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lunedì 23 ottobre 2017

NASCE MAIZE, LA PRIMA TESTATA GIORNALISTICA CURATA DA GURU E INFLUENCER DELL’INNOVAZIONE


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NASCE MAIZE, LA PRIMA TESTATA GIORNALISTICA CURATA DA GURU E INFLUENCER DELL'INNOVAZIONE 

Lanciata da H-FARM, maize racconta con un taglio filosofico l'impatto sociale, economico e culturale delle nuove tecnologie sulle nostre vite.


Ca' Tron 23 ottobre 2017 – Oggi debutta online maizela nuova testata giornalistica di H-FARMche si pone l'obiettivo di diventare il punto di riferimento per chi vuole partecipare all'accelerazione del cambiamento tecnologico in atto, prendendo le decisioni giuste e imparando a pensare in modo nuovo. 

maize mette al centro del racconto il fattore umano e vuole porsi come guida intelligente per chi vuole capire e utilizzare le tecnologie che stanno cambiando le nostre vite, offrendo spunti inediti e approfondimenti dal taglio filosofico.

Attraverso maize, un collettivo di voci internazionali esplora con autorevolezza l'impatto delle cosiddette "tecnologie esponenziali", come l'Artificial Intelligence, in grado di crescere a velocità doppia e costi dimezzati da un anno all'altro. La diffusione di queste tecnologie sta determinando una trasformazione epocale e radicale dei processi di lavoro, delle relazioni sociali, delle strutture del pensiero, destinata a creare modelli di business alternativimezzi di trasporto autonomi, città intelligenti, strumenti diagnostici di nuova generazione.

Il progetto maize nasce in H-FARM, realtà che da 12 anni è impegnata a supportare i giovani nella creazione di nuovi modelli di impresa, a guidare la trasformazione digitale delle aziende e a formare le giovani generazioni attraverso progetti educativi.

Proprio la necessità di fornire un'interpretazione di questo mondo in trasformazione ha posto le basi per la nascita di maize, un digital magazine fuori dal coro, che si rivolge a un pubblico affamato di punti di vista originali e parla a chi ha scelto di abbracciare il cambiamento in atto nel settore IoT, dell'Intelligenza Artificiale, della Augmented Reality, della robotica, della Cybersecurity, dei Biga Data e della mobilità. 


Per raccontare questi scenari completamente inediti, maize ha chiesto il contributo originale di alcuni dei più brillanti imprenditori, scienziati, filosofi, accademici ed esperti della nostra epoca, chiamati a riflettere su questi temi attraverso una varietà di formati: articoli di scenario, interviste, report, brevi saggi, mini documentari, podcast e infografiche.

Come Barak Berkowitz, responsabile della divisione Innovazione del MIT, la più importanteuniversità di ricerca al mondo; Robert Wolcott, docente di Innovation & Entrepreneurship alla Kellogg School of Management e CEO del Kellogg Innovation Network; Jochen e Alexander Renz, tra i maggiori esperti mondiali nel settore della mobilità;Menny Barzilay, autorità internazionale del campo della cybersecurity; Sridhar Iyengar, fondatore di Misfits ed Elemental Machines, pioniere nel settore dell'IoT.



H-FARM S.p.A.
È la piattaforma d'innovazione in grado di supportare la creazione di nuovi modelli d'impresa e la trasformazione ed educazione dei giovani e delle aziende italiane in un'ottica digitale. 
Fondata nel gennaio 2005 è stata la prima iniziativa al mondo ad adottare un modello che unisse in un unico luogo la formazione, gli investimenti e la consulenza alle imprese. 
Dalla sua nascita ad oggi ha investito 25M per supportare lo sviluppo di 105 imprese innovative, ha aiutato oltre 100 tra i più importanti brand internazionali a cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione digitale e forma più di un migliaio di studenti attraverso un percorso formativo internazionale aumentato al digitale. Strutturata come un campus, occuperà 51 ettari alle porte di Venezia con 27mila mq di nuovi edifici ed è destinato a diventare il più importante polo di innovazione europeo. 
H-FARM conta oggi oltre 530 persone che lavorano in 5 sedi sul territorio italiano ed è considerata un unicum a livello internazionale.  Dal 13 novembre 2015 è quotata nel segmento AIM di Borsa italiana ed è disponibile alla contrattazione pubblica.  


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Prevenzione infezioni Europa, OMS linee Guida per prevenire ed evitare

Conseguenza di interventi chirurgici e terapeutici sempre più complessi in pazienti metabolicamente e immunologicamente più compromessi, le infezioni ospedaliere in Italia causano, ogni anno, più vittime degli incidenti stradali, oltre a costituire un fenomeno di notevole impatto socio-economico. Grazie al monitoraggio della loro incidenza, all’adozione di programmi di prevenzione nelle strutture sanitarie e all’innovazione tecnologica in sala operatoria, come l’utilizzo di suture con antibatterico, il 30% delle infezioni chirurgiche è, oggi, potenzialmente prevenibile ed evitabile. Fotografia e analisi dello scenario nazionale.



