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mercoledì 23 ottobre 2013

Shopper di plastica in Europa: l'Italia è il primo paese plastic free

Periodo di ampie riflessioni in Europa con il Libro Verde “Una strategia europea per i rifiuti di plastica nell'ambiente” e pochi giorni ancora quelli concessi agli stati membri, al Parlamento europeo e alle parti interessate, incoraggiate a inviare le loro osservazioni entro il 7 giugno scorso.. A ricordarlo Quickbags, società affermata nel settore delle shopping bags personalizzate e operante con grande attenzione alla ricerca e allo sviluppo di nuove idee e materiali.

La sfida relativamente ai rifiuti in plastica fa parte di un quadro ben più ampio che porterà a fine 2014 verso una nuova normativa sui rifiuti a livello Europeo. Attualmente l'Italia si conferma il primo paese plastic free, mentre il Regno Unito non sembra ancora interessato a un confronto sulla necessità di una normativa che vieti definitivamente la fornitura di shoppers in plastica da parte degli esercizi commerciali.

Austria e Spagna dimostrano invece uno spiccato interesse fin dal 2011 per la definitiva messa al bando di shopper in plastica con caratteristiche non biodegradabili. La Spagna si è mossa recentemente in direzione della cosiddetta Plastic Free Area e per il 2018 è prevista l'eliminazione definitiva di tutte le buste in plastica non biodegradabili.

Il compito dell’Europa non è facile perché eliminare l’utilizzo dei sacchetti di plastica significa modificare lo stile e il comportamento di milioni di consumatori. Le shopping di plastica sono leggere, resistenti e così economiche da essere spesso considerate usa e getta. Il danno ambientale che comportano è enorme, inquinano e vanno ad aumentare il peso specifico dei rifiuti in plastica.

Anche il concetto di biodegradabilità è posto al centro del dibattito in Europa. Alcune plastiche biodegradabili non sono adatte al compostaggio domestico e si decompongono solo in particolari condizioni ottenute in fase di riciclaggio. Da più parti si sente l’esigenza di sensibilizzare l’opinione pubblica verso una distinzione tra ciò che è degradabile con processi naturali e ciò che invece necessita di procedure industriali.

