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martedì 22 agosto 2017

Kenya, Save the Children: oltre 70.000 bambini malnutriti rischiano di perdere la vita in seguito alla grave siccità che sta colpendo il Paese

Una nuova indagine rivela tassi di malnutrizione allarmanti in diverse contee del Kenya. Malnutrite anche circa 40.000 donne in gravidanza o in fase di allattamento

 

 

 In Kenya quasi 73.000 bambini sono gravemente malnutriti a causa della siccità e della conseguente mancanza di cibo e rischiano di morire se non riceveranno urgentemente gli aiuti necessari.

Sono gli allarmanti risultati di una indagine condotta dai Dipartimenti della Sanità delle contee del Kenya, da Save Children e Unicef insieme ad altre otto organizzazioni umanitarie impegnate sul campo.

L'indagine dimostra che nella sola contea di Turkana i tassi di malnutrizione acuta, la più pericolosa forma di malnutrizione, sono quasi quadruplicati in un solo anno, passando dal 2,3% nel 2016 all'8,3% nell'anno in corso. Nel Sud Turkana, il 12% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta, un dato senza precedenti. Livelli di malnutrizione acuta molto elevati si registrano anche a East Pokot (5,8%), Mandera (5,2%), Sambura (3,8%) e West Pokot (3,2%), contee nelle quali si assiste a un gravissimo deterioramento della nutrizione e della sicurezza alimentare.

In seguito alle elezioni di due settimane fa in Kenya, le organizzazioni umanitarie chiedono urgentemente ai governi nazionale e locali – che sono responsabili della gestione della risposta alla siccità, in coordinamento con le agenzie umanitarie – di dare in questo momento priorità assoluta ai fondi per rispondere alla crisi in corso e a mettere in atto interventi specifici, tra cui programmi alimentari per raggiungere le persone più vulnerabili e prevenire morti evitabili.

"La siccità sta mettendo a rischio la vita di decine di migliaia di bambini e famiglie, tra cui i bambini sotto i cinque anni e le madri in gravidanza o in fase di allattamento, che sono i soggetti più vulnerabili", dichiara Francis Woods, Direttore in Kenya di Save the Children, l'Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

"Nelle zone più colpite dalla siccità, le famiglie hanno perso il bestiame, da cui dipendono per il loro sostentamento, per il cibo, per il latte. Molte di loro riescono a sopravvivere con fatica, con appena un pasto al giorno quando riescono a reperirlo. Molte donne, inoltre, non possono più allattare i loro bambini perché sono troppo malnutrite per produrre il latte sufficiente", ha aggiunto Francis Woods.

Dall'indagine emerge infatti che in Kenya circa 40.000 donne incinte e in fase di allattamento risultano attualmente malnutrite – un dato che fa registrare un incremento del 20% rispetto allo scorso anno -  con gravi rischi per la loro vita e per quella dei loro bambini.

"La situazione generale della malnutrizione in Kenya continua a essere molto preoccupante, e in alcune contee i livelli di malnutrizione fanno registrare peggioramenti. In più, ci apprestiamo a entrare nella stagione in cui le piogge saranno meno frequenti e questo potrebbe portare a un ulteriore deterioramento della situazione. Le recenti elezioni dovrebbero rappresentare un'opportunità per invertire la rotta di questa tragedia che sta colpendo molte parti del Paese. Pertanto chiediamo con forza al nuovo governo nazionale e ai governi locali di agire subito per prevenire la morte di tanti bambini", afferma Patrick Mweki, Direttore di Action Against Hunger in Kenya e Somalia.

Nonostante i trasferimenti di denaro da parte del governo, molte famiglie nelle regioni settentrionali del Paese non riescono a soddisfare il fabbisogno alimentare giornaliero raccomandato. Una recente indagine sul costo dell'alimentazione nella contea di Turkana, condotta da Save the Children e Unicef, dimostra che anche le famiglie benestanti non possono più permettersi tre pasti al giorno a causa dell'aumento dei prezzi dei beni alimentari dovuto alla minore disponibilità di cibo.

"La comunità internazionale deve mettere a disposizione maggiori fondi per supportare il governo del Kenya e le agenzie umanitarie che operano sul campo con l'obiettivo di impedire che questa situazione già molto critica possa ulteriormente aggravarsi e mettere a rischio la vita di tanti bambini e delle loro mamme", afferma François Batalingaya, Direttore di World Vision in Kenya.

