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giovedì 31 ottobre 2019

Criptovaluta. eToro celebra il Bitcoin Day

eToro celebra il Bitcoin Day

Il 31 ottobre, la criptovaluta compie 11 anni ed eToro, la piattaforma di social trading più famosa al mondo, ha deciso di festeggiare con un particolare sondaggio, nel quale ha chiesto a giornalisti ed esperti del settore quali sono state le prime ed ultime volte in cui hanno fatto uso di una tecnologia, utilizzato uno strumento, messo in atto comportamento. 

Abbiamo anche chiesto quando, secondo loro, il Bitcoin sarebbe divenuto di uso comune. Le risposte sono particolari e tutte da scoprire

Buon Bitcoin Day a tutti!

BITCOIN: E SE FOSSE GIÀ ENTRO 5 ANNI NEI NOSTRI PORTAFOGLI? QUESTO IL RISULTATO DI UN PARTICOLARE SONDAGGIO LANCIATO DA eTORO PER FESTEGGIARE GLI 11 ANNI DELLA CRIPTOVALUTA

Tutti ricordano il primo indirizzo email, solo in pochi l'ultima volta davanti ad una macchina da scrivere, quasi nessuno il primo prelievo di euro. Londra la città più visitata la prima volta in volo, Friends la serie TV divorata. Ma ci sono strumenti ai quali non riusciamo a rinunciare, come le cartoline e la macchina fotografica.

 

Roma, 31 ottobre 2019 - Sono passati 11 anni da quando, il 31 ottobre del 2008, venne pubblicato il manifesto di Satoshi Nakamoto, nel quale veniva presentato al mondo il Bitcoin. Un annuncio ufficiale, che spazzava via in un colpo solo la cortina di incertezza e diffidenza che avvolgeva il misterioso progetto, tanto complesso da finire per essere additato come l'ennesima leggenda del web.

Ma il Bitcoin ha dimostrato di non essere l'Area 51, Roswell o il John Titor di turno, riuscendo in 11 anni a prendere una forma e una consistenza propria, in grado di frantumare il sarcofago di cemento contenitivo made in "fake news".

L'exploit del Bitcoin è ormai celebre, partito al 5 ottobre 2009 da un valore stimato di 1 dollaro per 1,3 Bitcoin, ovvero il costo dell'energia elettrica utilizzata dal pc per effettuarne il mining, arrivando alla cifra record di 19.800 dollari appena 8 anni dopo. Anche la tecnologia blockchain si è evoluta negli anni, trovando applicazione nei più disparati campi: da quello della finanza, a quello dell'automotive, passando per l'alimentare fino a allo sportivo.

eToro, la piattaforma di social trading più famosa al mondo, ha deciso di celebrare questa ricorrenza coinvolgendo giornalisti, addetti ai lavori e semplici appassionati in un particolare sondaggio dal sapore amarcord, nel quale ha chiesto quando, secondo loro, il Bitcoin diventerà di uso comune e di ripercorrere le prime ed ultime volte che hanno utilizzato una particolare tecnologia o strumento.

Il sondaggio evidenzia una previsione: secondo la maggior parte degli intervistati il Bitcoin diventerà di uso comune entro 5 anni; ma c'è anche chi prevede un'ascesa più lenta, entro i 10 anni. A chiudere gli ottimisti, che vedono la criptovaluta diffondersi a livello mainstream già entro il 2021. Ma importante è anche la fetta di coloro che restano scettici e prevedono che l'utilizzo del Bitcoin resterà sempre di nicchia.

Per quanto riguarda le tecnologie, il primo indirizzo email attivato non si scorda mai, tutti gli intervistati infatti lo hanno ancora ben stampato in mente. Un recapito divenuto fondamentale, come il nostro indirizzo di casa. Il contrario di quanto è avvenuto per il primo prelievo di euro: azione che non è rimasta impressa nella mente della quasi totalità delle persone.

Ricordi più confusi sul primo accesso a internet: Altavista, Google, Enciclopedia Encarta '98 e Pirandello alcune delle ricerche effettuate. C'è poi chi ha cercato volutamente contenuti "particolari", come Playboy, e chi ci è incappato per sbaglio, cercando un più vago Queen.