Per maggiori informazioni:
Quickbags
www.quickbags.it
info@quickbags.it

Bonev Servizio Pubblico: la versione integrale dei miei messaggi alla Pascale

I “guardiani delle porte” del sistema corrotto in cui viviamo non hanno smentito la loro natura neppure questa volta. Dopo le mie dichiarazioni a Servizio Pubblico si sono adoperati con ogni mezzo per coprirmi di fango. Testate giornalistiche e politici hanno lanciato dichiarazioni di fuoco contro di me.
Michelle Bonev
Prima, quando facevo parte del loro sistema, mi coprivano di complimenti, soldi e contratti, adesso mi offendono in coro. Non sono io che devo difendermi, ma sono loro che devono spiegare come mai un’attrice abbia potuto ottenere contratti e premi da enti pubblici con l’intervento di un primo ministro. Questi sono i fatti; e cercare di gettare fango su di me non risolverà il vero problema: viviamo in un sistema corrotto! Tengo a precisare che io non sono pagata da nessuno, né appartengo ad alcun gruppo o colore politico, sono soltanto una donna che ha deciso di vivere nella verità.
Ma dire la verità non è sempre un atto apprezzabile, perché noi frammentiamo tutto. Abbiamo deciso che ci sono verità menzognere per chi è pagato dal sistema, verità vergognose per chi è un moralista, verità inutili per chi sostiene di sapere già tutto, mezze verità per chi deve insinuare il dubbio… Ma la verità non è frammentabile, è una sola, ed è inconfondibile. Perciò non dobbiamo voltarci dall’altra parte quando si parla di fatti che riguardano gli interessi della comunità, anche se sono fatti scandalosi… Prostituirsi mentalmente per proteggere un sistema è tanto grave quanto prostituirsi fisicamente. Io non sono peggio di una classe politica o di una stampa di regime che cerca di proteggere il proprio padrone. Ma davvero costoro pensano che la gente sia così sciocca? Scendere in campo per proteggere un corrotto acclarato, che ha fatto della corruzione il suo stile di vita, non è un atto vergognoso?
La “macchina del fango” che hanno attivato per screditarmi è davvero impressionante. Si servono di politici, giornalisti, di chiunque… persino della mia famiglia, dei miei messaggi sul telefono cellulare, fanno illazioni gratuite senza fondamento… Ma per dire cosa? Io ho già detto tutto: ho scritto un libro “Alberi senza radici” e ho prodotto un film “Goodbye Mama” dove ho già raccontato come mia madre maltrattasse me e mia sorella, sia psicologicamente che fisicamente, infatti è stata intimata dal giudice di Varna (Bulgaria) di tenersi a 100 metri di distanza da mia sorella. Ho raccontato come mia madre otto anni fa abbia abbandonato mia nonna malata di Alzheimer in un ospizio statale, dove era maltrattata e denutrita. Io e mia sorella abbiamo condotto una dura battaglia legale contro di lei per ottenere la tutela di nostra nonna e trasferirla in un ospizio privato, dove potesse avere cure adeguate. E nonostante mia madre si opponesse a questo con tutte le sue forze, il giudice ha deciso che ella non era un degno tutore di sua madre, permettendo così a me e a mia sorella di salvare la nonna. Ho raccontato tutto nel mio film-denuncia. Io ho provato sulla mia pelle che il detto: “La mamma è sempre la mamma” non è vero. Ci sono mamme buone e mamme cattive. La violenza nel mondo inizia tra le mura domestiche. Bisogna parlare di questi problemi senza vergognarsi; serve la coscienza collettiva per cambiare le cose, e io, con la mia storia personale, ho deciso di dare il mio contributo.
La stessa cosa ho deciso di fare anche oggi. Offrire la mia testimonianza alla coscienza collettiva, sperando che le cose possano cambiare. Il sistema che ha creato Silvio Berlusconi è devastante e io credo che egli stesso non sia consapevole quanto. Negli ultimi sette mesi ho fatto una profonda autoanalisi. Ho capito che io non facevo male soltanto a me, accettando i compromessi, ma facevo male a tutti. Alimentare un sistema dove devi prostituirti fisicamente e mentalmente per arrivare ad avere le cose che desideri, fa male all’intera comunità. E per quanto possa sembrare ingenuo, ho pensato che se avessi parlato con Berlusconi, egli avrebbe potuto capire, come ho capito io. Non ho mai avuto astio nei suoi confronti, né nei confronti di Francesca. Volevo soltanto far capire loro che è molto meglio vivere nella verità. Non si può parlare di amicizia e di amore quando si mandano le persone e i loro sogni al massacro. Non si può costruire la ricchezza e la felicità sulla sofferenza degli altri, né tanto meno pensare che si possa calpestare la Legge perché si è ricchi e potenti. Che mondo sarà mai questo, senza valori in cui credere? Vale la pena vendere la nostra dignità per raggiungere le nostre ambizioni?
Per questo il 29 settembre sono andata ad Arcore e ho consegnato un biglietto in cui chiedevo di essere ricevuta. Sono stata lasciata fuori dalla porta perché dovevo essere punita: nessuno lascia il Palazzo senza punizione. Volevano farmi capire che mesi prima avevo sbagliato a troncare ogni tipo di rapporto con loro. Io, la povera attrice, come potevo permettermi di decidere della mia vita e abbandonare la Corte?! Allora io ho scritto due messaggi WhatsApp a Francesca e ho proseguito nel mio percorso di verità. Sono rimasta sorpresa che alcuni giornali abbiano pubblicato stralci di questi miei messaggi:
1) perché è un atto penalmente rilevante, essendo miei messaggi in una conversazione privata;
2) perché i messaggi non sono stati pubblicati per intero, ma per frammenti, scelti da qualcuno per dimostrare qualcosa.
La verità non va strumentalizzata ed è per questo che ho deciso di pubblicare i due messaggi WhatsApp che ho mandato a Francesca per intero.
Non avrei mai pensato che sarei dovuta andare a Servizio Pubblico per essere ascoltata da Silvio e Francesca. Mi dispiace anche che non mi abbiano ascoltato con attenzione, perché avrebbero capito che la mia decisione di vivere nella verità deriva da una profonda consapevolezza. Il sistema della menzogna è fallimentare; i tempi dei Borgia sono finiti. Pagare i servi del potere per infangare e screditare chi non vuole più starci dentro, non serve a niente. La gente sa riconoscere la verità, sa riconoscere a chi credere e a chi no. Io sono incensurata, non sono mai stata indagata, né condannata; non ho mai corrotto, né ricattato nessuno, né ho usato il mio potere per raccomandare qualcuno. Io sono soltanto una donna che ha pagato a caro prezzo un sogno, e che ha deciso di rendere pubblica la sua testimonianza nella speranza che il sistema della menzogna, che logora le nostre vite, possa finire presto. Quando la musica finisce, le luci si spengono e gli ospiti se ne vanno, noi restiamo soli con il nostro silenzio. E’ nel silenzio che il cuore comincia a parlare. Io ho deciso di ascoltarlo.

