellezza, gastronomia, attrezzature sportive, tra i suoi più di 20 milioni di soci registrati in Italia, Francia, Portogallo, Spagna, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Polonia. Showroomprive riceve Le Grand Prix des Entreprises de Croissance 2014 Leader League, il Primo Premio, categoria assoluta, al Netcomm eCommerce Award 2013, come miglior sito di e-commerce italiano e nella stessa edizione si aggiudica anche il premio come miglior sito della categoria Abbigliamento e Accessori. Ha inoltre conseguito il Red Herring Europe Top 100 Winners 2013, il premio "Best International Growth" ricevuto dall'organismo europeo EMOTA il Premio Nazionale all'impresa del Futuro 2014 assegnato da Ernst & Young e L'Express in Francia e il premio LSA all'Innovazione.

Showroomprive ha realizzato un fatturato di 480 milioni di euro nel 2014, di cui il 45% proviene da dispositivi mobile (smartphone e tablet). In Italia, attualmente vanta 2,3 milioni di membri, per un fatturato che nel 2014 ha raggiunto i 37 milioni di euro (+13% rispetto al 2014). Showroomprive, che ha iniziato a operare nel settore delle vendite private nel 1993 in ambito offline e ha fatto il salto all'on-line nel 2006, e ad oggi conta una squadradi oltre 600 persone, con uffici a Barcellona, Madrid e Parigi e 5 centri operativi logistici per un totale di 70.000 m2. Showroomprive è inoltre l'unico club di vendite private in Europa che propone il servizio "Consegna Express in 72 ore" in tutti i paesi in cui opera (24h in Francia). Showroomprive in Italia è membro di Netcomm, Il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.

Showroomprive in Italia è membro di Netcomm, Il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.



 






ABITI USATI: HUMANA E KIABI INSIEME PER LE FAMIGLIE ITALIANE IN DIFFICOLTA'

Give me 5 for charity: KIABI e HUMANA insieme per colorare il guardaroba delle famiglie in difficoltà in Italia

 

Durerà fino al prossimo 31 maggio, la campagna di solidarietà Give 5 for charity, realizzata da KIABI, leader francese della moda a piccoli prezzi, e dall'organizzazione umanitaria HUMANA People to People Italia a favore di 200 famiglie in difficoltà in Italia.

Per ogni 5 capi donati nei negozi KIABI aderenti, i clienti riceveranno un buono sconto di 5 euro, utilizzabile su una spesa successiva di almeno 30 euro, fino al 31 luglio.  


Gli abiti raccolti nel corso della campagna saranno smistati nel Centro di HUMANA direttamente dai dipendenti KIABI e poi consegnati da HUMANA, in collaborazione con Fondazione Progetto Arca ONLUS, a 200 famiglie in situazione di grave disagio in Italia. Ma non finisce qui. Gli abiti non conferiti nei kit solidali in Italia contribuiranno a sostenere il progetto di aiuto all'infanzia che HUMANA gestisce in Zambia.


 Oltre all'impatto sociale, il riutilizzo di una risorsa preziosa come gli indumenti che non s'indossano più, consente importanti benefici ambientali: in media, per ogni 5 capi donati dai clienti KIABI sarà possibile evitare l'emissione di 3,6 chili di anidride carbonica e l'utilizzo di 0,2 chili di pesticidi e 0,3 chili di fertilizzanti, nonché evitare lo spreco di 6.000 litri di acqua.

 

 

HUMANA People to People Italia

L'organizzazione umanitaria HUMANA People to People Italia nasce nel 1998 per realizzare e finanziare progetti di cooperazione internazionale nel Sud del mondo e azioni sociali e di sensibilizzazione in Italia. HUMANA è membro della Federazione Internazionale HUMANA People to People, presente in 43 Paesi nel mondo. HUMANA finanzia le proprie attività grazie a partner pubblici, donatori privati, aziende e grazie alla raccolta dei vestiti usati, che garantisce continuità al lavoro di cooperazione.