La digitazione è stata la protagonista di un'altra domanda, in particolare quella relativa all'ultima volta nella quale essa è avvenuta sulla tastiera di una macchina da scrivere, piuttosto che su quella di un PC. Sorprende, o forse no, che molti non l'abbiamo mai usata. Tanti altri intervistati non ricordano il passaggio dall'analogico al digitale, mentre per qualcuno è stato invece importante: 1996 e addirittura 2004 gli ultimi anni di utilizzo. Interessanti anche gli scopi: c'è chi ha battuto a macchina una tesina di quinta elementare, chi se ne è servito durante l'esame di stato per divenire giornalista professionista.

Ci sono poi strumenti che ancora fanno fatica a lasciare il passo ai nuovi mezzi di comunicazione: una cartolina è sempre romantica, soprattutto se inviata a un nostro caro: in cima alla lista le nonne, seguite dalle mamme e dai migliori amici. Anche le macchine fotografiche trovano ancora spazio in valigia. Una passione che i vantaggi in termini di portabilità offerti dei moderni smartphone, non riesce proprio a spegnere. La maggior parte degli intervistati l'hanno portata con sé negli ultimi due anni. Ma c'è anche chi l'ha abbandonata a inizio millennio (tra il 2002 e il 2005).

Anche la prima volta in aereo è rimasta impressa nella mente delle persone. Generalmente il viaggio è stato in Europa, con Londra come meta più gettonata per distacco, rispetto a Parigi o Berlino. Ma c'è anche chi si è spinto ben più lontano, visitando New York.

E la prima chiamata tramite cellulare? La mamma è stata la persona più contatta con il nuovo mezzo, seguita dal migliore amico/a e dal fidanzato/a dell'epoca, quando finalmente si poteva evitare l'imbarazzo di passare prima per il telefono di casa, rischiando che a rispondere fosse il genitore.

Ben vivida nei ricordi anche la prima serie TV "divorata", un tipo di comportamento che solo le moderne piattaforme di streaming hanno indotto. Vince la sit-com "Friends", seguita a ruota da altre serie cult come "E.R. - Medici in prima linea" e "Lost". Ma c'è anche chi è voluto affogare nei ricordi, o rimediare a una grave mancanza, divorandosi "Happy Days".

Divenuto di uso comune anche il car sharing, fenomeno che si è diffuso negli ultimi anni. C'è chi ha voluto fare da apripista, noleggiando l'auto non appena lanciata l'app del servizio. C'è chi ha affittato l'auto per ovviare a un guasto della propria vettura, entrare nella ZTL o andare a vedere in concerto. Solo in pochi non l'hanno mai utilizzato.



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mercoledì 30 ottobre 2019

P&G: PUBBLICITA’ ANCHE PER NON VEDENTI E PRODOTTI DAL DESIGN INCLUSIVO PER MIGLIORARE LA SOCIETA’

Dagli spot TV per i non vedenti, agli speciali packaging dei prodotti, fino ad una piattaforma per videochiamare un operatore per leggere i risultati dei test di gravidanza: continua l'impegno di Procter&Gamble per valorizzare le diversità per creare un mondo più inclusivo che coinvolga anche le persone con disabilità, impegno reso concreto da una strategia di "Cittadinanza d'Impresa" e dalle piccole e grandi innovazioni che coinvolgono costantemente i prodotti dei suoi marchi e la loro comunicazione.

Del resto, come ha sottolineato Sumaira "Sam" Latif, Leader Globale dei Programmi di Accessibilità e Inclusive Design di Procter & Gamble, nel corso del seminario "Design Impact" che ha tenuto oggi al Politecnico di Milano agli studenti del corso di Industrial Design: "Con l'inclusività vincono tutti: i consumatori con disabilità, che spesso vengono dimenticati dalle aziende, il business, che con prodotti più accessibili aumenta il numero di persone che li possono utilizzare e acquistare, e i dipendenti, che, lavorando su progetti che hanno un impatto reale sulla vita delle persone, sono motivati e spinti a un risultato di maggior successo".

Sumaira, affetta lei stessa da una rara patologia genetica che l'ha resa ipovedente, ha dimostrato come la diversità è essenziale per il proprio lavoro e come l'inclusione è la chiave di volta per cambiare le regole del gioco.