In tutto il mondo, le infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono l’evento avverso più frequente in sanità e costituiscono la complicanza più frequente e grave nella cura di pazienti ospedalizzati. Una problematica rilevante seppure ancora misconosciuta, soprattutto a livello media, che solo in Italia causa, ogni anno, più vittime degli incidenti stradali: 4.500-7.000 decessi contro 3.419 vittime della strada (dati 2015).
Sotto il termine di ICA, o più in generale di infezioni ospedaliere, rientra qualsiasi tipo di infezione che può occorrere durante il ricovero in ospedale, o anche dopo le dimissioni di un paziente, del quale, al momento dell’ingresso nella struttura sanitaria, non c’era né manifestazione clinica, né incubazione. In Italia, non esiste un sistema stabile di sorveglianza delle infezioni ospedaliere, ma sono stati condotti numerosi studi multicentrici di prevalenza, sulla base dei quali si stima che, ogni anno, circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contragga un’infezione ospedaliera, ovvero si verifichino 450-700 mila casi dovuti soprattutto a infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Le ICA non costituiscono solo un problema sanitario, ma anche un fenomeno di notevole impatto socio economico: con un costo correlato ad una singola infezione ospedaliera di circa € 9.000 – 10.500. Complessivamente, l’impatto economico delle ICA sul Sistema Sanitario Nazionale è superiore a un miliardo di Euro l’anno, con un prolungamento della degenza pari al 7,5-10% delle giornate di ricovero. In questo scenario, le SSI (Surgical Site Infections) sono tra le più costose. Complessivamente, il 30% delle ICA (135 – 210 mila casi) è potenzialmente prevenibile ed evitabile.

In Italia la prevalenza delle infezioni chirurgiche è più alta rispetto a molti altri Paesi europei (6.3% in acuto e 6.1 nelle RSA) tale da collocare il nostro paese prima del Regno Unito, della Germania e della Francia. Anche per questo è fondamentale stimare il peso economico delle infezioni ospedaliere in Italia. Analizzare i costi ad esse correlati, mediante database amministrativi, è stato lo scopo della ricerca “Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia”, realizzata dal Prof. Francesco Saverio Mennini, Research Director CEIS Economic Evaluation and HTA (EEHTA), Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata. Fonte dei dati sono state le Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO nazionali) e le Schede di Dimissione Ospedaliera Regionale. Le infezioni ospedaliere sono state individuate mediante i codici ICD9CM di diagnosi, selezionando così tutti i ricoveri acuti, in regime ordinario, che presentavano in diagnosi principale o secondaria uno dei codici ICD9CM individuati, con data di dimissione compresa tra il 1 gennaio 2006 ed il 31 dicembre 2014. «La prospettiva del nostro studio – precisa Mennini – è stata quella di mettere in luce quanto pesano, in termini di impatto economico diretto e indiretto, le ICA in Italia, sia dal punto di vista della salute del paziente, sia della loro incidenza sul SSN. Partendo dal presupposto che, come prova lo studio, le infezioni ospedaliere compaiano in circa 3 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, la loro valorizzazione mediante valutazione delle giornate aggiuntive per singolo DRG ha comportato una stima media annua di € 69,1 milioni. Mentre la valorizzazione delle ICA mediante DRG specifici (418 e 579) ha comportato una stima media annua di € 21,8 milioni. Numeri che devono far riflettere soprattutto sul tema dell’appropriatezza, cioè sull’adozione di misure innovative, come trattamenti e device tecnologici, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza nel limite delle risorse disponibili. La nostra indagine è proseguita andando ad includere i costi per le visite specialistiche ambulatoriali e per la spesa farmaceutica sempre relativa ai pazienti dimessi dopo una ICA, ma il nostro vero auspicio è quello di realizzare un Osservatorio permanente sulle infezioni ospedaliere, in collaborazione anche con il Ministero della Salute. Una struttura di controllo che possa monitorare annualmente il quadro nazionale delle ICA, mettendo in luce quanto il criterio dell’appropriatezza, si pensi ad esempio in termini di ricoveri e di innovazione tecnologica, può fare per contenere il problema».
Nel caso delle infezioni ospedaliere, i microrganismi che penetrano all’interno del paziente vivono in una struttura che ha subìto una modificazione dal punto di vista microbiologico. Ecologicamente, quegli stessi microrganismi che stanno nelle strutture sanitarie sono ‘diversi’, perché hanno subìto la pressione selettiva da parte delle terapie antibiotiche effettuate. In ospedale, soprattutto nei reparti critici, dove si fa largo uso di antibiotici, ci sono dei microrganismi ‘resistenti’, ovvero che resistono al farmaco d’elezione che dovrebbe debellarli, tanto che oggi si stima che il 16% delle infezioni nosocomiali sia causata da batteri ‘resistenti’, il che rende più complesso il trattamento e la guarigione.