Biologico: il 2015 è l'anno decisivo, Anabio-Cia lancia il suo "Memorandum 2.0" per favorirne l'ulteriore sviluppo

Alla vigilia del Tavolo al Mipaaf, l'associazione per l'agricoltura "bio" della Cia presenta un documento con i 10 punti necessari per la definitiva affermazione del settore in Italia. Bisogna puntare sui Psr 2014-2020 e riformare il Sistema di Certificazione; potenziare il Piano nazionale sementiero e incoraggiare la nascita di "bio-distretti"; realizzare sul serio la semplificazione amministrativa con un testo unico e approvare la legge "salva suolo".            

 

Il 2015 rappresenta un'occasione unica per la definitiva affermazione dell'agricoltura biologica in Italia. Nessun segmento più del "bio" è coerente con i grandi obiettivi di Expo "Nutrire il Pianeta Energia per la Vita", poiché è in grado di realizzare il nuovo paradigma dell'eco-intensificazione. Vale a dire "ottenere produzioni più elevate sullo stesso terreno, ma sulla base di processi ecologici e non su input industriali". E' quanto afferma Anabio-Cia, cogliendo l'occasione del prossimo Tavolo sull'agricoltura biologica, che si terrà domani al Mipaaf, per lanciare un Memorandum "ad hoc" per l'ulteriore sviluppo del settore.


Secondo Anabio, infatti, a fronte di un positivo contesto di mercato (+17% nel corso dell'ultimo anno e un fatturato di 3,1 miliardi di euro tra consumi interni ed export), gli imprenditori "bio" si trovano ancora di fronte a tre diverse barriere: economiche, con l'insufficiente reddito derivante dall'attività agricola; di mercato, con la bassa disponibilità del bene terra, il costo del lavoro elevato e poco flessibile, la forte difficoltà di accesso al credito, la complessità burocratica; informative e culturali, con la cronica carenza del "sistema della conoscenza".


Per questo Anabio-Cia ha elaborato il "Memorandum #2015:AgricolturaBiologica2.0" quale strumento di comunicazione concisa e diretta per riassumere i punti decisivi per la crescita ulteriore del segmento e della relativa filiera agroalimentare.


Più in dettaglio, con il Memorandum Anabio chiede di: approvare un nuovo "Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica" che recepisca i contenuti delle "Linee Guida" approvate dal Consiglio dei ministri agricoli dell'Ue e le dinamiche del mercato dei prodotti biologici; assegnare adeguate risorse finanziarie alla Misura "Agricoltura Biologica" dei Piani di sviluppo rurale 2014-2020; rideterminare i pagamenti per la nuova Misura "Agricoltura Biologica" dei Psr sommando alla compensazione del mancato reddito, i servizi d'interesse collettivo (esternalità positive) forniti dalle aziende biologiche; riformare il "Sistema di Certificazione" favorendo l'affermazione della normativa europea e di accreditamento di riferimento, individuando ruoli e poteri dell'Autorità competente nazionale e dell'Ente unico di accreditamento; potenziare il Piano Nazionale Sementiero per l'Agricoltura Biologica (PNSB) in modo che si possa garantire la sempre più ampia disponibilità di materiale di riproduzione biologica; favorire la nascita di nuovi "Bio-distretti italiani" soprattutto nelle regioni ove non sono attualmente presenti; realizzare la semplificazione amministrativa producendo un testo unico e realizzare l'unificazione dei controlli di competenza regionale; utilizzare al meglio il Programma "Horizon 2020" come leva strategica per una produzione agroalimentare biologica che utilizzi in maniera sempre più efficace le risorse naturali disponibili nell'interesse generale della società e soprattutto a garanzia delle generazioni; approvare una legge per la "Difesa del suolo e dell'agricoltura dalla cementificazione"; estendere la banda larga in tutte le aree rurali per annullare il "digital divide" rispetto alle aree urbane.