 

PROCTER & GAMBLE: PUBBLICITA' ANCHE PER NON VEDENTI E PRODOTTI DAL DESIGN INCLUSIVO PER MIGLIORARE LA SOCIETA'

Milano, 29 ottobre 2019 – "Con l'inclusività vincono tutti: i consumatori con disabilità, che spesso vengono dimenticati dalle aziende, il business, che con prodotti più accessibili aumenta il numero di persone che li possono utilizzare e acquistare, e i dipendenti, che, lavorando su progetti che hanno un impatto reale sulla vita delle persone, sono motivati e spinti a un risultato di maggior successo" così Sumaira Latif, Leader Globale dei Programmi di Accessibilità e Inclusive Design di Procter & Gamble, nel corso del seminario "Design Impact" che ha tenuto oggi al Politecnico di Milano agli studenti del corso di Industrial Design.

Valorizzare le diversità per creare un mondo più inclusivo che coinvolga anche le persone con disabilità. 

Questo l'impegno di P&G, reso concreto da una strategia di "Cittadinanza d'Impresa" che oltre ad azioni concrete nella Responsabilità Sociale e Sostenibilità Ambientale, comprende iniziative volte ad assicurare sia all'interno che all'esterno dell'azienda uguaglianza di diritti e Parità di Genere e appunto Diversità e Inclusione, stimolando conversazioni su temi socialmente rilevanti anche attraverso l'utilizzo delle pubblicità dei suoi marchi principali.

Pubblicità che P&G nel mese di luglio ha dichiarato di voler adattare in Italia per renderle fruibili anche alle persone con disabilità visiva e uditiva come ha raccontato Sumaira Latif, Leader Globale di Inclusive Design di P&G, che ha incontrato gli studenti del corso di laurea di Industrial Design del Politecnico di Milano: "Faccio parte della prima generazione di scozzesi pakistani e sono cresciuta a Glasgow in Scoziaha detto Sumaira Latif, per tutti Sam. Sono nata con una rara patologia genetica conosciuta come "retinite pigmentosa", che significa che non avrei mai potuto vedere molto più di come si vede attraverso lenti strette e sfocate. Più crescevo più la mia vista diventava sfocata. Non avevo realizzato da bambina quanto fossi stata fortunata a poter leggere tante parole, fino a quando improvvisamente a 16 anni non fui più in grado di leggere". 

Perseveranza, resilienza e determinazione hanno aiutato Sam a raggiungere tutto ciò che è oggi

"La mia aspirazione è sempre stata quella di ottenere una vita "normale", ha continuato, ma fare cose normali era incredibilmente difficile da giovane cieca. Cose semplici come leggere un libro, attraversare una strada, essere in grado di vedere le ultime tendenze di moda, un film o anche una semplice pubblicità, erano impossibili da fare. Tutto questo mi è servito una volta in P&G dove ho incontrato persone stupende che mi hanno messo nelle condizioni di poter aiutare tante persone come me e fare la differenza. Un giorno, ha raccontato Sam Latif - ero seduta in una stanza con le migliori menti del marketing di P&G di tutto il mondo che stavano vedendo alcune pubblicità e mi sono resa conto di quanto mi sentivo isolata. Non solo non sapevo perché la gente ridesse, o che cosa stava mostrando lo spot, ma mi sono resa conto che non ero in grado di dire nemmeno quale marca lo spot stesse promuovendo. Poi ho pensato: "se Disney può fare tutti i suoi film con descrizione audio per i ciechi, perché non poteva farlo P&G per la nostra pubblicità?". Dopo tutto, sono solo poche parole che descrivono l'azione a beneficio dei non vedenti. Non avrebbe creato intralci a nessuno questa descrizione, essendo attivabile solo attraverso le impostazioni sul televisore. Pochi giorni dopo – ha proseguito - ho sentito l'annuncio audio descritto "Siamo i Superumani" da Channel 4 sulle Paraolimpiadi dove persone con tutti i tipi di disabilità facevano ogni genere di cose, dal lavarsi i denti al fare sport per sfatare i luoghi comuni. Così l'ho inviato a Marc Pritchard, il Chief Marketing Officer di P&G chiedendogli se potevamo fare lo stesso per le nostre pubblicità. "Sicuramente" mi ha risposto, "dobbiamo farlo immediatamente sui nostri spot e anche su quelli per le Olimpiadi che stavamo lanciando in quei giorni. Nel giro di poco ho creato il nostro primo spot con descrizione audio nel Regno Unito "Flash Dog" e lo spot per le Olimpiadi "Grazie di cuore mamma" che sono subito andati in onda". 