Stampe fotografiche online Eurocrom 4 per rendere tangibili i propri ricordi

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Eurocrom 4 è un'azienda veneta operante in tutta Italia. L'esperienza maturata in oltre 30 anni di attività nel settore grafico ha permesso a Eurocrom 4 di evolversi anche online, con servizi e tecnologie d'avanguardia sia per quanto riguarda la grafica offset che digitale.

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Eurocrom 4
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Libia, 2 anni dopo; rapporto Amnesty: continua la sofferenza degli sfollati


In occasione del secondo anniversario della fine del conflitto in Libia, Amnesty International ha chiesto alle autorita' di Tripoli di trovare una soluzione duratura per porre fine allo sfollamento forzato di decine di migliaia di persone appartenenti al gruppo tawargha e ad altre comunita', costrette a lasciare le loro case nel 2011.

L'intera popolazione di Tawargha, circa 40.000 abitanti, e' stata allontanata da gruppi armati provenienti da Misurata che l'hanno accusata di aver sostenuto il governo del colonnello Gheddafi. Un documento reso pubblico oggi da Amnesty International denuncia discriminazione, rapimenti e detenzioni arbitrarie tuttora in corso ai danni dei tawargha, che ancora subiscono minacce e azioni di rappresaglie da parte di milizie che agiscono al di sopra della legge.

'Due anni dopo il conflitto, i tawargha e le altre comunita' sfollate attendono giustizia e una riparazione concreta per gli abusi subiti. Molti continuano a subire discriminazione e a vivere in campi in condizioni inadeguate e senza alcuna soluzione in vista' – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Oggi, Tawargha e' una citta' fantasma. I combattenti anti-Gheddafi, cercando vendetta per i crimini di guerra subiti a Misurata e attribuiti alla comunita' tawargha, hanno saccheggiato e incendiato le abitazioni. Nei mesi successivi alla fine del conflitto, la caccia al tawargha e' proseguita cosi' come gli arresti arbitrari, le torture e le uccisioni.

I tawargha continuano a subire minacce e attacchi all'interno dei campi da parte delle milizie, che cercano d'impedire ogni tentativo di farli rientrare a casa. Le autorita' non hanno saputo garantire il loro ritorno in condizioni sicure e hanno dissuaso ripetutamente i tawargha dal farlo autonomamente, per ragioni di sicurezza.

'E' impensabile che a coloro che hanno subito abusi venga chiesto di rassegnarsi a non rientrare in modo sicuro, mentre le milizie e altri soggetti continuano a minacciarli impunemente' – ha commentato Sahraoui. 'Le richieste degli abitanti di Misurata che qualcuno paghi per i crimini di guerra subiti e' giustificata, ma la giustizia non puo' essere selettiva e una comunita' intera non puo' subire una punizione collettiva'.

In totale, sono 65.000 gli sfollati interni della Libia. Oltre ai tawargha, l'elenco comprende membri della tribu' mashashya delle montagne di Nafusa, abitanti di Sirte e Bani Walid e tuareg di Ghadames. I thawarga, libici neri, sono tra coloro che hanno patito le peggiori sofferenze.

Oltre 1300 tawargha risultano dispersi, detenuti o vittime di sparizioni forzate, soprattutto a Misurata. Nella maggior parte dei casi, sono stati rapiti dai miliziani e, una volta portati nei centri di detenzione, sottoposti a maltrattamenti e torture, come le scariche elettriche, le frustate e i pestaggi coi tubi dell'acqua.

Amnesty International ha sollecitato le autorita' libiche a indagare su tutti i casi di sparizione forzata e tortura, senza discriminazione nei confronti delle vittime percepite come pro-Gheddafi.

