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venerdì 25 novembre 2016

E pure 'sto "blecfraidi" e la giornata della retorica sul femminicidio se li semo torti dai coglioni.

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Roma, 25 novembre 2016 - Il mio titolo è volutamente volgare perchè si capisca immediatamente che è chiaramente sopra le righe sarcastico.

Tra l'altro ho accostato in modo stridente due cose davvero distanti, seppur comunque apprezzabili sotto vari risvolti. Un'iniziativa di rilancio dei consumi e una battaglia di civiltà.

Detto questo, per evitare di essere frainteso, voglio sottolineare che sono contro qualsiasi violenza verso qualsiasi essere umano.

Ma mi pongo degli interrogativi sulla necessità distinguere il reato di omicidio da uno specifico dedicato alle donne vittime per mano maschile: il femminicidio.

Forse ho torto: dati che non ho verificato, ma credo plausibili, parlano di 102 donne uccise da gennaio a oggi per man maschile SOLO in Italia.

Un dato spaventoso che non mi sarei aspettato. Perché credo che viviamo in una Società migliore e ben distante da altre culture in cui il ruolo della donna, e così il suoi diritti, sono del tutto marginali.

Certo vorrei approfondire tutte le statistiche sugli omicidi volontari. 

Immagino che gli uomini, che non so il perché, siano atavicamente più violenti delle donne. E quindi, anche se le dinamiche sono del tutto diverse, immagino che gli omicida maschili prevalgano per lungo distacco.
Una cosa che mi disgusta e mi umilia in quanto uomo..

Però trovo che la retorica sterile attorno al tema della violenza contro le donne stia assumendo toni, che di fatto, non portano a nulla.

Se si facessero meno convegni per lavarsi l'anima e si guardassero davvero i vissuti delle donne, e degli uomini, di questa Società, se si volesse realmente incidere sui veri comportamenti quotidiani delle persone verso gli altri, magari si potrebbe capire meglio quello che succede.

Forse, quindi, non serve a molto condannare la violenza sulle donne in un modo esclusivo.
Forse c’è anche da domandarsi perché nella nostra Società gli uomini arrivino a commettere cose indicibili verso le loro compagne attuali o meno.

Cercare di capire non significa giustificare.
La violenza è un grave reato. Chi la commette è un criminale e va condannato. Ma perché tanti uomini, che fuori da quelle drammatiche relazioni non commetterebbero reati, “impazziscono” andando a colpire proprio le donne che hanno amato e magari pensano di amare ancora?

Il problema è estremamente complesso. Basti pensare ai circa 5 milioni di uomini (dati sempre che non ho verificato) che subiscono violenza, anche fisica, dalle donne. 

Donne che non permettono loro di vedere i propri figli, che li ricattano, donne che li umiliano perché non guadagnano abbastanza. 
Perché tanti uomini finiscono sul lettino di analisti perché non possono vedere i propri figli oppure vanno sul lastrico per ottemperare ai loro obblighi sugli alimenti?
Perché tanti uomini si suicidano proprio dopo aver commesso il loro omicidio?

Ripeto, se continuo, sembra che voglia difendere o giustificare gli uomini violenti. E non è così.

Quello che auspicherei è una profonda analisi delle condizioni socio economiche e culturali da cui scaturiscono questo tipo di episodi di cronaca nera.

Per capire e cercare di contrastare questo fenomeno. Senza cadere in retoriche stucchevoli del tipo “manco con i fiori” o contrapposizioni dicotomiche tra il genere maschile quello femminile. 



Non ho soluzioni, ma santificare un giorno per la condanna del femminicidio secondo me non fa educazione preventiva ma anzi rischia di amplificare la dicotomia tra “donne-buone-vittime” e “uomini-cattivi-assassini”.

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