Oggi P&G nel Regno Unito include descrizioni audio in tutte le pubblicità TV e P&G è il primo inserzionista a farlo, consentendo ai consumatori non vedenti e ipovedenti di ascoltare una descrizione delle azioni che aiutano a capire meglio lo spot. 

"Vogliamo far questo anche Italia – ha ripreso Sam Latif – e so che P&G lavora da oltre un anno con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e annunciato a luglio, per prima in Italia, il suo impegno per adattare la pubblicità televisiva dei marchi principali per coinvolgere i consumatori ciechi e ipovedenti. Una pubblicità - Gillette "Shave like a bomber" - l'ha anche adattata ma non può andare in onda perchè i broadcasters italiani non hanno ancora la tecnologia adatta per trasmetterla. Ritengo che dovrebbero investire e li incoraggio a farlo perché la messa in onda di tali pubblicità, permetterebbe ai consumatori non vedenti, ipovedenti e con problemi uditivi (gli spot sarebbero anche sottotitolati) di godere di questo tipo di intrattenimento dal quale oggi sono esclusi. Sarebbe un passo importante per un mondo più inclusivo in cui l'Italia non può rimanere indietro".

Pubblicità inclusive ma anche prodotti il cui design facilitano attività quotidiane come fare il bucato o una doccia: "Le nostre Dash Pods hanno semplificato il bucato per tutti. In particolare – ha aggiunto Latif - le persone con problemi di cognizione, visione o destrezza trovano semplice mettere la capsula direttamente nella lavatrice, prima di mettere i loro capi. Prima era più difficile per molte persone misurare con precisione il detersivo. Inoltre abbiamo creato strisce tattili per shampoo e cerchi per balsamo sulle nostre bottiglie di Herbal Essences Bio Renew permettendo alle persone di essere in grado di distinguere al tatto lo shampoo dal balsamo. Abbiamo lanciato (Herbal Essences e ClearBlue) sulla piattaforma Be My Eyes che consente ai consumatori ipovedenti di videochiamarci per consigli sui capelli e letture dei test di gravidanza. Un design più inclusivo è una vittoria per tutti – ha concluso - per i consumatori disabili che spesso vengono dimenticati, per il business, che  rendendo i prodotti più accessibili aumenta il numero di persone che li possono utilizzare e acquistare, ma anche per i dipendenti che possono lavorare su progetti che hanno un impatto reale sulla vita delle persone e che, sentendosi coinvolti, sono spinti a un risultato di maggior successo".


Procter & Gamble

I prodotti P&G sono utlizzati da quasi 5 miliardi di persone al mondo. La Procter & Gamble possiede uno dei piu' importanti portafogli di marchi di qualita' tra i quali: Dash®, Lenor®, Mastro Lindo®, Swiffer®, Viakal®, AZ®, Kukident®, Oral B®, Olaz®, Pantene®, Head&Shoulders®, Gillette®, Venus®, Braun®. P&G opera in 70 paesi nel mondo ed in Italia è presente dal 1956.



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Al via Meat the Change, la campagna di Slow Food dedicata al tema carne

Al via Meat the Change, la campagna di Slow Food dedicata al tema carne
Per ridurre il consumo, a vantaggio dell'ambiente e della salute, e valorizzare gli allevatori che producono in armonia con la natura, rispettando animali e territorio

E tu, quanto sei Slow? Parte con un quiz sulle abitudini alimentari di ognuno di noi la campagna Meat the Change, lanciata oggi da Slow Food Italia e realizzata con il contributo del Ministero italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

 

Secondo l'Osservatorio permanente sul Consumo Carni, il consumo medio annuo in Italia di carne (pollo, suino, bovino, ovino) è pari a 79 chilogrammi pro-capite, con il 45% dei consumatori che privilegia la carne proveniente da allevamenti italiani, il 29% che sceglie quelle locali e il 20% quelle con marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine. Stando ai dati Ismea relativi alla bilancia agroalimentare del primo semestre 2019, in Italia continuano ad aumentare i consumi di carne fresca, soprattutto bovina e avicola, mentre sono stabili quelli di carne suina e in calo quelle cosiddette minori, ossia ovine e cunicole. Se prendiamo solo in considerazione la carne bovina, sempre secondo gli studi Ismea, nel 2018 abbiamo prodotto solamente il 52,7% del nostro fabbisogno, importando il resto.  