Attualmente in Kenya più di 420.500 bambini sotto i cinque anni e oltre 39.000 donne in gravidanza e in fase di allattamento hanno urgente bisogno di trattamenti per la malnutrizione acuta. In totale, sono 3,4 milioni le persone che necessitano di aiuti immediati, un numero in forte crescita negli ultimi mesi (erano 2,7 milioni lo scorso gennaio). Come dimostra quel che sta accadendo nella vicina Somalia, il rischio è che gli alti tassi di malnutrizione si combinino con i focolai di malattie causati dalla mancanza di acqua pulita, e molti bambini possano perdere la vita sia per la fame che per le complicanze correlate, come ad esempio la diarrea.



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venerdì 11 agosto 2017

VENEZUELA. Governo contro l'opposizione eletta: Amnesty International denuncia ondata di arresti

L'arresto di quattro dirigenti dell'opposizione, la rimozione dall'incarico di altre 11 persone e il mandato d'arresto spiccato nei confronti di ulteriori cinque dimostrano per Amnesty International che il governo Maduro sta stringendo sempre più la morsa nei confronti di ogni forma di dissenso e innalzando la repressione a nuovi, spaventosi livelli.

"Rimuovendo esponenti dell'opposizione dai loro incarichi senza alcun motivo legittimo, l'amministrazione Maduro sta oltrepassando una linea molto delicata", ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

"Il sistema giudiziario non dovrebbe mai essere strumentalizzato per mettere a tacere gli oppositori, soprattutto quelli eletti", ha proseguito Guevara-Rosas.
"Prima è andato ad arrestarli nelle strade, poi chi li rappresenta nelle istituzioni. Quanto oltre vorrà spingersi il governo venezuelano per ridurre al silenzio chi la pensa diversamente? La risposta è terribile", ha sottolineato Guevara-Rosas.

"In Venezuela sembra che vincere le elezioni e far parte di un partito che si oppone al governo siano motivi sufficienti per finire in prigione. Le autorità devono interrompere immediatamente il tentativo di ridurre al silenzio coloro che vogliono semplicemente attirare l'attenzione sulla crisi dei diritti umani nel paese", ha continuato Rosas.

"L'ipotesi che una commissione per la verità istituita dal governo possa indagare imparzialmente sulle violazioni dei diritti umani che l'amministrazione Maduro nega di aver commesso nel modo più assoluto è semplicemente assurda", ha concluso Guevara-Rosas.

                                                                      
Roma, 11 agosto 2017




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Terna Ferraris consumi elettrici a giugno +7,6%

I consumi elettrici di giugno, conferma Terna, sono stati pari a 27,2 miliardi di chilowattora, con un aumento del 7,6% rispetto al giugno 2016. Più normale la crescita dei primi sei mesi del 2017, quando la richiesta di corrente risulta in crescita del +1,4%.

Il caldo, la domanda dell’industria e i prezzi più robusti hanno gonfiato in giugno i consumi di energia, e i consumi hanno spinto anche il dato della produzione di energia. Così l’estate 2017 si è aperta assegnando al segmento dell’energia il primato di crescita della produzione industriale, +9,8% rispetto al giugno 2016.

Il caldo infatti spinge i consumi elettrici quando si accendono i condizionatori e quando la catena del freddo (dai grandi centri refrigerati di logistica fino ai banchi dei latticini dei negozi) fa marciare a piena forza i compressori per seguire gli ordini dati dai termostati. Ma il caldo fa crescere anche i consumi di benzina e gasolio non solamente perché gli italiani vengono indotti dal clima a cercare il refrigerio nelle gite fuoriporta ma anche perché i climatizzatori delle auto, quando sono accesi, fanno consumare più carburante in modo sensibile.

L’Istat ha rilevato in giugno un aumento fortissimo di attività per le raffinerie (“fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati” +12,1%) e le per utility locali (“fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria” +10,8%). Più lenta e fisiologica la crescita dell’attività di estrazione di petrolio e metano dai giacimenti nazionali (“attività estrattiva” +2,7%).

I consumi elettrici di giugno, conferma Terna (la Spa dell’alta tensione) sono stati pari a 27,2 miliardi di chilowattora, con un aumento fortissimo del 7,6% rispetto al giugno 2016. Più normale la crescita dei primi sei mesi del 2017, quando la richiesta di corrente risulta in crescita del +1,4%.

Qualche dettaglio sulle centrali elettriche. In giugno produzione elettrica nazionale netta (24,6 miliardi di chilowattora) è stata composta per il 42% da fonti rinnovabili d’energia, con una crescita del +8,7% per la produzione fotovoltaica (poche nubi hanno oscurato i pannelli) ma un crollo addirittura del -19,8% per la produzione idroelettrica (pochissima pioggia, soprattutto nel Triveneto) ed eolica (-18,7%).

