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martedì 18 novembre 2014

Antonio Preziosi Rai (Diocesi Melfi): “Insieme per educare alla comunicazione"

La diocesi di Melfi guarda ai giovani per educare alla comunicazione. Antonio Preziosi, giornalista Rai, sottolinea come nell’epoca della digitalizzazione, le tecniche della comunicazione non possano essere più soltanto appannaggio di pochi eletti, ma debbano essere patrimonio comune. “Dal punto di vista dell’insegnante – commenta Preziosi alla presenza del vescovo di Melfi Gianfranco Todisco –, educare alla comunicazione e non conoscere il linguaggio dei nuovi media e dei social network significa imbarcarsi in un progetto fallimentare”. “Perché – ha concluso Preziosi – sia l’uomo a gestire il mondo digitale e non il digitale a gestire lui”.
Antonio Preziosi Insieme Per Educare Alla Comunicazione Pensare Digitale Per Essere Moderni
Antonio Preziosi, giornalista Rai
In attesa che arrivi un Papa nativo digitale, servirà ancora qualche decennio: nel palazzo vescovile di Melfi si pensa a come educare i giovani alla comunicazione, ai pro e ai contro di una società digitalizzata nella quale non è sufficiente esserci: “Bisogna comunicare di esserci”, chiarisce nella sua relazione Antonio Preziosi, giornalista Rai, già direttore di Radio1 e del Giornale Radio Rai. Preziosi sottolinea come nell’epoca della digitalizzazione, le tecniche della comunicazione non possano essere più soltanto appannaggio di pochi eletti, di pochi “professionisti”, ma debbano essere patrimonio comune. Da qui il bisogno di educare alla comunicazione.
“Dal punto di vista dell’insegnante – commenta Preziosi alla presenza del vescovo di Melfi Gianfranco Todisco –, educare alla comunicazione e non conoscere il linguaggio dei nuovi media e dei social network significa imbarcarsi in un progetto fallimentare”. Una piccola provocazione per spiegare come per educare alla comunicazione sia necessario entrare nella testa dei giovani, capire che cosa significhi “pensare in digitale”.
Un’impresa certamente complicata, che richiede studio, capacità di mettersi in sintonia con i giovani ma che si rivela essenziale se si pensa che la maggior parte delle persone è nata quando internet non c’era. Si tratta allora di colmare un gap, pensando che un giorno l’annuncio dell’“habemus papam” potrà essere dato addirittura con un tweet e che per le nuove generazioni questo non rappresenterà nulla di straordinario.
Il giornalista Rai ha continuato la sua relazione sottolineando l’importanza di capire che i “nostri giovani pensano in digitale. E che questa debba essere la nostra sfida comunicativa di oggi. Consapevole dei rischi e dei pericoli che si annidano in questo genere di passaggi”.  “Perché – ha concluso Preziosi – sia l’uomo a gestire il mondo digitale e non il digitale a gestire lui”.

FONTE: Daily Focus

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