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giovedì 17 settembre 2015

L'impasto umano di Torino Spiritualità: umanità, responsabilità e consapevolezza


 

11. edizione
TORINO SPIRITUALITÀ
23|27 settembre 2015

L'IMPASTO UMANO
FATTI DI TERRA, GUARDIAMO LE STELLE

Comunicato n. 4
IMPASTO UMANO: GLI "ALTRI" SIAMO NOI
UMANITÀ, RESPONSABILITÀ E CONSAPEVOLEZZA

17 settembre 2015. L'11. edizione di Torino Spiritualità, in programma dal 23 al 27 settembre e dedicata al tema dell'impasto umano, è un'occasione per scoprire i tanti significati, le implicazioni meno evidenti e l'attualità di ciò che chiamiamo spiritualità. L'emergenza umanitaria dei migranti ne è l'esempio più evidente: quando decine di migliaia di esseri umani senza più nulla da perdere decidono di rischiare la vita anche solo per la speranza di un futuro migliore e si gettano stremati ai confini del "primo mondo", è inevitabile sentirsi chiamati all'appello come uomini, come creature che per loro stessa natura non possono restare indifferenti alle sofferenze dei propri simili. Per questo, fin dall'inaugurazione, il Festival invita a riflettere sull'impasto umano che unisce tutti gli esseri umani, dai più fortunati ai disperati che muoiono sulle nostre frontiere.

Mercoledì 23 settembre (ore 18, Chiesa di San Filippo Neri, in collaborazione con La Stampa), la lezione di apertura di Torino Spiritualità è una domanda rivolta a ognuno di noi: Cosa muove gli uomini? I giornalisti Mario Calabresi, Domenico Quirico e Niccolò Zancan, con l'aiuto delle fotografie di Giulio Piscitelli, invitano il pubblico a interrogarsi sui drammi che costringono a migrare e sul senso di disagio e paura che spesso proviamo di fronte a questo fenomeno, incapaci di fare i conti con le sue cause e soprattutto con la consapevolezza che nel passato di ogni società oggi benestante vi sono state miserie e guerre dalle quali fuggire. Da questa riflessione sui legami profondi e dimenticati che ci uniscono a coloro che consideriamo "altri", venerdì 25 gli storici Alessandro Barbero e Alessandro Vanoli prendono le mosse per spiegare come quei migranti che alcuni considerano "barbari" siano una fondamentale iniezione di vitalità: Il bisogno della barbarie (ore 21, Circolo dei lettori, Sala Grande) è una reazione al senso di immobilità e senescenza che più volte nella Storia ha favorito l'ingresso di forze sociali e culturali nuove, nonostante da millenni i barbari siano sinonimo di devastazione e diversità, specchi della paura e dell'odio per ciò che viene da lontano. Quando arrivano in genere un mondo finisce e un altro ha inizio: in alcuni casi, non è che la soluzione migliore alla ricerca di un senso, di un'identità. Tanto che nella sua poesia Arrivano i barbari Costantino Kavafis scrive: "E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? Era una soluzione, quella gente".

Una volta che "quella gente" è arrivata, iniziando il difficile e controverso percorso dell'integrazione, qual è il modo migliore di interagire con le sue differenze? Cristina Gabetti e Massimo Gramellini, entrambi impegnati nel giornalismo e nella scrittura, domenica 27 propongono una scommessa: La gentilezza funziona? (ore 10.30, Teatro Gobetti). Benché il senso comune ci dica che le persone tendono all'egoismo e che gentilezza e solidarietà sono rare, in realtà è esperienza di molti che essere gentili fa sentire meglio, è persino gratificante. Ma allora perché non riusciamo ad esserlo così spesso quanto vorremmo? In questo dialogo la spiritualità prende la forma dell'accoglienza e dell'attenzione verso il prossimo, che invitano necessariamente i singoli e le società ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Responsabilità nei confronti anche del nostro Pianeta: un ospite che in miliardi di anni ha fatto tanto per l'uomo, il quale negli ultimi due secoli ha ricambiato con devastazioni naturali, alterazione del clima, estinzioni di massa. Per questo domenica 27 Padre Alex Zanotelli porta a Torino Spiritualità Il grido della Terra (ore 16, Teatro Gobetti): a lungo l'uomo ha sfruttato le risorse dell'ambiente incurante delle conseguenze, anche su altri esseri umani. Ora è necessario capire cosa l'uomo può fare per una casa tanto bisognosa di cure, prestando orecchio al suo grido e imparando a riconoscere in esso anche il grido dei poveri, che dell'indifferenza verso il pianeta sono le prime vittime.