Sui prodotti petroliferi, rileva l’Unione Petrolifera, in giugno i consumi complessivi sono ammontati 5 milioni di tonnellate, con un incremento del 2,7% rispetto al giugno 2016. La domanda di benzina e gasolio è risultata pari a circa 2,7 milioni di tonnellate, di cui 0,7 milioni di benzina e 2 milioni di gasolio, con un incremento del 2% (53mila tonnellate in più) rispetto allo stesso mese del 2016.

FONTE: Ilsole24ore.com

giovedì 10 agosto 2017

Il food delivery, grande opportunità (anche in Italia) per il packaging out-of-home - Un contributo di L.Barreiro, Asia Pulp & Paper Group (APP)

Un contributo di Laura Barreiro, Sustainability and Stakeholder Engagement Europe, Gruppo Asia Pulp & Paper (APP). 

Le vacanze estive sono iniziate e secondo le ultime previsioni FIPE la ristorazione fuori casa nel periodo varrà oltre 5,6 miliardi di euro, anche se rimangono non dettagliati i dati dei consumi nella ristorazione attraverso il canale online con i servizi di food delivery. Tuttavia dati interessanti emergono dagli operatori già attivi sul mercato. Just Eat, in collaborazione con l'Università Bocconi, ha effettuato dei sondaggi negli scorsi giorni nelle maggiori aree turistiche che rivelano, per esempio, come nelle Riviere Liguri le ordinazioni siano aumentate in media complessivamente del 63%.

 

Anche l'Italia, dunque, il Paese della buona cucina casalinga, si apre alla consegna di pasti a domicilio e ci si attende che il periodo estivo fornirà nuovi impulsi a questo segmento di mercato. I servizi di asporto, tra i quali Deliveroo, Just Eat, Foodora, UberEATS, per citarne alcuni -  sono ormai un mercato in continua espansione, in cui diversi player si stanno affacciando rapidamente come Amazon o le catene di supermercati, piccole aziende locali o ristoranti digitali. Di fatto, l'ordinazione digitale sta conquistando il mercato. 

Se guardiamo ai dati di Just Eat, servizio di e-food delivery arrivato in Italia nel 2011, gli italiani sembrano apprezzare sempre più il gustare cibo gourmet di alta qualità non cucinato in casa e senza necessariamente recarsi al ristorante. Just Eat rivela che in Italia ci sono 5.500 ristoranti affiliati all'azienda, oltre 105 dipendenti e 5.500 ristoranti partner ed è presente in 550 Comuni, con un numero di clienti in continua crescita.
Secondo il Censis (dati marzo 2017) sono già 19,4 milioni gli Italiani che acquistano cibo take-away online, da inquadrare in un trend di rinnovata attenzione al fattore cibo, dopo un drastico calo della spesa alimentare a causa della crisi economica.

Secondo i dati dell'Osservatorio ecommerce B2c del Politecnico di Milano, in Italia le consegne di cibo a domicilio valgono ben 812 milioni di euro e di questi 200 milioni sono riconducibili agli ordini ai ristoranti, cresciuti del 66% in dodici mesi.

I nuovi player di Food Delivery hanno, tuttavia, una strategia differente rispetto al colosso danese Just Eat: la piattaforma Just Eat si occupa, infatti, esclusivamente di mettere in contatto i clienti e i ristoranti che già dispongono di un servizio di consegna a domicilio; gli altri player come Foodora, Foodinho e Deliveroo, invece, offrono un servizio di delivery per i ristoranti che originariamente non prevedevano la consegna.

Dal punto di vista tecnico dell'offerta, queste piattaforme hanno come primo punto di forza la velocità: questo tipo di servizi garantisce la consegna del cibo ordinato in media entro un massimo di circa 30 minuti. Tutto ciò è possibile grazie ad autisti dedicati, suddivisi nelle zone nevralgiche delle città in cui operano. Un secondo punto di forza è la facilità di pagamento, che avviene attraverso carta di pagamento o in-app, i cui dati vengono registrati dal sito per eventuali futuri pagamenti. Un altro punto di forza è la geolocalizzazione, che permette al cliente di controllare in tempo reale lo stato del suo ordine fino alla consegna dello stesso e di verificare l'effettiva rapidità del servizio.

