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mercoledì 28 dicembre 2016

Giovanni Carrù ristrutturazione Pontificia Commissione Archeologia Sacra

Si è riunita la plenaria della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
L’iniziativa è stata voluta dall’arcivescovo presidente, Gianfranco Ravasi, e dal segretario, Monsignor Giovanni Carrù, al fine di definire le attività dal punto di vista storico, letterario, teologico, archeologico e conservativo.
La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, l’istituzione pontificia che, secondo le convenzioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano, tutela, conserva e valorizza le catacombe cristiane di Roma e d’Italia, ha ripreso l’antica consuetudine di riunirsi periodicamente.
L’iniziativa, voluta dall’arcivescovo presidente, Gianfranco Ravasi, e dal segretario, Monsignor Giovanni Carrù, si inquadra in una ristrutturazione globale dell’istituzione, che ha meglio definito la mappa degli ispettorati locali e che ha previsto anche la figura di un sovrintendente archeologico, Fabrizio Bisconti, per potenziare il ruolo scientifico dell’organismo, che si affianca a quello spirituale, nel senso che la commissione si occupa simultaneamente degli aspetti tecnici, archeologici, conservativi, ma anche di quelli più propriamente di catechesi e di apostolato.
A quest’ultimo riguardo, sono diventati più stretti i rapporti con la direzione delle catacombe aperte al pubblico, che si occupano della gestione del pellegrinaggio nelle cinque catacombe romane – Domitilla, Priscilla, Sant’Agnese, San Callisto, San Sebastiano – ma anche di quelle di San Gennaro a Napoli, di San Giovanni a Siracusa, di Santa Mustiola a Chiusi, di Santa Cristina a Bolsena e di San Senatore ad Albano.
La commissione è stata completamente rinnovata e i membri, nominati dal Papa, metteranno a disposizione la loro esperienza per meglio definire le attività dal punto di vista storico, letterario, teologico, archeologico e conservativo.
D’altra parte, gli interventi di scavo e di restauro nelle catacombe cristiane d’Italia, durante questi ultimi anni, hanno mostrato un’accelerazione e una specializzazione nelle tecniche e nella metodologia degli studi, sia per quanto riguarda le indagini propriamente archeologiche, sia per quanto attiene quelle relative al restauro delle pitture, dei sarcofagi e degli altri materiali emergenti dai cantieri di indagine.

Tra gli interventi più recenti e più fortunati, dobbiamo ricordare quelli che hanno messo in luce un nuovo santuario nelle catacombe romane dei Santi Marcellino e Pietro, e in quelle di Santa Tecla, dove, come si è anticipato lo scorso anno nelle pagine di questo giornale, stanno emergendo nuove pitture di straordinaria importanza, con le effigi di san Paolo e di altri apostoli, che si propongono come le più antiche sinora scoperte. Di questa fortunata acquisizione, ottenuta con lo strumento del laser, si darà conto ben presto in una conferenza stampa.
Anche nelle catacombe d’Italia non sono mancati scavi fruttuosi, come nel caso dell’indagine sistematica della catacomba di Villagrazia di Carini (Palermo), che ha riportato alla luce, tra l’altro, due splendide rappresentazioni pittoriche con l’adorazione dei Magi e un numero considerevole di sepolture intatte.
Ma scavi e restauri sono stati effettuati un po’ in tutto il suolo italico e, precisamente, a Formello, a Sant’Alessandro sulla Nomentana, a Bolsena, a Grottaferrata, a Chiusi, a Massa Martana, nell’isola di Pianosa, a Napoli e a Siracusa.
Tornando a Roma, progetti di grande impegno stanno per essere varati ancora nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, che, in accordo con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, verrà aperta al pubblico nei prossimi anni, dopo un meticoloso intervento preparatorio. Nello stesso senso, si sta lavorando per aprire il complesso di Pretestato, dove sono musealizzati oltre mille frammenti di sarcofagi pagani e cristiani, mentre è in avanzato stato di allestimento la nuova copertura dell’antico ipogeo degli Aureli in viale Manzoni. Proprio fra qualche giorno, continueranno le indagini nella basilica circiforme sulla via Ardeatina, dove, da alcuni anni sta riemergendo il complesso basilicale di fondazione costantiniana, destinato a ospitare le spoglie di Papa Marco, rinvenuto nel comprensorio callistiano.

Tutte queste attività, oltre a rispondere a delle precise esigenze che ci manifestano continuamente questi preziosi e fragili monumenti del cristianesimo della prima ora, dall’altro, su un piano più spirituale e di attenta ricostruzione storica, ci restituiscono l’immagine di una comunità ricca e vivace culturalmente e artisticamente, che esprimeva tale vivacità anche nei propri cimiteri, che appaiono sempre più – come vuole l’etimologia greca della parola “cimitero” – quali dei sereni dormitori in cui il cristiano riposa in attesa del risveglio eterno.

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