Che l'eccessivo consumo di carne proveniente da allevamenti intensivi improntati a un modello industriale sia un grave problema è dimostrato da numerosi studi e inchieste, in primis dalla Fao. Questi allevamenti impattano fortemente sugli ecosistemi a livello di emissioni di gas clima alteranti, di inquinamento da reflui zootecnici, ma anche a causa dei mangimi a base di cereali e soia provenienti da monoculture responsabili di deforestazione e di impoverimento dei suoli. Gli animali sono considerati semplici macchine da carne senza considerazione per le condizioni in cui vivono. Il risultato ultimo è la produzione di carne di scarsa qualità che peggiora la salute dei cittadini.

 

«Il modello di allevamento industriale globale, non solo quello praticato nel nostro Paese ovviamente, ci costringe a fare i conti con costi ambientali e sociali insostenibili. Dobbiamo ripensare i nostri consumi per immaginare un futuro migliore e le scelte dei consumatori sono determinanti per indirizzare la produzione e condizionare il mercato. Tuttavia la soluzione non è cancellare la carne dalla nostra dieta, perché un buon allevamento – buono per l'ambiente e buono con gli animali – è indispensabile per una buona agricoltura e per una carne di qualità. Per questo occorre sostenere chi pratica un allevamento sostenibile, spesso prendendosi cura anche di territori marginali e salvando biodiversità, come i numerosi allevatori che custodiscono razze locali», commenta Raffaella Ponzio, referente Slow Food del tema carne. «La campagna si chiama Meat the Change, con un gioco di parole che ci invita a cambiare la carne nella nostra dieta e allo stesso tempo ci invita ad andare incontro al cambiamento di cui, attraverso scelte di consumo più attente, si può diventare protagonisti».

 

Dagli studi della Fao emerge che con il 14,5% delle emissioni totali di gas serra, il settore zootecnico è infatti un importante fonte di gas climalteranti, mentre un terzo delle terre coltivate nel mondo è utilizzato per produrre un miliardo di tonnellate di mangimi, soprattutto sotto forma di monocolture di soia e mais. Per non parlare delle risorse idriche: il 23% dell'acqua dolce disponibile sul pianeta è utilizzato per l'allevamento del bestiame.

 

Con Meat the Change Slow Food invita a fare scelte alimentari ragionate: il giusto punto di partenza per uno stile di vita più sostenibile, più Slow. Ma cosa vuol dire precisamente essere più Slow?

«Significa informarsi, significa dare grande importanza alle nostre scelte alimentari quotidiane: ciò che mangiamo diventa parte di noi, dovremmo prestare molta più attenzione alla qualità integrale – quindi non solo al sapore, anche agli aspetti ambientali e sociali – di un prodotto alimentare. Essere Slow significa mangiare meno carne – ma anche cercare di variare le specie (in particolare consumare più carni ovine e caprine che sono così importanti per sostenere la pastorizia, indispensabile per la gestione di aree più marginali), provare tagli meno conosciuti, ridurre gli sprechi, riscoprendo molte e buonissime ricette che recuperano gli avanzi o le parti meno nobili. Ma significa soprattutto scoprire e supportare il lavoro di allevatori sostenibili, che hanno un basso impatto ambientale e mettono in primo piano il benessere degli animali. Esistono ma non hanno molta voce e hanno bisogno di noi per sopravvivere su un mercato che è una continua lotta per ridurre i costi e fornire carne a prezzi bassi. Parlare di carne implica prendere in considerazione anche salumi e altri trasformati. Essere più Slow vuol dire acquistare salumi naturali, che non contengono cioè conservanti e altri additivi, davvero pericolosi per la nostra salute grazie a un effetto accumulo che nel tempo potrebbe portare a sviluppare malattie molto gravi», aggiunge Gaia Salvatori, esponente del Comitato esecutivo di Slow Food Italia.