Centinaia di detenuti tawargha, bambini inclusi, si trovano nelle prigioni di stato da oltre due anni, senza accusa ne' processo, in condizioni misere, senza cure mediche adeguate ne' visite regolari dei familiari. I parenti dei tawargha in carcere temono rappresaglie ogni volta che si recano a Misurata. Nella prigione di al Wahda, sempre a Misurata, Amnesty International ha scoperto nove minorenni detenuti senza accusa da quando nel 2011 erano stati rapiti.

'Tutte le persone detenute senza accusa devono essere rilasciate o incriminate per un reato effettivo. La detenzione dei minorenni dovrebbe essere solo una misura estrema e per il piu' breve periodo possibile' – ha sottolineato Sahraoui.

La Libia sta attraversando la peggiore crisi politica e di sicurezza dal conflitto del 2011. Lo stato di diritto e' compromesso da diffusi atti di illegalita', detenzioni arbitrarie, sequestri e attacchi contro le istituzioni governative da parte delle milizie. Nonostante queste sfide, le autorita' libiche hanno la responsabilita' di assicurare protezione alle comunita' degli sfollati interni, che sono tra i gruppi maggiormente a rischio.

'Trovare una soluzione duratura al problema degli sfollati richiedera' tempo, ma per dimostrare che intendono seriamente rispettare i diritti dei tawargha e di altre comunita' le autorita' possono fare qualcosa nell'immediato. Non vi e' ragione, per esempio, per cui non possano beneficiare del diritto all'istruzione e a un adeguato standard di vita come tutti gli altri libici' – ha affermato Sahraoui.

Molti tawargha hanno difficolta' a ottenere i documenti necessari dalle autorita' di Misurata per proseguire gli studi superiori. Le famiglie dei dispersi non ricevono assistenza economica, a quanto pare per il solo fatto di essere percepiti come alleati del colonnello Gheddafi.

Un mese fa, il Congresso nazionale ha espresso un primo parere favorevole a una legge sulla giustizia transitoria che contiene una serie di misure per ottenere verita', accertamento delle responsabilita' e riparazioni per le vittime delle violazioni dei diritti umani perpetrate durante e dopo il regime di Gheddafi. La legge, in attesa del voto finale, istituisce una Commissione d'accertamento dei fatti e di riconciliazione che dovrebbe, tra le altre cose, affrontare la situazione degli sfollati interni senza discriminazione.

'L'adozione di questa legge potrebbe essere il primo passo concreto verso la giustizia per i tawargha e per altre comunita' di sfollati. Una volta adottata, le autorita' dovranno garantire che la Commissione avra' le risorse e le misure di protezione necessarie per portare avanti i suoi lavori in modo imparziale, al riparo dalle minacce, dalle pressioni dell'opinione pubblica e dagli attacchi delle milizie. Non farlo significherebbe mettere in pericolo i modesti risultati conseguiti dalle vittime nella lotta per la verita' e la giustizia e trasformerebbe la legge in un altro fallimento' – ha concluso Sahraoui.

Amnesty International ha infine sollecitato le autorita' libiche a consultare i tawargha rispetto alle soluzioni riguardanti i loro bisogni, diritti e interessi legittimi.


Il rapporto 'Barred from their homes: the continued displacement and persecution of Tawarghas and other communities in Libya' e' disponibile in lingua inglese all'indirizzo: http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE19/011/2013/en/1bdf76a5-fbf9-4264-a637-066c665c75c4/mde190112013en.pdf


martedì 22 ottobre 2013

Pakistan, rapporto Amnesty: gli Usa devono rispondere delle uccisioni causate dai droni

Amnesty International ha diffuso oggi uno dei piu' completi studi, dalla prospettiva dei diritti umani, sul programma statunitense relativo all'impiego dei droni.

Il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani, intitolato 'Saro' io il prossimo? Gli attacchi statunitensi coi droni in Pakistan', contiene nuove prove sulle uccisioni illegali causate nelle aree tribali del Pakistan nordoccidentale dagli attacchi coi droni - alcuni dei quali possono essere considerati persino crimini di guerra - e la pressoche' totale assenza di trasparenza del programma statunitense.