In questo ambito, i pazienti chirurgici rappresentano una categoria molto significativa a livello globale, infatti, il 32% delle infezioni nosocomiali è un’infezione chirurgica (SSI), conseguenza di interventi chirurgici e terapeutici più complessi in pazienti metabolicamente e immunologicamente più compromessi, come spiega Marco Montorsi, Responsabile di Unità Operativa Chirurgia generale e digestiva Humanitas Research Hospital e Presidente della Società Italiana di Chirurgia: «gli interventi di alta chirurgia a maggior rischio di infezioni sono quelli nei quali coesistono alcuni riconosciuti fattori di rischio sia legati al paziente (ad esempio elevato BMI, Diabete Mellito di tipo 1 non controllato, dialisi, terapia corticosteroidea/immunosoppressiva), che fattori di rischio legati alla procedura (durata dell’intervento, ipotermia, intervento d’urgenza, chirurgia viscerale specie colo rettale, chirurgia complessa, re-interventi , chirurgia su tessuti irradiati). In generale, sono gli interventi di chirurgia oncologica addominale complessa che prevedono resezioni intestinali a essere maggiormente a rischio di SSI».
I pazienti che contraggono una SSI sono 5 volte più esposti al rischio di una nuova ospedalizzazione, 2 volte più esposti al rischio di degenza in una unità di terapia intensiva e 2 volte più esposti al rischio di morte. L’OMS sottolinea infatti come queste infezioni, causate dalle incisioni fatte durante gli interventi chirurgici, mettano a rischio la vita di milioni di pazienti ogni anno.
Le SSI sono, inoltre, le ICA più frequenti e le più onerose. Ogni SSI è stata associata approssimativamente a una degenza postoperatoria aggiuntiva di circa 7-11 giorni. Il 77% dei decessi nei pazienti con SSI sono attribuibili direttamente all’episodio infettivo. «Causate da microrganismi presenti nell’ambiente, che solitamente non danno luogo a infezioni, le SSI insorgono più frequentemente in pazienti ad alto rischio sottoposti a chirurgia addominale durante il ricovero o, in qualche caso, anche dopo la dimissione e possono avere diverso grado di gravità, fino ad essere letali – precisa Enrico Opocher, Direttore del reparto di Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica e Digestiva – Ospedale San Paolo di Milano –. Per questo è fondamentale, abbattere il rischio di contrarre un’infezione adottando, fin dall’ingresso in sala operatoria, una serie di correttivi che vanno ad intervenire sui fattori di rischio modificabili, come suggerito dalle raccomandazioni dell’OMS nelle ‘Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection’ elaborate nel 2016. Tra questi l’antisepsi della cute tramite il lavaggio accurato delle mani, la corretta profilassi antibiotica, l’utilizzo di soluzioni antisettiche a base di clorexidina per la preparazione del sito chirurgico e le suture rivestite con antibatterico (Triclosan). Seguendo, infatti, delle semplici misure di controllo è possibile abbattere di un terzo l’insorgenza delle SSI».