Un'altra caratteristica che contraddistingue questo tipo di servizi è l'offerta alimentare di buono e alto livello con un costo medio-alto. Il target a cui si rivolgono è, dunque, differente in termini di status sociale ed economico rispetto ai player locali che effettuano consegne a domicilio o che sono affiliati al network Just Eat. Il servizio è spesso utilizzato da una categoria di persone con buona o alta retribuzione, abituata a lavorare quasi non-stop e, solitamente con poco tempo a disposizione per la pausa pranzo o la cena. Secondo Just Eat, per esempio, sono in particolare i professionisti degli studi di consulenza tra i clienti leader del loro servizio per volumi di spesa, che detengono anche il primato per ordinazioni con l'app.

 

L'apprezzamento dei servizi di food & beverage delivery e la loro rapida espansione vanno oltre la mera comodità del servizio stesso e sono principalmente da attribuirsi al concept che risiede nel cuore di queste attività: da una parte offrono ai consumatori l'opportunità di ricevere un ordine richiesto su misura e customizzato; dall'altro lato permettono ai ristoranti, ai catering e ad altri operatori food di ampliare il bacino di clienti.

Quale tra i competitor potrà avere la meglio lavorando in un mercato così competitivo e proponendo molti di essi un'offerta praticamente identica dipenderà da diversi fattori, tra i quali la comunicazione del brand, sia del servizio, che deve necessariamente rimanere impresso nella mente dei consumatori, in modo da creare un'associazione automatica quando i consumatori decidono di usufruire di un servizio di food delivery, sia degli operatori di ristorazione associati a questi servizi che devono rendere riconoscibile il brand legato al prodotto alimentare anche al di fuori delle mura del ristorante stesso.


E' qui che entra il gioco il packaging. La
nuova ricerca dell'istituto Smithers Pira, commissionata dal Gruppo Asia Pulp & Paper (APP), rileva che il mercato europeo del packaging out-of-home (OOH) crescerà del 6% per raggiungere un valore totale di 6 miliardi € entro il 2020, proprio grazie all'incremento dei mercati fast food e fast-casual. Solo in Italia, il ritmo medio di crescita è pari all'1,2% annuo.

 

In generale, i mercati del packaging sono stimati in crescita sia nell'Europa Occidentale sia in quella Orientale. Secondo la ricerca, il valore totale del mercato del packaging nell'Ovest Europa nel 2016 è stato pari a 184 miliardi di dollari, con un'attesa di crescita del 2,8% annuo fino al 2020. Per l'Est Europa, un mercato senz'altro meno saturo rispetto a quello dell'Europa Occidentale, la crescita stimata è ancora più promettente: +3% annuo a partire da un valore base di 48,1 miliardi di dollari registrato nel 2016. In tutto il continente, la popolarità crescente della consegna a domicilio e dei fast food porta a prevedere entro il 2020 un sorpasso da parte di tali settori sulla quota di mercato dei ristoranti full-service.

 

Il packaging per il mercato OOH è da sempre un segmento importante della linea di prodotti di Asia Pulp & Paper, che ai pasti a domicilio dedica Foopak e Sinar Kraft. La gamma della linea Foopak è costituita da imballi a contatto con cibo e bevande per il retail food & beverage. La gamma di prodotti spazia dalle carte ai cartoni e cartoncini oleati, cupcake e altri prodotti da forno. L'intera gamma Foopak è conforme ai più elevati standard internazionali per igiene e salute. SinarKraft è una gamma di packaging multistrato in cartone e cartoncino. Il prodotto, a tre strati, è costituito da strati kraft composti da fibre di legno duro sbiancate e uno strato interno in kraft non bianchito. SinarKraft è certificato PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) e offre massima resistenza alle temperature fredde, rendendolo ideale per il confezionamento di bevande e per il packaging dei surgelati.

 

                           




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mercoledì 9 agosto 2017

Ferraris Terna, dobbiamo rafforzare le magliature della rete

Se c’è una sfida che sembra stargli a cuore più delle altre «è far crescere Terna come una squadra». Non a caso, dopo la nomina, il nuovo ceo Luigi Ferraris ha trascorso i primi due mesi sul territorio. «Abbiamo ingegneri molto capaci e operai in grado di intervenire sulla rete sotto tensione – spiega nella sua prima intervista da capo-azienda -. Li ho visti all’opera ed esprimono al meglio il concetto di squadra. E, solo se saremo una squadra coesa, con un approccio integrato e sostenibile, riusciremo a rispondere efficacemente a un mondo in trasformazione».