Il Memorandum non avanza solo proposte settoriali, ma di sistema -sottolinea l'associazione biologica della Cia-. Tali richieste dimostrano quanto il Paese abbia bisogno di interventi di cambiamento robusti e incisivi per aumentare la competitività del sistema delle imprese italiane, la qualità delle produzioni, la soddisfazione delle esigenze del mercato più avanzate.



venerdì 27 marzo 2015

WFP aggiornamento operativo: Il cibo raggiunge tutte le isole di Vanuatu colpite dal ciclone 27-03-15

27 marzo 2015

IL CIBO RAGGIUNGE TUTTE LE ISOLE DI VANUATU COLPITE DAL CICLONE

 

BANGKOK/PORT VILA – A due settimane dal Ciclone Pam che si è abbattuto su Vanuatu, cibo per oltre 160.000 persone è arrivato in tutte le 22 isole colpite dal ciclone.

Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) sostiene attualmente i soccorsi coordinati dal governo organizzando distribuzioni, servizi logistici e fornendo cibo supplementare a integrare i pacchi di alimenti del governo laddove necessario.

·         Le confezioni di alimenti del governo includono razioni di riso per due settimane, pesce e carne in scatola e noodles. Questo cibo è integrato dal WFP con 200 tonnellate di riso acquistato localmente e 40 tonnellate di biscotti arricchiti con  vitamine e minerali. I biscotti, trasportati fino a Vanuatu per via aerea, verranno inviati nelle nove isole considerate prioritarie, dove le famiglie hanno accesso limitato all'acqua pulita necessaria per la preparazione del cibo.

·         Dopo la fase iniziale dei soccorsi, il WFP prevede di fornire ulteriore assistenza alimentare agli individui più vulnerabili finché non saranno in grado di provvedere a se stessi. Un team di esperti di sicurezza alimentare è sul campo per definire un quadro dettagliato dei bisogni.

·         Il WFP ha reso disponibili attrezzature d'emergenza dalle Basi di Pronto Intervento Umanitario delle Nazioni Unite di Dubai e della Malesia, da essa gestite, per sostenere il governo nella gestione del grande volume dei cargo di soccorso in arrivo a Vanuatu. Il WFP ha, inoltre, installato unità mobili di stoccaggio per materiali di soccorso all'aeroporto di Port Vila mentre un altro centro di smistamento viene preparato sull'isola di Tanna.

·         Insieme ai suoi partner, il Cluster di Telecomunicazioni d'Emergenza, gestito dal WFP, sta fornendo connessione in sette località in tutta Vanuatu ad uso del governo e della comunità umanitaria.

·         Un appello flash delle Nazioni Unite, lanciato a Port Vila il 24 marzo, chiede 29,9 milioni di dollari per coprire i bisogni di 166.000 persone colpite dal ciclone per un periodo di tre mesi. Il WFP ha bisogno di finanziamenti fino a 6 milioni di dollari per attività di assistenza alimentare e 2,3 milioni di dollari per servizi di logistica e telecomunicazioni.

·         Il WFP è grato per i finanziamenti ricevuti dal governo dell'Australia, così come per il sostegno logistico, sotto forma di velivoli cargo, fornito dal governo dell'Australia e dal governo degli Emirati Arabi Uniti.

 

Foto del WFP del cibo distribuito sull'isola di Aniwa (provincial di Tafea) a Vanuatu sono disponibili al link in basso. Credito fotografico: WFP/Victoria Cavanagh.


Per scaricare le foto: https://www.hightail.com/download/UlRUUWVqQzdGOFJvZE1UQw

 

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Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 75 paesi.

 

 

Visita il sito web in italiano: www.wfp.org/it, seguici su Twitter: @WFP_IT , Facebook:  World Food Programme

UN VINO PER IL SOCIALE. DOGARINA A SOSTEGNO DELL'ADVAR

L'azienda vitivinicola Dogarina di Campodipietra (Tv) al centro di un progetto solidale per sostenere Advar, l'associazione no profit che si dedica all'assistenza domiciliare.