Elaborate per migliorare la lotta contro le SSI e, globalmente, la sicurezza la qualità e la sostenibilità dei sistemi sanitari, le nuove ‘Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection’ dell’OMS sono state pubblicate su “The Lancet Infectious Diseases” il 3 novembre 2016 e includono un elenco di 29 raccomandazioni concrete, stilate da 20 dei maggiori esperti mondiali, frutto di 27 revisioni sistematiche, condotte tra il 2013 e il 2015, per fornire evidenze di supporto allo sviluppo di tali raccomandazioni. Le linee guida comprendono 13 raccomandazioni per il periodo che precede l’intervento chirurgico, e 16 per la prevenzione delle infezioni durante e dopo l’intervento. Una di queste raccomandazioni riguarda, nello specifico, l’utilizzo di suture rivestite con triclosan al fine di ridurre il rischio di SSI indipendentemente dal tipo di intervento. Il Triclosan è un antibatterico efficace, ben tollerato e sicuro, che distrugge le membrane cellulari dei batteri (quindi è battericida sia su Gram + che -) ed è attivo anche su miceti, micobatteri e spore. Le suture con antibatterico, quindi, non solo non rappresentano più un fattore che contribuisce all’eventuale insorgenza di un’infezione della ferita chirurgica, ma riescono, infatti, a diminuire di circa il 30% il numero di batteri a livello di incisione chirurgica dove la maggior parte delle infezioni postoperatorie hanno origine, riducendo significativamente anche l’adesione dei batteri alla sutura. Con importanti conseguenze anche sulla spesa ospedaliera di gestione delle infezioni del sito chirurgico. Alle raccomandazioni dell’OMS, si aggiungono altre evidenze scientifiche a supporto del valore delle suture con antibatterico (triclosan) rispetto a quelli comuni, anche “The Centers for Disease Control and Prevention Updated Guideline” e la valutazione EUNetHTA, la rete europea per la valutazione delle tecnologie sanitarie (Health Technologies Assessments – HTA). In particolare, l’aggiornamento della Centers for Disease Control and Prevention Guideline for the Prevention of Surgical Site Infection, pubblicato nel 2017, consiglia di utilizzare il filo da sutura rivestito di Triclosan, per la prevenzione delle infezioni del sito chirurgico (raccomandazione 2.C, Nonparenteral Antimicrobial Prophylaxis). Questa valutazione viene sostenuta anche da EUnetHTA, nelle conclusioni del documento “Antibacterial-coated sutures versus non-antibacterial coated sutures for the prevention of abdominal, superficial and deep incisional, surgical site infection (SSI). L’analisi di diversi studi ha infatti evidenziato una diminuzione di infezioni del sito chirurgico, con l’utilizzo di filo da sutura rivestito con Triclosan.
Le infezioni correlate all’assistenza costituiscono, dunque, un duplice problema per la sanità pubblica, legato sia agli aspetti di umanizzazione delle cure, sia di risk management. Infatti, oltre agli effetti dannosi sulla salute dei pazienti, a compromettere la qualità del servizio, le infezioni comportano l’allungamento dei tempi di cura con la somministrazione di ulteriori terapie, aumentando i costi diretti ed indiretti dell’assistenza ed evolvendo talvolta in sinistri con responsabilità civile o penale. «La gestione del rischio clinico in sanità, di cui le infezioni chirurgiche (ICA) costituiscono un elemento importante, è l’insieme delle azioni messe in atto per misurare i fenomeni, comprenderne le cause e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie al fine di garantire la sicurezza dei pazienti – spiega Enrico Burato, Direttore SC Qualità Accreditamento Risk Management Ospedale Carlo Poma, Mantova e componente dal 2005 del Gruppo di lavoro di risk management in Regione Lombardia–. Si tratta di un compito complesso che richiede di attuare misure sia preventive che correttive ed una capacità di creare rete tra tutti gli stakeholders interessati dal fenomeno. Compito del Risk Manager è, quindi, quello di individuare gli strumenti per valutare e governare i rischi, ricercandone i miglioramenti nel sistema di gestione complessivo, sviluppando strumenti efficienti e identificando le conseguenze sanitarie ed economiche derivanti dall’esposizione al rischio stesso dei pazienti. Oggi in Regione Lombardia la prevenzione e il controllo delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria sono un obiettivo prioritario di sanità pubblica e di miglioramento della qualità delle prestazioni di ricovero e cura che deve essere perseguito con una logica di sistema e con la collaborazione di tutte le figure professionale interessate dal problema all’interno di ogni singola struttura sanitaria».
Un impegno multidisciplinare in cui si inserisce di diritto anche il farmacista ospedaliero, la cui funzione oggi sta cambiando radicalmente, come precisa Mario Giacomo Cavallazzi, Specialista in Farmacia Ospedaliera I.R.C.C.S. Istituto Ortopedico Galeazzi: «si tratta di un professionista chiamato a coniugare la necessità di migliorare l’assistenza al paziente, il monitoraggio dell’appropriatezza dell’uso di farmaci e dispositivi medici e la capacità di razionalizzare i costi. Il farmacista ospedaliero opera quindi in stretta collaborazione con il medico avendo come riferimento centrale la patologia, l’assistenza, il percorso di cura e il benessere del paziente, garantendo un uso sicuro ed efficace del farmaco e l’ottimizzazione dell’appropriatezza e aderenza della terapia, attraverso un miglioramento del processo di valutazione, acquisizione, prescrizione e uso razionale dei farmaci e dei dispositivi medici. Partecipando attivamente anche al processo di acquisizione di farmaci e device innovativi all’interno dell’organizzazione sanitaria, il farmacista è il riferimento per la valutazione delle nuove cure attraverso l’analisi farmacoeconomica degli interventi».

Comunicazione e marketing. Earth Day Italia sceglie Eprcomunicazione

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Earth Day Italia sceglie Eprcomunicazione

L’agenzia romana conferma la sua forte expertise sui temi green e della sostenibilità



Roma, 23 ottobre 2017 - Con due nuovi clienti nel settore ambiente eprcomunicazione conferma la sua forte e pluriennale expertise nei temi green e della sostenibilità.

È appena entrato a far parte dei clienti il network Earth Day Italia, mentre in questi giorni l’agenzia ha curato l’organizzazione della conferenza stampa del summit internazionale “Acqua e Clima, i grandi fiumi del mondo si incontrano” organizzato dal Ministero per l’ambiente dal 23 al 25 ottobre a Roma.

