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martedì 14 febbraio 2017

San Valentino, festa dell’innamoramento o festa dell’amore?



Di tutte le idee più sbagliate sull'amore la più errata è pensare che innamorarsi equivalga ad amare.



Non ho mai capito sino in fondo, il #14febbraio, la festa degli innamorati.
 

Non parlo di tutto il corredo di rituali consumistici e frasi sdolcinate che si porta dietro il #SanValentino.

Ogni motivo, del resto, è più che buono e legittimo per credere e festeggiare alcuni giorni dell'anno e della nostra vita, in cui, se noi stessi non gli attribuissimo un significato particolare, sarebbero solo l'ennesimo giorno come i precedenti 365 giorni del resto dell'anno.

Festeggiare, anche gli appuntamenti più artificiosamente confezionati e consumeristi e nei modi più futili, è bello e importante. 


Ci permette di rivivere alcune gioie, ci fa santificare delle positività.

In questo senso, che sia San Valentino, la festa della Mamma o del Papà, o anche tutte le altre feste comandate del calendario, in fin dei conti non c'è nulla di male, anzi!

Ciò che veramente io ho in avversione è tutta la retorica dell'innamoramento.

Una mitologia da romanzo rosa cui attribuisco il frequente e progressivo naufragio del sogno coronato, magari dopo il giorno in cui “e tutti vissero felici e contenti”.


Ma ad innamorarsi sono capaci tutti!

Chi non ha mai sentito la gioia di vivere tutto d'un tratto ogni giorno come se fosse il primo della propria vita realmente vissuto nella sua pienezza?

Chi non si è svegliato felice per la giornata che cominciava come se fosse la prima volta che vedesse tutti i colori del mondo ne sentisse ogni profumo?

Il periodo dell'innamoramento è per certi versi magico, perché non facilmente definibile né racchiudibile in certi e sicuri confini, è ricco di palpitazioni, di sussulti, di passione, flirt e seduzione.

L'innamoramento è un momento di incredibile discontinuità dal normale scorrere delle cose. 


L'innamoramento comporta una vis rivoluzionaria che ci trasmette una forza benefica di eccezionale intensità.

Tutto bellissimo, tutto unico, tutto meraviglioso.
Ma a me tutto questo non basta.

La fase nascente di una relazione viene celebrata come la più importante e ricca di intense emozioni. 


Io invece la vera e piena felicità che ti fa sentire non un uomo nuovo, ma un uomo pieno e realizzato, l'ho sempre attribuita non al semplice innamoramento, ma all'amore vero e proprio.

Non l'infatuazione, ma il sentimento in continua evoluzione che pone la coppia di fronte alla sfida dell'immortalità della sua ragione d'essere.
 

Questo, effettivamente, è l'amore per me.

San Valentino è allora per me la celebrazione di coppie che, oggi più che mai, sembrano appartenere ad epoche passate, non esistere più, non poter più essere possibili. 


Nella mia vita ho avuto la fortuna di innamorarmi diverse volte e, ricambiato, ho vissuto gli anni più belli della mia vita. 


Ma non sono mai riuscito a costruire un amore che poi fosse capace di autoalimentarsi, di essere perenne fiamma, e non il solito fuoco destinato a diventare cenere tiepida per poi finire con lo spengersi del tutto.

Sono cresciuto nel modello dei miei genitori, la cui unione sopravvive alle leggi della Natura, ma sopravvive anche in alcune - rare ma esistono - coppie di miei amici che si sono ispirate nell'esempio dei miei genitori e, con tanto impegno, con tanto amore, passano i decenni e si amano sempre.



Io sono stato meno bravo, non ci sono riuscito e ormai manco attribuisco la colpa a semplice e arbitraria sfortuna.

Allora, ancor di più oggi faccio i miei auguri e onoro non i semplici innamorati, ma chi ha trovato la felicità indissolubile della coppia.


Auguri mamma e papà.

E auguri anche a te che da qualche tempo hai cominciato a pensarmi.

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