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domenica 11 dicembre 2016

Nuovo logo per Adalia. Il primo premio va alla studentessa Michela Follador, dell’Istituto Salesiano San Zeno di Verona

Si è concluso mercoledì 30 novembre 2016 a Milano, presso Aromando Bistrot, il concorso promosso dall’azienda vinicola Adalia per l’ideazione e la realizzazione del nuovo logo aziendale con la premiazione della studentessa Michela Follador (19 anni), dell'Istituto Salesiano San Zeno di Verona.

Adalia - dal latino Adalia Bipuntacta, coccinella con due macchie nere sulle ali - è una piccola realtà agricola della Valpolicella in Loc. Molinetto, Mezzane di Sotto (VR), con quattro ettari vitati, dove Marinella Camerani sta portando avanti, assieme alle figlie, un progetto di vini facili, giovani ma non banali in linea con la sua filosofia di “naturale”.

Grazia a questo spirito di rinnovamento e attenzione verso le nuove generazioni, è nata la competizione rivolta agli studenti under 25, realizzata in collaborazione con gli istituti superiori e professionali di grafica. Il bando di concorso è stato lanciato a inizio 2016, in occasione dei trent’anni di Corte Sant’Alda, proprietà storica della famiglia, e i lavori ricevuti, un centinaio da tutta Italia, sono stati esposti in cantina durante i festeggiamenti (giugno 2016) di questo importante anniversario.

Una finale tutta “al femminile” si è svolta presso il rinomato ristorante milanese: sei giovani ragazze, provenienti da tre diverse scuole – Istituto Salesiano San Marco di Venezia, Istituto Salesiano San Zeno di Verona e Accademia di Belle Arti di Frosinone – erano, infatti, in corsa per la vittoria. I cinque disegni finalisti erano stati selezionati a inizio novembre dalla giuria tecnica composta da Carlo Alberto Delaini, Capo Ufficio Stampa di Veronafiere e Presidente di giuria, Marinella Camerani, proprietaria di Adalia e Corte Sant’Alda, Marco Fogliatti, Grafico, Laura Zanoni, giornalista de L’Arena e Cecilia Zanasi, esperta in comunicazione e titolare dell’agenzia Zed_Comm.  

La giovane vincitrice Michela Follador ha quindi ricevuto un premio di 500,00 Euro, per “aver saputo interpretare con fantasia e personalità, attraverso un logotipo e un nuovo marchio, la filosofia aziendale, la qualità dei vini e il rapporto con giovani”. All’Istituto di provenienza è stato invece consegnato un buono del valore di 1.500,00 Euro, spendibile in materiale grafico e/o didattico.


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Logo vincitore di Michela Follador


Un po’ di storia ….

I vigneti di Adalia sono stati acquistati nel 2009, quando Alda, figlia di Marinella Camerani, propose di fare vini più semplici, facili, giovani ma non per questo meno autentici. A Corte Sant’Alda si decise così di tentare questa strada nuova, cercando però di mantenere stile tradizionale, varietà tipiche, fermentazioni naturali, conduzione biodinamica del vigneto e filosofia aziendale. In cantina non si poteva modificare molto, le tecniche di fermentazione con lieviti indigeni erano ormai collaudate, gli affinamenti in botti grandi usate anche per i vini di Corte Sant’Alda erano l’unica strada percorribile per mantenere un’impronta tradizionale, e le “scorciatoie enologiche” non appartengono alla filosofia aziendale. Solo migliorando il lavoro in un vigneto di vent’anni, fino a quel momento condotto con pratiche colturali convenzionali, e interpretando al meglio le caratteristiche di quelle uve, si sarebbe potuto raggiungere l’obiettivo. I vigneti di Adalia sorgono in località Molinetto, nel versante ovest della vallata a quota 200-300 metri sul livello del mare, dove i terreni sono più “facili” e ricchi, ma che mantengono sempre la matrice calcarea. Le terrazze di viti allevate a pergola, circondate da bosco e olivi sono piaciuti subito alla proprietà. Seppure poco distante da Fioi, questo luogo aveva geometrie, colori ed energia completamente differenti: Marinella Camerani aveva trovato il posto ideale per cimentarsi in questa nuova sfida. Produrre vini genuini e semplici, ma non banali. Questi quattro ettari di viti circondati da boschi (BALT) attraversati da un ruscello (RUVALN) con fiori di cardi selvatici (ROASAN) danno naturalmente uve fresche e leggere, adatte alla fermentazione spontanea in acciaio e brevi affinamenti in legno. I nomi scelti per i vini sono originari della lingua dei Cimbri, popolo del nord Europa insediatosi in Lessinia attorno al II sec. A.C.

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