Earth Day Italia è il branch italiano dell’Earth Day Network di Washington, l’ONG internazionale che promuove la Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite, coinvolgendo ogni anno oltre un miliardo di persone in oltre 190 paesi del mondo. 

Earth Day Italia ha come mission la formazione di una nuova coscienza ambientale, ed è strutturato come una piattaforma di eventi, alleanze e progetti che coinvolgono cittadini, imprese, associazioni, istituzioni. 

Insieme a La Giornata Mondiale per la Terra del 22 aprile, il network, presieduto da Pierluigi Sassi, ogni anno organizza il Villaggio per la Terra dal 21 al 25 aprile a Villa Borghese, a Roma, cui si aggiungono diversi eventi durante l’anno, tra cui il Forum Terra Italia del 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, e il Premio Giornalistico Reporter per la Terra.

Eprcomunicazione seguirà le relazioni pubbliche, le media relations, la digital strategy.

“Acqua e Clima, i grandi fiumi del mondo si incontrano” è il primo summit internazionale promosso dal Ministero per l’Ambiente italiano, che riunisce le autorità di gestione dei 47 principali bacini idrici mondiali, i comuni e le comunità locali che si affacciano su questi, le grandi istituzioni finanziarie (Fmi, Banca mondiale, Bei).

Eprcomunicazione ha curato l’organizzazione della conferenza stampa e l’elaborazione della visual identity dell’evento, occupandosi anche della produzione di materiali e gadget.

Eprcomunicazione è un’agenzia di relazioni pubbliche romana a capitale interamente italiano. È’ sul mercato da più di 25 anni, da sempre tra le prime agenzie di RP italiane per fatturato. Ha sviluppato negli anni una leadership nella comunicazione di temi ambientali e della sostenibilità.

Marketing. Parmalat PuroBlu in con Caffè Vergnano insieme per la Buona Colazione Italiana

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PARMALAT E CAFFE' VERGNANO 
SIGLANO PARTNERSHIP PER 
"LA BUONA COLAZIONE ITALIANA" 

Al via la partnership tra due eccellenze italiane. 

Messa a punto una strategia di marketing e comunicazione che punta su promo on pack, canali social e attività di In Store Promotion


Milano, 23 ottobre - Parmalat con PuroBlu, il pillar del banco frigo 100% italiano, si unisce alla qualità del Caffè Vergnano, azienda storica italiana dal 1882, per celebrare la buona colazione italiana e promuovere il consumo di latte e caffè, protagonisti di questo importante momento della giornata.

La partnership - attiva fino all'8 gennaio 2018 - prevede una strategia integrata di marketing e comunicazione focalizzata sull'attività di consumer activation e sviluppata sui canali social ufficiali delle due aziende attraverso digital communication e cross link; nonché, con un presidio dei punti vendita del canale GDO e di quello NT con attività di In Store Promotion con hostess, buoni sconti e sampling di prodotto.

L'attività sarà inoltre supportata con promo on pack, materiali PoP ad hoc, comunicazione sul sito ufficiale PuroBlu www.guardachelatte.it e sul mini sito dedicato colazione.guardachelatte.it.

Parte integrante di questa strategia sarà l'attività di mini collection "Parmalat PuroBlu ti regala la Buona Colazione Italiana", che permetterà a tutti i consumatori che acquisteranno le bottiglie 1000ml Intero o Parzialmente Scremato di latte Parmalat Puro Blu di ricevere in regalo esclusivi premi: dalla confezione di Gran Aroma Caffè Vergnano alla tazza da cappuccino #guardachelatte brandizzata Parmalat PuroBlu, al cappuccinatore di Caffè Vergnano.

La meccanica alla base della raccolta è molto semplice. I consumatori riceveranno un punto per ogni etichetta dei prodotti promozionati e potranno riscuotere i premi inviando per posta le etichette in formato cartaceo o collegandosi al sito internet dedicato ed inserendo i codici promozionali stampati all'interno delle etichette.

"Siamo davvero orgogliosi di questa collaborazione. Caffè Vergnano è un brand italiano riconosciuto per la sua alta qualità, che ben rispecchia i valori di Parmalat PuroBlu con il suo perfetto mix tra innovazione e tradizione" ha dichiarato Parmalat. "Per questa ragione è un partner strategico per promuovere la buona colazione italiana e il consumo di latte e caffè, i due protagonisti per eccellenza della colazione a casa."

"La colazione italiana non potrebbe essere rappresentata al meglio con due marchi che raccontano la tradizione del nostro Paese" dichiara Carolina Vergnano, Amministratore di Caffè Vergnano " Siamo molto felici di far parte di questo progetto che ancora più ci permette di essere vicini al consumatore in uno dei momenti più importanti della giornata".