 

Una scelta etica quella dell'azienda agricola veneta Dogarina, dettata da un senso di responsabilità forte verso il territorio. La cantina di Campodipietra (Tv), leader nella produzione di Prosecco Doc e Vini del Piave, ha deciso di schierare i propri vini a sostegno dell'Advar, l'associazione no profit di Treviso che da anni si dedica all'assistenza domiciliare gratuita. Con l'acquisto di almeno sei bottiglie di vino, per tutto il periodo pasquale, si potrà infatti dare un contributo concreto a questa importante iniziativa di solidarietà.

"Il progetto Advar – sottolinea Romina Tonus, titolare della cantina Dogarina – è il primo passo di un percorso che ci vedrà come sostenitori di alcuni progetti di charity, focalizzati soprattutto in Veneto, perché per noi qualità significa anche dare un aiuto concreto a chi fa del bene".

Per sostenere l'Advar basta collegarsi al sito www.shop-dogarina.it o recarsi nel wine shop della cantina a Campodipietra e acquistare almeno sei bottiglie di vino tra le molte referenze disponibili.

Nei prossimi mesi Dogarina si farà promotrice di altre iniziative a sostegno di quelle realtà locali che quotidianamente si impegnano in progetti solidali.

L'azienda della famiglia Tonus, nata a metà degli anni '70, è una realtà affermata nella produzione di Prosecco Doc e di vini di carattere ed eleganti, espressione dei grandi vitigni autoctoni veneti, come il Manzoni Bianco e il Carmenère. Un ricco ventaglio di vini esprime la continua voglia di sperimentare dell'azienda agricola veneta, che riesce così ad interpretare e soddisfare i gusti dei consumatori, anche in una prospettiva internazionale.

www.dogarina.it

Facebook: Dogarina

SIPO sostiene la Croce Rossa Italiana

SIPO dona un contributo di ortaggi freschi a favore della Croce Rossa Italiana per il suo progetto di distribuzione di aiuti e beni di prima necessità

 

Bellaria Igea Marina (RN), 27.03.2015. SIPO ha scelto di sostenere la lodevole attività della Croce Rossa Italiana a favore dei soggetti più svantaggiati attraverso una donazione di verdure fresche che aiuterà a garantire loro almeno un pasto, spesso l'unico della giornata, equilibrato anche dal punto di vista dei nutrienti.  Il progetto, partito con le prime due consegne di gennaio e febbraio 2015, prevede una fornitura gratuita mensile fino alla fine dell'anno di carote, cavoli, cicorie, pan di zucchero, finocchi, indivie, lattughe e cipolle presso la struttura distributiva di Milano "Centro d'ascolto Decanale Cagnola Il Melograno".

 

"La verdura fresca, mai distribuita in passato, è apprezzatissima - ha dichiarato Antonio Arosio, Presidente del Comitato Provinciale di Milano - Croce Rossa Italiana. La fornitura di SIPO ci consentirà di far fronte alle molteplici richieste provenienti dalle famiglie in grave disagio che vivono a Milano. Desidero esprimere vivi ringraziamenti all'azienda per l'attenzione che dimostra nei confronti della nostra attività".

                                                                 

"La corretta alimentazione è da sempre un punto cardine della comunicazione di SIPO. L'apporto  derivante dalle verdure riveste un ruolo fondamentale - ha sottolineato Massimiliano Ceccarini, General Manager SIPO Group - e spesso proprio questi alimenti vengono assunti in misura inferiore al reale fabbisogno dell'organismo, soprattutto da parte di soggetti con difficoltà economiche. Intendiamo così colmare questa lacuna attraverso la collaborazione con la Croce Rossa Italiana".