 

Come fare concretamente? Diventare più curiosi. «Leggere le etichette, fare più domande al macellaio e al cuoco quando siamo al ristorante, organizzare qualche gita in fattoria per conoscere chi alleva e come, aderire a gruppi di acquisto che si riforniscono da produttori affidabili, come ad esempio i nostri Presìdi Slow Food. Informarsi anche attraverso le organizzazioni come Slow Food che da anni studiano questi temi. Non dimenticando mai che bisogna diffidare dei prezzi troppo bassi, che in realtà nascondono altissimi costi ambientali e sociali. Produrre qualità invece costa, ed è un lavoro che deve essere remunerato il giusto», conclude Ponzio.  

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Hockey, al via la partnership tra HCB Alto Adige Asperia e Mectronic

Siglata importante partnership stretta tra HCB Alto Adige Asperia, la squadra di hockey più titolata d'Italia, e Mectronic, leader nella tecnologia laser al servizio della riabilitazione.

Lo scopo dell'accordo è quello di prevenire e curare gli infortuni dei giocatori, migliorando le loro performance in campo e rendendo più rapidi i tempi di guarigione.

HOCKEY, AL VIA LA PARTNERSHIP TRA HCB ALTO ADIGE ASPERIA E MECTRONIC  

L'azienda di Grassobbio, leader nella tecnologia laser al servizio della riabilitazione, ha stretto un'importante collaborazione con HCB Alto Adige Asperia, pluripremiata realtà sportiva dell'arco alpino e squadra di hockey più titolata d'Italia. 

Scopo della partnership è quello di prevenire e curare gli infortuni dei giocatori, migliorando le loro performance in campo e rendendo più rapidi i tempi di guarigione.

 

Migliorare lo stato di preparazione fisica e atletica dei giocatori con l'ausilio delle più avanzate tecnologie nell'ambito della medicina e fisioterapia e rendere più rapidi i tempi di recupero dagli infortuni. 

È stato questo l'obiettivo che ha spinto Mectronic, azienda leader nella tecnologia laser al servizio della riabilitazione, a stringere una partnership con HCB Alto Adige Asperia, una delle realtà sportive più storiche dell'arco alpino, fondata a Bolzano nel 1933. 

La squadra di hockey su ghiaccio si è contraddistinta nel corso degli anni vincendo 19 scudetti, 3 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Alpenliga, 1 Trofeo Sei Nazioni e 1 Coppa delle Alpi

Ma non è tutto, perché HCB Alto Adige Asperia è stata l'unica squadra internazionale ad aver vinto per ben due volte, nel 2013 e nel 2018, Erste Bank Eishockey Liga, massima divisione del campionato internazionale mitteleuropeo di hockey su ghiaccio. 

Prestigiosi riconoscimenti che lo rendono a tutti gli effetti il club più titolato d'Italia. Mectronic metterà a disposizione dello staff medico della squadra la Theal Therapy, la terapia laser made in Italy che da anni rappresenta uno strumento all'avanguardia nonché una vera e propria metodologia curativa dei campioni alla portata di tutti

"Poter contare su un partner come Mectronic rappresenta per noi un aspetto di fondamentale importanza. Nell'hockey su ghiaccio, sport di contatto per eccellenza, gli infortuni sono all'ordine del giorno e, considerato il gran numero di partite, i tempi di recupero diventano cruciali – ha spiegato il dottor Dieter Knoll, CEO di HCB Alto Adige Asperia – Quando si avvicina la fase calda della stagione e i playoff, i match si fanno più intensi, stressando notevolmente il fisico dei nostri atleti. Proprio in queste occasione gli strumenti di Mectronic potranno davvero fare la differenza, accorciando i tempi di recupero e permettendo ai nostri ragazzi di tornare sul ghiaccio il prima possibile, pienamente ristabiliti". 