'Grazie alla segretezza che avvolge il programma sui droni, l'amministrazione Usa ha licenza di uccidere senza controllo giudiziario e in violazione degli standard basilari sui diritti umani. E' giunto il momento che gli Usa rendano noto il programma e chiamino a rispondere i responsabili delle violazioni dei diritti umani' – ha dichiarato Mustafa Qadri, ricercatore di Amnesty International sul Pakistan.

'Che speranza di compensazione possono avere le vittime degli attacchi coi droni e le loro famiglie se gli Usa non ammettono neanche la responsabilita' di determinati attacchi?' – ha chiesto Qadri.

Amnesty International ha esaminato i 45 attacchi conosciuti tra gennaio 2012 e agosto 2013 nel Nord Waziristan, la regione del Pakistan piu' colpita dai droni.

L'organizzazione per i diritti umani ha condotto dettagliate ricerche sul campo riguardanti nove dei 45 attacchi. Il rapporto che ne e' derivato solleva forti interrogativi su violazioni del diritto internazionale che potrebbero costituire esecuzioni extragiudiziali o crimini di guerra.

Nell'ottobre 2012 Mamana Bibi, una donna di 68 anni, e' rimasta uccisa in un doppio attacco, portato a termine apparentemente con un missile Hellfire, mentre raccoglieva ortaggi nel terreno di famiglia, circondata dai nipoti.

Nel luglio 2012 18 braccianti, tra cui un ragazzo di 14 anni, sono stati uccisi in un attacco multiplo contro un povero villaggio situato nei pressi della frontiera con l'Afghanistan. Stavano per cenare, al termine di una dura giornata di lavoro.

Nonostante secondo la versione ufficiale si trattasse di 'terroristi', le ricerche di Amnesty International indicano che le vittime non erano coinvolte in combattimenti ne' ponevano alcuna minaccia alla vita altrui.

'Non puo' esserci alcuna giustificazione per questi omicidi. Nella regione vi sono pericoli reali per gli Usa e i loro alleati e, in alcune circostanze, gli attacchi coi droni possono essere legali. Ma e' difficile credere che un gruppo di braccianti o un'anziana donna circondata dai nipoti stessero mettendo in pericolo qualcuno, per non parlare di un'imminente minaccia contro gli Usa' – ha commentato Qadri.

Il diritto internazionale vieta le uccisioni arbitrarie e limita l'uso legittimo della forza letale intenzionale a situazioni eccezionali. Nei conflitti armati, solo i combattenti e coloro che prendono direttamente parte alle ostilita' possono essere colpiti. Al di fuori dei conflitti armati, la forza letale intenzionale e' legittima solo quanto strettamente inevitabile al fine di proteggere contro un'imminente minaccia alla vita. In alcune circostanze, un'uccisione arbitraria puo' costituire un crimine di guerra o un'esecuzione extragiudiziale, che sono crimini internazionali.

Amnesty International ha anche documentato casi di cosiddetti 'attacchi ai soccorritori', in cui coloro che erano corsi in aiuto alle vittime del primo drone sono stati colpiti da un secondo rapido attacco. Se puo' esserci la presunzione che i soccorritori fossero membri del gruppo preso di mira, e' difficile capire come possa essere fatta una distinzione del genere nel caos immediato che segue a un attacco missilistico.

Gli Usa continuano a basarsi sulla dottrina della 'guerra  globale' per cercare di giustificare una guerra senza frontiere con al-Qaeda, i talebani e altri gruppi ritenuti loro alleati.

La promessa di incrementare la trasparenza sui droni, fatta dal presidente Obama in un importante discorso politico del maggio 2013, deve ancora diventare realta': gli Usa continuano a rifiutare di rendere note persino le informazioni essenziali, fattuali o di tipo legale.

La segretezza ha consentito agli Usa di agire con impunita' e ha impedito alle vittime di ricevere giustizia o compensazione. Secondo quanto e' noto ad Amnesty International, nessun funzionario statunitense e' mai stato chiamato a rispondere di attacchi illegali coi droni in Pakistan.

Oltre alla minaccia dei droni Usa, la popolazione del Nord Waziristan finisce spesso in mezzo agli scontri tra gruppi armati ed esercito pakistano e vive nel costante timore di una violenza da cui non si puo' fuggire e che arriva da tutte le parti. Il programma Usa sui droni ha cosi' portato altra sofferenza nella regione, dove si vive giorno e notte nel terrore della morte in arrivo da un drone in volo nei cieli pakistani.