 

Azienda di produzione, lavorazione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli freschi di I e IV gamma provenienti da coltivazioni a filiera controllata e da agricoltura biologica, SIPO è presente sul mercato con la linea Sapori del mio Orto per la distribuzione Retail e HoReCa, con le spremute di frutta fresca SIDrink e con la linea SIBionda di insalate biologiche. Le verdure provengono da coltivazioni dirette in campo aperto e in serra seguite direttamente dall'azienda che utilizza disciplinari di produzione al fine di limitare l'utilizzo di fitofarmaci. Il lavoro quotidiano è basato sulla presenza di sistemi produttivi sicuri e moderni, sulla ricerca di prodotti di alta qualità e sull'attenzione alle esigenze del consumatore.

 



       
           

Gentile redazione
 
Vi inviamo il comunicato relativo al sostegno dell'attività della Croce Rossa Italiana attraverso la fornitura gratuita di verdure fresche della produzione di SIPO che verranno distribuite ai soggetti più svataggiati e in gravi difficoltà economiche che vivono a Milano. 

 

Il progetto servirà a garantire loro almeno un pasto, spesso l'unico della giornata, equilibrato anche dal punto di vista dei nutrienti.

 

Grazie per la cortese attenzione. Distinti saluti.

  

Massimiliano Ceccarini

SIPO Group General Manager 

 

 

 

allegati (2):

- Comunicato: SIPO sostiene la Croce Rossa Italiana

- Antonio Arosio, Presidente Comitato Provinciale di Milano Croce Rossa Italiana

 

 

 

Per ulteriori informazioni e richieste di materiali si prega di contattare:

Stefania Santarsiero, SIPO Group Marketing Department

stefania@sipo.it     Tel. 0541-339711

 

Gabriella Gerosa, Responsabile Comunicazione Comitato Provinciale di Milano Croce Rossa Italiana

gabriella.gerosa@crimilano.it    Tel. 320-1807203

 

www.sipo.it        

www.facebook.com/saporidelmioorto

www.crimilano.it

 

 

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Fino al 30 marzo: vip all'asta per portare il cinema in ospedale

Fino a lunedì 30 marzo 2015

Asta benefica online per portare la magia del cinema in ospedale

Il mondo dello spettacolo accanto a MediCinema Italia Onlus non per la costruzione di una sala cinematografica al Policlinico A. Gemelli di Roma

 

Portare sollievo con il cinema in ospedale a scopo terapeutico: è questo l'obiettivo di MediCinema Italia Onlus, che organizza un'asta benefica online per contribuire alla realizzazione dei suoi progetti. Fino a lunedì 30 marzo 2015 su ebay.it sarà possibile aggiudicarsi oggetti esclusivi offerti da numerose celebrities del mondo del cinema, dello spettacolo e della musica. 

Tanti i premi a disposizione per sostenere l'iniziativa. L'attrice romana Claudia Gerini ha donato un'originale borsa accompagnata da una fotografia con dedica e autografo, mentre Elena Sofia Ricci un abito a fiori, indossato in una puntata della celebre serie tv I Cesaroni, insieme ad una foto con firma e dedica. Anche Valerio Mastandrea ha aderito all'iniziativa mettendo a disposizione la t-shirt autografata indossata nel film Non pensarci di Gianni Zanasi e visibile anche sulla locandina. L'attrice comica e imitatrice Virginia Raffaele ha invece donato due oggetti a lei molto cari: un peluche dell'Ape Maya che conserva dall'infanzia e il manuale Diagrammi e Algebra utilizzato al liceo. I partecipanti all'asta potranno aggiudicarsi anche un completo blu del conduttore tv Flavio Insinna, disegnato dall'amico stilista Domenico Tagliente e sfoggiato durante Affari tuoi. Infine il rapper Moreno, fresco della partecipazione al Festival di Sanremo, ha offerto uno dei suoi cappellini snapback DollyNoire con autografo.