Rimediare ai danni causati alla natura e, nella delicata catena che tutto lega, alle comunità più povere, prendere a cuore la sorte dei migranti e riconoscerli come parte integrante delle nostre società: tutto questo significa tornare a riflettere sul nostro impasto, su ciò che dovrebbe animarci ma che forse stiamo dimenticando. Così, sabato 26 (ore 15.30, Teatro Gobetti) lo scrittore e critico d'arte John Berger insieme alla giornalista e saggista Maria Nadotti richiamano l'attenzione sulla percezione falsata e frammentata che abbiamo del mondo e che rende difficile conservare uno sguardo complessivo sugli altri come su noi stessi. Scrivere al buio è il titolo del loro dialogo e il simbolo dell'oscurità artificiale in cui brancoliamo, sempre più distanti gli uni dagli altri a dispetto dell'apparente iper-connessione quotidiana. Occorre capire come fronteggiare lo smarrimento di un'esistenza percepita a frammenti, così che anche gli esseri umani possano riacquistare piena dignità e significato. Analogo è l'auspicio dell'incontro con Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità di Bose, Tutto ciò che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze, nell'ambito del ciclo Scuola di Otium (sabato 26, ore 20.30-22.30, Circolo dei lettori, Sala Grande, a pagamento con prenotazione obbligatoria, per info e riduzioni torinospiritualita.org). Nella riflessione si maturano consapevolezze alle quali occorre restare fedeli, nonostante il disorientamento del mondo, che cambia velocemente e impone nuove sfide, talvolta indugiando in un pensiero debole o nichilista. Per questo perseveranza e coerenza sono cruciali: senza di esse non c'è possibilità di cammino comune, di appartenenza, di speranza per il futuro. Avere convinzioni salde garantisce un'identità non mutevole e unifica anche la nostra anima, donando la libertà di decidere di noi stessi. Ed è una decisione estrema quella presentata dalla filosofa Michela Marzano insieme alla compagnia Teatrodilina nella lezione-spettacolo Gli artisti della fame. Una lezione e un monologo su Un digiunatore di Kafka (sabato 26, ore 17.30, Teatro Carignano, a pagamento, info su torinospiritualita.org). Se nel racconto del celebre scrittore il protagonista considera il proprio digiuno come un'opera d'arte e una sfida, Michela Marzano coglie lo spunto dell'atto creativo dell'uomo per riflettere sulla scelta dell'ascesi corporale e della privazione autoimposta come estrema e paradossale espressione di libertà. Un'altra testimonianza intensa di autodeterminazione è raccontata da Padre Antonio Menegon e Angela Volpini, che con Marilène Ghanem domenica 27 raccontano La seconda nascita: concepire se stessi (ore 16, Chiesa di San Giuseppe): un viaggio nella fede, iniziato per Angela Volpini a 7 anni, con la prima di numerose altre visioni mariane, e condotto all'insegna del desiderio di colmare il divario tra dover essere ed essere, tra fedeltà ai modelli e fedeltà a se stessi. Sul confine tra mistica e cristianesimo, un dialogo sulla bontà originaria dell'essere umano e sul valore del libero arbitrio.

Torino Spiritualità è un progetto del Circolo dei lettori di Torino, con il sostegno di Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, il contributo dei partner Giubileo per la Cultura, Ersel, Codebò, la collaborazione dei partner tecnici Lago, EXKi, Sparea, Caffè Vergnano, Aboca, Hotel Victoria, ITS Tecnologie dell'informazione e della comunicazione, Mirafiori Motor Village, QC Termetorino, la media partnership di La Stampa e Rai Radio3.



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