"Siamo orgogliosi di fornire allo staff medico di una realtà assodata nel campo dell'hockey su ghiaccio la nostra tecnologia laser, punto d'arrivo dopo anni di ricerca e innovazione – ha spiegato Ennio Aloisini, CEO di Mectronic – La Theal Therapy, oltre a curare i più forti campioni del panorama sportivo mondiale, è la terapia laser per tutti. Viene infatti utilizzata con successo in ambiti completamenti diversi: dal trattamento delle patologie di un atleta quali tendiniti e lesioni muscolari, al trattamento del dolore di un paziente amputato di arto inferiore; dalla cura delle ulcere cutanee e diabetiche al trattamento conservativo delle patologie della colonna, come ernie, lombosciatalgie e radicolopatie". 

Ma non è tutto, perché oltre alla Theal Therapy Mectronic metterà a disposizione dello staff medico di HCB Alto Adige Asperia anche la Doctor Tecar, terapia che stimola i naturali processi rigenerativi e di autoriparazione dell'organismo, e PulsWave, dispositivo per onde d'urto basato sulla tecnologia elettromagnetica, leggero, compatto e ad alta efficienza. 

Entrambe le terapie consentiranno ai ragazzi della squadra di hockey su ghiaccio di recuperare rapidamente le condizioni ottimali per il proseguo della loro attività agonistica e rimanere al top della forma fisica. 



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lunedì 28 ottobre 2019

Aviva assicurazioni a sostegno dei suoi caregiver

Aviva assicurazioni a sostegno dei suoi caregiver: via al progetto speciale dedicato a chi assiste persone non autosufficienti

L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Jointly – Il welfare condiviso e si aggiunge agli altri progetti di welfare che l'azienda mette a disposizione dei suoi collaboratori nell'ambito delle Aviva Communities

 

 

Milano, 28 ottobre 2019Aviva assicurazioni si impegna da sempre a supportare i propri collaboratori al fine di garantire un ambiente di lavoro inclusivo e flessibile, perché le persone sono considerate la più grande risorsa dell'azienda. Guidata da questa convinzione, Aviva ha deciso di aderire al progetto Jointly Fragibilità, iniziativa di welfare a sostegno dei caregiver, persone che forniscono assistenza in modo continuativo (non occasionale) a familiari non autosufficienti.

 

Nel dettaglio, la compagnia assicurativa ha firmato un accordo con Jointly – Il welfare condiviso, realtà che affianca le imprese nella progettazione e realizzazione di soluzioni di welfare aziendale costruite intorno ai bisogni concreti delle persone. Questo accordo nasce anche grazie all'impegno delle Aviva Communities, gruppi di lavoro interni ad Aviva che puntano a sviluppare un ambiente inclusivo e paritario nel rispetto della diversità di genere, anagrafica e di abilità. L'iniziativa permetterà alle persone che lavorano in Aviva di accedere ad un servizio di consulenza gratuita telefonica, online e tramite sportello fisico per ascoltare e orientare il dipendente, fornendogli un aiuto mirato sul suo bisogno e su quello del suo familiare. Si tratta di una sorta di guida gestita da operatori sociali qualificati e appositamente formati per strutturare un piano assistenziale personalizzato; inoltre, dopo una settimana dal primo contatto lo stesso operatore effettuerà una chiamata di follow up per fornire eventuale altro supporto. Il servizio prevede inoltre un portale online dove le persone che lavorano in Aviva potranno acquistare servizi rivolti alla cura della persona forniti da partner qualificati e a tariffe convenzionate e omogenee su tutto il territorio.

 

L'iniziativa si inserisce all'interno di un contesto che in Italia riguarda una fetta di popolazione sempre più ampia. Secondo una ricerca condotta da Jointly – Il welfare condiviso in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell'Università Cattolica, nel nostro Paese ci sono infatti 8 milioni di caregiver e un lavoratore su tre si fa carico di un familiare anziano o non autosufficiente. Di questi, circa l'80% organizza le attività di assistenza in maniera "fai da te" e nel 15% dei casi viene valutata l'uscita dal mondo del lavoro per almeno uno dei due familiari impegnati in queste pratiche di sostegno.