Le rinnovabili crescono e si chiudono gli impianti termoelettrici, non sufficientemente compensati però da nuova capacità “green”. Che rischi ci sono?

coperta dalle fonti “verdi” è in costante aumento, viaggiamo su una media annua del 34% con picchi, a maggio, anche dell’87 %. E l’incremento della componente rinnovabile vuol dire un aumento dell’erraticità della risorsa che copre la domanda perché le condizioni climatiche comportano maggiore volatilità e maggiori sollecitazioni per la rete che Terna gestisce. Senza contare che, per via del progressivo spegnimento delle centrali, siamo passati da un eccesso di capacità a un margine di riserva che va assottigliandosi. E, dunque, servono delle contromisure.
Di che tipo?
Una delle risposte possibili è l’avvio del mercato delle capacità, affiancato però da una pianificazione stringente ed è qui che entra in campo Terna. L’ultima nostra pianificazione decennale prevedeva già degli interventi per far fronte a questa situazione, ma credo ci sia spazio per azioni più incisive e per maggiori investimenti nel mercato domestico. Dobbiamo rafforzare le magliature della rete, ma dobbiamo favorire altresì forme di stoccaggio dell’energia. Tutto questo guardando sempre alla sostenibilità come elemento chiave per coniugare investimenti e crescita del paese.
Volete diventare i gestori delle batterie per il futuro?
Non abbiamo quell’ambizione, ma è chiaro che le batterie sono necessarie. E dobbiamo aumentare anche la capacità d’interconnessione con l’estero. Già oggi siamo un hub dell’energia del Mediterraneo: l’Italia può contare su 25 linee elettriche, di cui quattro verso paesi affacciati sul Mediterraneo. Abbiamo poi le interconnessioni con Francia e Montenegro, che vedranno la luce a fine 2019, nonché il progetto con la Tunisia – per il quale sarà richiesto un contributo alla Ue che potrebbe materializzarsi a inizio 2018 – e ulteriori rafforzamenti sono previsti verso Svizzera e Austria. Tutto ciò si trascinerà un piano di investimenti più robusto.
Quanto più robusto?
Credo si possa fare di più e dobbiamo fare di più per accompagnare questa transizione. Pensi solo alle situazioni climatiche degli ultimi mesi soprattutto al sud e al centro-sud dove abbiamo avuto, nella prima parte dell’anno, precipitazioni violente, anche nevose, non previste. Dobbiamo dunque anticipare certi interventi il più possibile per evitare alla popolazione i disagi provocati da condizioni climatiche estreme.
Lei ha anche promesso una politica di dividendi «più generosa» dell’ultimo piano.
Metodologicamente va individuato un parametro in grado di far partecipare i nostri azionisti alla crescita futura degli utili attraverso i dividendi. Poi il quantum lo dobbiamo definire, con l’attuale politica (crescita media annua del 3% fino al 2021, ndr) che rappresenterà un floor e senza perdere di vista la sostenibilità finanziaria.
Veniamo alle acquisizioni. In Europa, sono parole sue, le opportunità sono limitate. Nessuna occasione in vista?
Ci sono delle aree in cui si potrebbero verificare delle razionalizzazioni di portafogli di qualche operatore regionale. In questo senso, guardo sempre al centro-Europa: se ci fossero opportunità di dismissioni, le valuteremmo con attenzione sempre considerando un profilo di rischio basso e un limitato impiego del capitale.
In Sudamerica avete messo piede in diversi paesi. Ci sono ulteriori possibilità?
Il Perù lancerà un’altra asta per una nuova linea nell’ultimo trimestre e parteciperemo. In Cile, c’è una pipeline di progetti che potremmo valutare con attenzione. L’Uruguay vuole costruire altre linee, siamo stati i primi a entrare e abbiamo una posizione di vantaggio. In Brasile, il tema delle interconnessioni è all’ordine del giorno.
Intravvede chance in Africa oltre alla Tunisia?
Se si normalizzerà la situazione in Nordafrica, Terna può giocare un ruolo di supporto alla creazione di un mercato dell’energia, a partire dalla Libia. Che è l’area più critica, ma anche la più strategica perché è di fronte a noi. E quindi va guardata con grande attenzione.
C’è spazio per altre acquisizioni oltre a Europa e Sudamerica?
Direi di sì e potrebbero riguardare, per esempio, società di servizi di eccellenza nell’efficienza energetica, che andrebbero ad arricchire le competenze tecnologiche che abbiamo sviluppato.

FONTE: Ilsole24ore.com
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