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martedì 10 gennaio 2017

Monsignor Gianni Carrù Risalendo dalle acque del Giordano

Monsignor Giovanni Carrù, sacerdote dal 1972, è giunto in Congregazione nel novembre del 2003, al termine di una esperienza ventennale da parroco. Diventa Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra nel 2009.
Risalendo dalle acque del Giordano di Giovanni Carrù
Nel settore settentrionale del comprensorio callistiano, si sviluppa una delle aree più antiche delle catacombe romane, riferibile, nella sua prima concezione, già nella seconda metà del ii secolo e definita con il toponimo di “cripte di Lucina”, per il fatto che – secondo la tradizione – una matrona di nome Lucina, con l’aiuto di alcuni presbiteri, raccolse le spoglie del pontefice Cornelio (251-253) per deporle in una cripta scavata nel suo praedium sulla via Appia.
Ma l’area, come si diceva, presenta segni di antichità, che ci rimandano alle prime manifestazioni catacombali nel suburbio romano. Specialmente un cubicolo doppio presenta decorazioni pittoriche estremamente precoci, da riferire ai primi decenni del III secolo, proponendo, così, una delle espressioni più antiche dell’arte cristiana.
I due ambienti sono interessati da affreschi che ricordano le immagini dell’orante, del buon pastore, dei “pesci eucaristici”, ma anche un’immagine speciale, che rimanda alla prima rappresentazione del battesimo di Cristo, secondo uno schema, estremamente semplice, rispettando i canoni della più antica arte cristiana. L’affresco, benché recentemente restaurato, appare molto svanito, ma lascia intravedere la figura del Battista sulla sponda del Giordano, mentre aiuta il Cristo a risalire dalle acque del fiume. Sulla scena si riconosce la figura della colomba che vola, a mezza altezza, per indicare la presenza dello Spirito, che sovrintende al mistico evento. La semplice raffigurazione sembra tradurre in immagine il luogo evangelico “Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua; ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui” (Matteo, 3, 16).
L’ultimo e più grande profeta dell’Antico Testamento e precursore del Cristo nella predicazione e nel battesimo, Giovanni Battista, dopo questa prima suggestiva manifestazione nelle cripte di Lucina, compare in altre scene battesimali, ancora in ambienti catacombali e, in particolare, nei cubicoli dei Sacramenti, sempre a San Callisto, nel cimitero di Domitilla, in quello di Ponziano, ma anche nel sarcofago di Santa Maria Antiqua, nel sarcofago della Lungara e in quello di Giunio Basso, tra la fine del iii e il iv secolo.
È sintomatico che l’arte cristiana delle origini selezioni il momento particolare del battesimo, in perfetto ossequio con il carattere cristocentrico della cultura figurativa più antica. Eppure, negli stessi anni, i Padri della Chiesa ricordano la nascita del precursore, i suoi genitori Zaccaria ed Elisabetta (Luca, 1, 5 – 25), la sua attività apostolica, la sua morte (Marco, 6, 17 – 25), mentre nello scritto apocrifo, definito Protovangelo di Giacomo si fa riferimento al fatto, secondo cui, dopo la sua morte, il corpo dovrebbe essere stato deposto a Sebaste, dove godeva di un culto, anche se la sua tomba fu distrutta al tempo di Giuliano l’Apostata (Rufino, Historia Ecclesiastica 2, 28).
Com’è noto, molte basiliche e, segnatamente, molti battisteri furono dedicati al Battista e, in particolare, ad Alessandria, a Roma e a Ravenna. In quest’ultima città, i due battisteri, rispettivamente degli ortodossi e degli ariani, accolgono nello zenit delle cupole decorate in mosaico, proprio la scena del battesimo del Cristo. In queste scene, fin dalle prime manifestazioni, il Battista assume dimensioni più importanti rispetto al Cristo, nel senso che, nella gerarchia delle proporzioni, san Giovanni è il primo attore ed il protagonista dell’azione del battesimo.
Dal v secolo, accanto alla scena dell’iniziazione del Cristo da parte del Battista, si diffondono altri temi ispirati all’annunciazione a Zaccaria ed Elisabetta, alla nascita di Giovanni, al cantico di Zaccaria, alla fuga di Elisabetta, specialmente nei codici miniati, a cominciare dall’Evangelario di Rabbula e continuando con quello sinopense di Parigi. La figura del Battista appare in tutta la sua enfasi nell’arte bizantina e, segnatamente, nell’oratorio di San Giovanni in Laterano, nella cattedra eburnea di Massimiano, nella basilica di Santa Maria Antiqua.
Per quanto riguarda gli edifici di culto dedicati al Battista, esiste un antico memoriale in Palestina, forse riferibile al v secolo, nel sito di Qasr el-Jehud, sorto nel luogo dove, secondo la tradizione, avvenne il battesimo del Cristo, mentre, a Sebaste – come si è anticipato – un monumento basilicale doveva essere stato eretto sul sepolcro del precursore.
A Costantinopoli vennero dedicati a Giovanni Battista oltre una quindicina di edifici di culto. L’iconografia tradizionale del precursore, “vestito di pelli di cammello con una cintura di cuoio attorno i fianchi (…) mentre si cibava di locuste e di miele selvatico” (Matteo, 3, 4) nasce solo nel medioevo.

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