L'intero ricavato dell'iniziativa andrà a sostegno del progetto ora al centro delle attività di MediCinema: la realizzazione di una vera e propria sala cinematografica presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, in uno spazio tra l'ottavo ed il nono piano dell'ospedale e che l'associazione sta riconvertendo. La sala, che avrà una capienza di circa 120 posti, sarà fruibile dai pazienti dei vari reparti, e potrà ospitare anche i degenti in carrozzina o allettati.

Il progetto rientra nel più grande obiettivo di MediCinema di portare il Cinema all'interno dei principali ospedali italiani, per dare sollievo ai malati e aiutarli ad affrontare le cure e la degenza anche grazie a questa forma di intrattenimento culturale. 

 

Fino a lunedì 30 marzo sarà online l'asta benefica di MediCinema Italia.

Per partecipare all'asta, basta collegarsi e iscriversi al sito ebay.it anche attraverso il sito

medicinema-italia.org e rilanciare sul prezzo di partenza, che per tutti i lotti è di 1€.

 

MediCinema Italia - Feel Better With Film è un'organizzazione no profit nata nel 2013 e ispirata a MediCinema UK, attiva in Gran Bretagna dal 1996. Si tratta del primo progetto a livello nazionale che si propone di portare la cultura e lo spettacolo in ambito ospedaliero a scopo terapeutico.

Ha come obiettivo quello di costruire sale cinematografiche tecnologicamente all'avanguardia all'interno di ospedali di eccellenza interessati all'umanizzazione del rapporto con i pazienti. Realizza programmi di "terapia di sollievo" per persone costrette a lunghe degenze, coordinandoli con le terapie mediche di ciascun reparto grazie alla forte collaborazione con la direzione e il personale dell'ospedale. Offre ai pazienti e alle loro famiglie intrattenimento attraverso il cinema e la cultura, cercando di ricreare grazie allo spettacolo un'atmosfera di "normalità". Promuove progetti di ricerca scientifica sugli effetti della terapia di sollievo nel percorso di cura e recupero di malati obbligati a lunghe degenze. Il 30 ottobre 2013 ha inaugurato il progetto pilota di sala cinematografica presso l'Istituto Clinico Humanitas di Milano. 




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giovedì 26 marzo 2015

Gaza 2014, rapporto Amnesty: crimini di guerra dei gruppi armati palestinesi


CONFLITTO DI GAZA: RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL ACCUSA I GRUPPI ARMATI PALESTINESI DI AVER UCCISO CIVILI DI ENTRAMBE LE PARTI IN ATTACCHI CHE HANNO COSTITUITO CRIMINI DI GUERRA

In un rapporto pubblicato oggi, intitolato "Illegali e mortali: attacchi con razzi e mortai dei gruppi armati palestinesi durante il conflitto di Gaza e Israele del 2014", Amnesty International ha accusato i gruppi armati palestinesi di aver mostrato un flagrante disprezzo per la vita dei civili lanciando ripetutamente attacchi indiscriminati con razzi e mortai contro le zone residenziali israeliane. Secondo l'organizzazione per i diritti umani, diversi di quegli attacchi hanno costituito crimini di guerra.

Durante i 50 giorni di conflitto, tra luglio e agosto del 2014, quegli attacchi hanno ucciso sei civili israeliani, compreso un bambino di quattro anni. Nel più sanguinoso degli attacchi, un proiettile partito dalla Striscia di Gaza ha raggiunto il campo rifugiati di al-Shati, uccidendo 13 civili palestinesi, tra cui 11 bambini.

"Durante il conflitto, i gruppi armati palestinesi, incluso il braccio armato di Hamas, hanno lanciato attacchi illegali, in evidente sfregio al diritto internazionale umanitario e alle conseguenze delle loro azioni per le popolazioni civili tanto in Israele quanto nella Striscia di Gaza" – ha dichiarato Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Tutti i razzi usati dai gruppi armati palestinesi vi sono proiettili privi di guida, che non possono essere diretti con accuratezza contro obiettivi specifici e sono dunque di per sé indiscriminati. Queste armi sono vietate dal diritto internazionale e il loro uso costituisce un crimine di guerra. A loro volta, i mortai sono munizioni imprecise che non dovrebbero mai essere usate per attaccare obiettivi militari situati all'interno o nei pressi di zone residenziali.