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Anima per lo sviluppo sostenibile delle tecnologie Food & Beverage

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Anima supporta la crescita delle tecnologie Food & Beverage

Una soluzione innovativa per la competitività dell'industria alimentare

ANIMA, la Federazione della meccanica varia di Confindustria, rappresenta al suo interno anche i macchinari e le tecnologie di produzione e trasformazione Food & Beverage. In occasione della Fiera Host Milano 2017, punto di riferimento del comparto Ho.Re.Ca., Anima presenta una soluzione dedicata al settore Food & Beverage per un nuovo approccio alla sicurezza e alla salute del consumatore.

In evidenza sono i temi relativi ai materiali a contatto con l'acqua destinata al consumo umano e ai materiali a contatto con alimenti MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti).  

Per rispondere alle nuove esigenze dettate da normative e da nuovi decreti ministeriali, Anima ha unito sinergicamente tre soggetti specializzati: TiFQ, che opererà come componente di supporto alle aziende per guidarle nell'identificazione e adozione di processi e metodologie necessarie per rispondere ai requisiti legislativi e certificativi; ICIM, ente accreditato da Accredia, sarà terza parte indipendente preposta alle certificazioni per fornire alle aziende garanzie qualitative oggettive spendibili sui diversi mercati di riferimento; TIFQ-LAB laboratorio accreditato  Accredia, abilitato a eseguire le prove tecniche sia come attività di supporto alle imprese con il TiFQ che per le certificazioni di ICIM.

ICIM è il primo ente in Italia ad aver ottenuto da Accredia il riconoscimento dello schema proprietario di certificazione per i materiali a contatto con l'acqua potabile. Questa certificazione segue gli stessi principi alla base della revisione (in corso) del Regolamento nazionale, che tende ad avvicinare la legislazione italiana a quella elaborata da alcuni Stati Europei. 

A livello Comunitario l'obiettivo è di armonizzare le rispettive legislazioni e arrivare a medesimi parametri sui materiali e i prodotti a contatto con l'acqua destinata al consumo umano. 

Il primo certificato è stato consegnato il 10 ottobre scorso alla Caprari SpA, leader in pompe e soluzioni avanzate per la gestione del ciclo integrato dell'acqua.

A HOST, inoltre, ICIM presenta alle aziende che ricadono sotto la normativa MOCA il nuovo servizio di certificazione volontario, strumento che consente agli operatori interessati di poter dimostrare al mercato, grazie anche alle verifiche di un ente terzo indipendente, l'utilizzo di buone pratiche di fabbricazione e il rispetto dei requisiti di sicurezza e conformità.

Ogni giorno, in fiera, ICIM presenterà alle aziende "Certificazione dei materiali a contatto con gli alimenti (MOCA). Garanzia per la sicurezza e il rispetto dei requisiti obbligatori", un workshop di 45 minuti all'interno dello stand Anima (Padiglione 6 A20-B11). Sempre a Host 2017 TiFQ dà appuntamento per la presentazione del libro bianco MOCA lunedì 23 ottobre al Pad. 24 (sala K balconata 2^ piano) e martedì 24 ottobre presso lo stand Anima. 

Un altro passo significativo della Federazione Anima consapevole che è sempre più necessario avere a disposizione competenze adeguate e aggiornate in ambito tecnico / normativo, in particolare nel contesto di mercato attuale. Le aziende oggi possono sfruttare la sinergia fra ICIM, TiFQ e TIFQ-Lab per potersi differenziare nei mercati di riferimento ed offrire le migliori garanzie richieste per tutelare il consumatore finale.

ANIMA - Federazione delle Associazioni Nazionali dell'Industria Meccanica Varia ed Affine – è l'organizzazione industriale di categoria che, in seno a Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine, un settore che occupa 212.000 addetti per un fatturato di 45 miliardi di euro e una quota export/fatturato del 58% (dati riferiti al consuntivo 2016). 

I macrosettori rappresentati da ANIMA sono: macchine ed impianti per la produzione di energia e per l'industria chimica e petrolifera - montaggio impianti industriali; logistica e movimentazione delle merci; tecnologie ed attrezzature per l'acqua e per prodotti alimentari; tecnologie e prodotti per l'industria; impianti, macchine prodotti per l'edilizia; macchine e impianti per la sicurezza dell'uomo e dell'ambiente; costruzioni metalliche in genere.


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mercoledì 18 ottobre 2017

Conclusa la campagna solidale di Dash “Aggiungi un piatto a tavola” a sostegno di Banco Alimentare

Si chiude la campagna solidale di Dash "Aggiungi un piatto a tavola" a sostegno di Banco Alimentare

Più di 5 milioni di pasti distribuiti a persone in difficoltà in soli due anni di collaborazione con Banco Alimentare

18 ottobre 2017 – Si è conclusa con successo la campagna “Aggiungi un piatto a tavola”, un’iniziativa di Dash in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus, che quest’anno ha consentito di distribuire quasi 2 milioni e mezzo di pasti – equivalenti a più di 1.250.000 kg di cibo* - alle persone che vivono in condizioni di povertà in Italia.  