 

"Siamo orgogliosi di poter annunciare il via di un progetto che per noi è particolarmente importante. In Aviva Italia siamo convinti che le persone siano il patrimonio aziendale più prezioso e per questo ci impegniamo ad offrire loro benefit concreti che possano sostenere tutti i nuclei familiari, senza alcuna discriminazione – Ha commentato Enrico Gambardella, People Lead di Aviva in ItaliaIl progetto che lanciamo grazie alla collaborazione con Jointly si aggiunge dunque a tutte le altre iniziative di welfare aziendale come il congedo parentale fino a 11 mesi sia per le mamme che per i papà – Aviva è l'unica azienda in Italia ad aver concesso un periodo così lungo -  e l'Aviva for Children, centro ricreativo a disposizione dei più piccoli."

 

Grazie al progetto Jointly Fragibilità, Aviva metterà a disposizione delle proprie persone una rete di operatori sociali abbinata a uno sportello di ascolto per sostenere tutti coloro che devono conciliare il proprio lavoro e la necessità di assistere un familiare non autosufficiente.



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domenica 27 ottobre 2019

Assorel condanna la maglietta in vendita da Carrefour Italia e propone la costituzione di un tavolo di lavoro sul linguaggio e sulla comunicazione

Assorel condanna la maglietta in vendita

da Carrefour Italia e propone la costituzione di un 

gruppo di lavoro sul linguaggio e sulla comunicazione

 

Il Presidente Massimo Tafi: "Il femminicidio è un'emergenza socialeEpisodi come questotestimoniano che tutti noi non stiamo capendo la gravitàdi un fenomeno che coinvolge tutta la società italiana. I responsabili devono essere sanzionati"

 

 

Milano, 27 ottobre 2019. Assorel condanna duramente la maglietta in vendita da Carrefour Italia che incita al femminicidio"C'è un incredibile impasto di superficialitàirresponsabilità dietro la vicenda della t-shirt messa in vendita da Carrefour sia pure per un brevissimo periodo", dichiara Massimo TafiPresidente di Assorel"Episodicome questo testimoniano che tutti noi non stiamo capendola gravità di un fenomeno che coinvolge tutta la societàitalianacittadiniistituzioniimprese. Il femminicidio è un'emergenza socialenutrita da molti fattorimutamentisocialicrisi dei modelli tradizionalitensioni psicologichedegli individui. In tutto questo il linguaggio e la comunicazione hanno una responsabilità che noiimprenditori e specialisti del settore, non possiamoignorare.

 

Per questo come AssorelAssociazione delle Imprese di Comunicazione e Relazioni Pubblichechiediamo che iresponsabili – Aziende produttrici e aziende distributrici – siano sanzionate. Ma chiediamo anche che sia costituito per iniziativa del Governo un tavolo di confronto che coinvolgaaziendeesperti di comunicazione e del linguaggio, mass media e social media per elaborare una strategia di intervento e un codice deontologico. Ci rivolgiamo in particolare a Vincenzo Spadaforasottosegretario allapresidenza con delega alle pari opportunità e ai giovaniperché agisca al più presto. Assorel è disponibile inoltre a dare il suo contributo per la realizzazione di una campagna di comunicazione volta a sensibilizzare sul tema del rispetto".

 

"In quel caso si è voluta fare, forsedell'ironia senza capirne l'insensatezza e la pericolositàIn un Paese dove ogni 72 ore una donna viene uccisa questo episodio fa riflettere sul potere della comunicazioneIn un momento in cui si parla dell'importanza dell'inclusione a tutti i livelli e si combatte per diffondere il  valore della cultura delladifferenza di genere è deplorevole che si faccia dell'ironia sul temagravissimodella violenza sulle donnequesto è ancora più grave, perché la superficialità non può essere una scusante per imprese e professionisti che hanno ilpotere di raggiungere milioni di persone. Come donna e come manager della comunicazione è questo che più trovoavvilente in questa vicendaQuesta maglietta offende non solo le donne, ma anche tutti gli uomini poiché non crede nella loro capacità di nutrire un dialogo basato sull'amore e sull'alleanzacommenta Carola SalvatoVicepresidente Assorel presidente di GWPR Italia.

 

 

 

 

ASSOREL è l'Associazione Italiana delle Imprese di Comunicazione e Relazioni Pubbliche, fondata nel 1982 aderisce a Confindustria Intellect e ICCO – International Communications Consultancy Organisation - l'organizzazione globale che riunisce le Associazioni di Categoria di 55 Paesi.



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Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

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