"I gruppi armati palestinesi devono porre fine a tutti gli attacchi diretti contro i civili e a tutti gli attacchi indiscriminati. Devono inoltre prendere tutte le precauzioni possibili per proteggere la popolazione civile della Striscia di Gaza dalle conseguenze di tali attacchi, tra cui evitare di situare uomini armati e munizioni all'interno o nei pressi di zone densamente popolate" – ha aggiunto Luther.

Durante il conflitto del 2014 almeno 1585 civili palestinesi, tra cui oltre 530 bambini, sono stati uccisi a Gaza. Almeno 16.245 abitazioni sono state distrutte o rese inagibili dagli attacchi israeliani, alcuni dei quali hanno a loro volta costituito crimini di guerra.

"Il devastante impatto degli attacchi israeliani contro i civili palestinesi nel corso del conflitto è innegabile, ma le violazioni di una parte in conflitto non possono mai giustificare violazioni ad opera della parte opposta" – ha precisato Luther.

"Il fatto che i gruppi armati palestinesi possano aver commesso crimini di guerra lanciando attacchi indiscriminati con razzi e mortai, non esonera le forze israeliane dal rispetto del diritto internazionale umanitario. La guerra ha causato un livello senza precedenti di morti, distruzioni e feriti nel milione e 800.000 abitanti della Striscia di Gaza, e alcuni degli attacchi israeliani devono essere indagati come crimini di guerra" – ha aggiunto Luther.

"Le autorità israeliane e palestinesi devono cooperare alle indagini della Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e della Corte penale internazionale, per porre fine a decenni d'impunità che hanno alimentato un ciclo di violazioni dei diritti umani in cui le popolazioni civili di ambo le parti hanno pagato un prezzo elevato" – ha sottolineato Luther.

Secondo le Nazioni Unite, durante i 50 giorni di conflitto oltre 4800 razzi e 1700 mortai sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza contro Israele. Di queste migliaia di attacchi, 224 si ritiene abbiano colpito zone residenziali israeliane mentre molti altri sono stati neutralizzati dal sistema di difesa Iron Dome.

La morte di Daniel Tregerman, quattro anni, avvenuta il 22 agosto 2014 mostra quanto siano tragiche le conseguenze dell'uso di armi imprecise come i mortai contro i centri abitati. La famiglia Tregerman aveva lasciato il kibbutz Nahal Oz a causa del conflitto ma vi aveva fatto rientro appena un giorno prima. Poco dopo il suono delle sirene d'allarme, un mortaio lanciato dalla Striscia di Gaza ha centrato l'automobile della famiglia parcheggiata di fronte all'abitazione. La piccola sorella di Daniel ha visto il fratellino morire davanti ai suoi occhi.

"Mio marito e nostro figlio erano in salotto, io urlavo di scendere nel rifugio. Una scheggia è entrata nella testa di Daniel, uccidendolo immediatamente" – ha raccontato ad Amnesty International Gila Tregerman, la madre di Daniel.

Le Brigate al-Qassam, il braccio militare di Hamas, hanno rivendicato l'attacco.

Il documento di Amnesty International mette anche in evidenza l'assenza di precauzioni, da parte di Israele, per proteggere i civili delle comunità vulnerabili, soprattutto gli abitanti dei villaggi beduini della regione del Negev, molti dei quali non sono ufficialmente riconosciuti dal governo israeliano.

Il 19 luglio 2014, ad esempio, Ouda Jumi'an al-Waj è stato ucciso da un razzo che ha raggiunto il villaggio beduino di Qasr al-Sir, nei pressi della città israeliana di Dimona.