Questi si sommano agli oltre 3 milioni di pasti distribuiti nel 2016, quando è partito il progetto, raggiungendo e superando il traguardo di 5 milioni di pasti distribuiti, equivalenti a più di 2.500.000 kg di alimenti, in solo due anni grazie a questa iniziativa. 

Questi si sommano agli oltre 3 milioni di pasti distribuiti nel 2016, quando è partito il progetto, raggiungendo e superando il traguardo di 5 milioni di pasti distribuiti, equivalenti a più di 2.500.000 kg di alimenti, in solo due anni grazie a questa iniziativa.

Dash conferma ancora una volta il proprio impegno in ambito sociale a supporto delle famiglie, portando un aiuto tangibile alle persone in difficoltà nel nostro Paese, dove oltre 8,4 milioni di persone sono in stato di povertà, di cui 4 milioni e 742 mila in condizione di povertà assoluta (fonte: Istat, La povertà in Italia anno 2016, 13 luglio 2017).

Quest'anno la campagna di Dash "Aggiungi un piatto a tavola" ha consentito di distribuire per l'esattezza 2.471.203 pasti. Dall'avvio del progetto nel 2016 ad oggi, è stato così possibile distribuire 5.542.632 pasti a persone bisognose tramite gli oltre 8.000 enti caritativi convenzionati con Banco Alimentare in tutta Italia.

Un aiuto che è stato possibile anche grazie al grande supporto delle famiglie italiane che hanno acquistato i prodotti Dash con logo Dash per Banco Alimentare tra Marzo e Maggio 2017. Per ogni acquisto dei prodotti Dash venduti in promozione con logo Dash per Banco Alimentare, P&G ha donato infatti a Banco Alimentare la somma equivalente al costo sostenuto per recuperare e distribuire un pasto (pari a 500gr di alimenti).
 
"Siamo molto orgogliosi dei risultati ottenuti con questa iniziativa, oltre 5 milioni di pasti distribuiti in tutta Italia in soli 2 anni, e del sostegno concreto dato a Banco Alimentare nella sua missione contro la povertà alimentare - ha dichiarato Sami Kahale, Presidente e Amministratore Delegato P&G Sud Europa - Da quasi 180 anni P&G è attenta a migliorare le condizioni delle comunità in cui opera in tutto il mondo e questa iniziativa è una testimonianza concreta del ruolo importante che i nostri prodotti possono svolgere per migliorare il benessere di coloro che hanno più bisogno e offrire aiuto alle persone che vivono in condizioni di disagio anche in Italia".

"Siamo molto felici che P&G abbia rinnovato la collaborazione con Banco Alimentare anche nel 2017. Questo sottolinea la sensibilità e il coinvolgimento dell'azienda nei confronti della nostra mission contro la povertà alimentare. "Aggiungi un piatto a tavola" rappresenta un ulteriore passo avanti nella collaborazione con P&G che mi auguro possa continuare ed ampliarsi anche negli anni a venire. Un doveroso ringraziamento va a tutte le persone che acquistando i prodotti di Dash per Banco Alimentare hanno consentito il raggiungimento di un risultato davvero straordinario – così Andrea Giussani, Presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus".

*secondo uno standard adottato dalla "Federation Francaise des Banques Alimentaires", 500 gr di eccedenze alimentari corrispondono convenzionalmente a "un pasto".

Gli italiani, popolo conviviale e solidale
L'importante traguardo raggiunto dalla collaborazione di DASH e Banco Alimentare conferma ancora una volta la predisposizione degli italiani sul tema della solidarietà, indagato anche dalla ricerca sociologica "Per chi aggiungi un piatto a tavola?". 

Tra i risultati emersi dalla ricerca, commissionata da DASH all'istituto di ricerca Demia a inizio 2017, si evidenzia che per gli italiani convivialità e solidarietà rappresentano un vero e proprio stile di vita: il 92% pensa infatti che consumare pasti insieme rappresenti il modo migliore per conoscere le persone, quasi 9 italiani su 10 (l'89%) aggiunge volentieri un coperto in più a tavola all'ultimo momento per un amico o un parente e l'87% vive con gioia la condivisione di un pasto con qualcuno. 

Parlando invece di solidarietà, quasi 8 italiani su 10 (il 77%) condividono l'idea che tutti dovrebbero offrire un pasto a chi ne ha bisogno. In questo senso, quasi 6 persone su 10, con frequenza e modalità differenti, hanno anche offerto un pasto a chi non ne avrebbe avuto uno a fine giornata. 

Questa forma di solidarietà e generosità coinvolge soprattutto le persone più giovani (Millennials e Generazione X), le regioni meridionali e le Isole. 