Per la maggior parte i villaggi beduini del sud d'Israele, in cui vivono oltre 100.000 persone, sono classificati dalle autorità israeliane come "aree aperte" non residenziali. Il sistema d'intercettazione dei razzi Iron Dome non li protegge né esistono rifugi.

"Nel corso del conflitto, i civili dei villaggi beduini sono rimasti vulnerabili ed esposti, segno della discriminazione quotidiana cui vanno incontro. Le autorità israeliane devono assicurare che ogni persona sia protetta allo stesso modo" – ha dichiarato Luther.

Tra gli altri civili uccisi dagli attacchi lanciati dalla Striscia di Gaza c'era un ingegnere agricolo proveniente dalla Thailandia, Narakorn Kittiyangkul, morto quando un mortaio ha colpito l'azienda di pomodori del sud d'Israele dove lavorava. Il 26 agosto, Ze'ev Etzion e Shahar Melamed sono morti in un attacco di mortaio contro il kibbutz Nirim.

In quello che è risultato il più sanguinoso degli attacchi lanciati da un gruppo armato palestinese durante il conflitto, il 28 luglio un proiettile è esploso vicino a un supermercato nell'affollato campo profughi di al-Shati, uccidendo 13 civili palestinesi, 11 dei quali bambini. Era il primo giorno della Festa della rottura del digiuno e i bambini stavano giocando in strada o acquistando patatine e bibite.

Sebbene fonti palestinesi abbiano attribuito l'attacco all'esercito israeliano, un esperto indipendente in materia di munizioni ha esaminato le prove disponibili per conto di Amnesty International giungendo alla conclusione che il proiettile usato nell'attacco era stato un razzo palestinese.

"Le prove secondo le quali un razzo lanciato da un gruppo armato palestinese ha ucciso 13 civili all'interno della Striscia di Gaza sottolineano quanto queste armi siano indiscriminate e quanto orribili possano essere le conseguenze del loro uso" – ha commentato Luther.

Mahmoud Abu Shaqfa e suo figlio Khaled, di cinque anni, sono rimasti gravemente feriti nell'attacco. Un altro figlio, Muhammad, di otto anni, è stato ucciso.

"Il razzo è caduto vicino all'automobile. L'abitacolo era pieno di schegge. Sono stato colpito da un pezzo di metallo. Khaled è corso da me gridandomi 'Papà alzati, papà alzati!'. Avevo una gamba intera squarciata e la parte posteriore del braccio lacerata".

A Gaza non esistono rifugi né sistemi d'allarme per proteggere la popolazione civile.

Il rapporto di Amnesty International descrive, infine, altre violazioni del diritto internazionale umanitario commesse dai gruppi armati palestinesi durante il conflitto del 2014, tra cui lo stoccaggio di razzi e di altre munizioni in edifici civili (comprese le scuole delle Nazioni Unite) e i casi in cui i gruppi armati palestinesi hanno lanciato attacchi o nascosto munizioni in luoghi assai vicini a quelli in cui centinaia di sfollati avevano trovato rifugio.

"La comunità internazionale deve contribuire a impedire ulteriori violazioni dei diritti umani affrontando la radicata impunità e ponendo fine ai trasferimenti ai gruppi armati palestinesi e a Israele di armi ed equipaggiamento militare che potrebbero essere usati per compiere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario" – ha concluso Luther.

Amnesty International continua a chiedere a tutti gli stati di sostenere l'azione della Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e la giurisdizione della Corte penale internazionale su crimini commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto del 2014.
                                                      
Roma, 26 marzo 2015

Il rapporto "Illegali e mortali: attacchi con razzi e mortai dei gruppi armati palestinesi durante il conflitto di Gaza e Israele del 2014" è disponibile all'indirizzo:
http://www.amnesty.it/Conflitto-di-Gaza-gruppi-armati-palestinesi-hanno-ucciso-civili-di-entrambe-le-parti

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