L'impegno sociale di Dash, una storia che parte da lontano
L'iniziativa sviluppata in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare ONLUS è solo l'ultima di una serie di progetti realizzati da Dash nel campo dello sviluppo sostenibile, con l'obiettivo di entrare in un più stretto contatto con la comunità e di prendere impegni concreti nei confronti della collettività. 

In oltre 25 anni di impegno sociale, Dash è stato in grado di costruire insieme agli italiani un rapporto di fiducia e vicinanza che ha messo al servizio di diversi partner e organizzazioni di volontariato per realizzare iniziative in grado di portare vantaggi concreti a tanti bambini, famiglie, comunità.


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#LeffeperNorcia: a un anno dai terremoti del 2016 nel centro Italia, una bella storia di ripresa positiva

#LEFFEPERNORCIA: COME LA RICHIESTA D'AIUTO DEI MONACI BENEDETTINI DI NORCIA HA SCATENATO UNA STORIA DI RIPRESA POSITIVA 

A un anno dai terremoti del 2016 nel centro Italia, una bella storia ha unito i monaci benedettini di Norcia a Leffe, birra belga d'Abbazia

Norcia, 18 ottobre 2017 – A un anno dal violento terremoto che ha sconvolto la vita delle popolazioni del centro Italia, è arrivato il momento dei bilanci. Se è vero che i comuni colpiti dal sisma hanno ancora una lunga strada davanti prima di poter dichiarare di essere tornati alla normalità, è vero anche che alcuni passi sono stati fatti, piccoli gesti in grado di rafforzare il senso di comunità e di tener viva la speranza. 

Siamo a Norcia, nello storico Monastero della città in cui l'antica regola dell'ora et labora introdotta da San Benedetto, continua a vivere tutti i giorni grazie a una comunità di 15 giovani monaci (età media 30 anni) provenienti da tutto il mondo. Le violente scosse di terremoto del 24 agosto e del 30 ottobre del 2016 hanno semidistrutto e reso inagibili il monastero, la storica basilica di San Benedetto da Norcia e il birrificio poco distante, in cui i monaci portavano avanti una piccola produzione della loro birra artigianale, la birra Nursia.

Dopo un primo momento di riassestamento, lo statunitense e poco più che trentenne Padre Benedetto Nivakoff, Priore dell'ordine dei Monaci Benedettini di Norcia, intraprende un viaggio in giro per il mondo alla ricerca di aiuti concreti per la ricostruzione. L'obiettivo è costruire a San Benedetto in Monte, località poco fuori le mura di Norcia, un nuovo monastero che possa diventare non solo la nuova casa dei monaci ma anche punto di riferimento per la comunità dei fedeli Nursini e insieme simbolo della ripresa.

La richiesta d'aiuto di Padre Benedetto arriva, attraverso le pagine del New York Times, nelle mani del management di Leffe, birra d'Abbazia che nasce in Belgio nel 1240 dall'impegno e dall'operosità di un gruppo di monaci norbertini. La naturale vicinanza nelle origini con l'ordine dei benedettini, unita dalla pratica religiosa e dalla passione condivisa per la birra, fa emergere in maniera semplice il desiderio nei vertici di Leffe, con l'assenso dei monaci norbertini ancora operativi sulle decisioni aziendali, di dare un aiuto concreto ai monaci di Norcia.

Parte così a giugno il progetto #LeffeperNorcia che, attraverso la produzione e l'introduzione sul mercato italiano di 100.000 bottiglie in una speciale limited edition #LeffeperNorcia, ha permesso all'azienda di donare i proventi della vendita delle bottiglie per la costruzione di una cappella in legno antisismica a San Benedetto in Monte.

La cappella, insieme con il monastero adiacente, è stata inaugurata lo scorso settembre grazie anche al supporto di molti altri benefattori che hanno risposto all'appello di Padre Benedetto. La costruzione del Monastero a San Benedetto in Monte rappresenta oggi, a distanza di un anno dal terremoto, un potente simbolo di una quotidianità ritrovata e un segnale importante per l'intera comunità di Norcia.

Grazie all'impegno di tutti è possibile ripartire ed è possibile farlo in tempi brevi, dichiara sorridente Padre Benedetto Nivakoff. Ringraziamo ancora una volta tutti gli amici della comunità locale e le realtà internazionali che hanno voluto contribuire alla rinascita del monastero, da sempre parte integrante e attiva della comunità Nursina. Durante questi mesi di lavori abbiamo sentito il più completo appoggio da parte delle istituzioni locali, ma ciò che ci ha reso più felici e soddisfatti per il progetto avviato a San Benedetto in Monte, sono state le reazioni della comunità di Norcia che ci ha dimostrato in molti modi la sua gratitudine per aver ricreato un luogo di incontro in cui poter pregare e trovare Dio.


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