'Quello che e' tragico e' che i droni Usa stanno istillando nella popolazione delle aree tribali lo stesso tipo di paura che in precedenza era associata ad al-Qaeda e ai talebani' – ha sottolineato Qadri.

Come documentato dal rapporto di Amnesty International, la gente del posto non riesce a fare molto rispetto alla presenza di gruppi come i talebani o al-Qaeda nei villaggi e nei distretti.

I gruppi legati ad al-Qaeda hanno ucciso decine di abitanti dei villaggi accusati di spiare per conto dei droni Usa. Gli abitanti di Mir Ali hanno riferito ad Amnesty International che ai bordi delle strade vengono regolarmente ritrovati corpi con su scritto che chiunque sia sospettato di fare la spia per gli Usa subira' la stessa sorte. Hanno aggiunto che, per timore di ritorsioni, non possono denunciare alle autorita' locali le azioni dei gruppi armati. Alcune persone che avevano avuto il coraggio di parlare hanno iniziato a subire minacce.

Mentre il governo pakistano afferma di opporsi al programma Usa sui droni, Amnesty International e' preoccupata per il fatto che alcuni funzionari e istituzioni, nello stesso Pakistan e in altri paesi tra cui Australia, Germania e Regno Unito, possano collaborare con gli Usa nel portare a termine attacchi coi droni che costituiscono violazioni dei diritti umani.

'Il Pakistan deve favorire l'accesso alla giustizia e ad altri rimedi giudiziari per le vittime dei droni Usa. Le autorita' in Pakistan, Australia, Germania e Regno Unito devono indagare su tutti i funzionari e le istituzioni sospettati di essere coinvolti negli attacchi Usa coi droni o in altri abusi commessi nelle aree tribali che possano costituire violazioni dei diritti umani' - ha sottolineato Qadri. 'Le autorita' pakistane devono rendere note le informazioni in loro possesso su tutti gli attacchi Usa coi droni e dichiarare quali misure sono state o saranno prese per assistere le vittime di quegli attacchi'.

Il rapporto documenta infine come lo stato pakistano non protegga i diritti umani della popolazione del Nord Waziristan: dai civili feriti, morti o costretti a lasciare le loro terre a causa dei bombardamenti, all'assenza di meccanismi giudiziari e di adeguata assistenza medica.

Le autorita' pakistane hanno fatto ben poco per portare in giudizio, attraverso processi equi e senza ricorso alla pena di morte, i talebani e i membri di al-Qaeda e di altri gruppi armati responsabili di abusi commessi nella regione.
Amnesty International e Human Rights Watch hanno sollecitato il congresso Usa a indagare a fondo sui casi documentati dalle due organizzazioni e su altre possibili morti illegali e a rendere note all'opinione pubblica tutte le prove di violazioni dei diritti umani.

Le richieste di Amnesty International:

Alle autorita' degli Stati Uniti:

-rendere pubblici gli elementi fattuali e le basi legali degli attacchi coi droni portati a termine in Pakistan e le informazioni relative a eventuali indagini avviate sulle uccisioni compiute dai droni;

-assicurare indagini rapide, esaurienti, indipendenti e imparziali su tutti i casi in cui vi siano ragionevoli motivi per ritenere che gli attacchi coi droni abbiano causato uccisioni illegali;

-portare i responsabili degli attacchi illegali coi droni di fronte alla giustizia, mediante processi pubblici ed equi, senza ricorso alla pena di morte;

-assicurare che le vittime degli attacchi illegali coi droni, comprese le famiglie delle vittime di uccisioni illegali, abbiano effettivo accesso alla giustizia, alla compensazione e ad altri rimedi giudiziari.

Alle autorita' del Pakistan:

-prevedere un adeguato accesso alla giustizia e alla riparazione per le vittime degli attacchi Usa coi droni e di quelli commessi dalle forze armate pakistane, e chiedere alle autorita' Usa riparazione e altri rimedi giudiziari per gli attacchi coi droni;

-portare di fronte alla giustizia, mediante processi equi e senza ricorso alla pena di morte, i responsabili delle uccisioni illegali e di altre violazioni dei diritti umani nel Nord Waziristan: attacchi Usa coi droni, attacchi delle forze armate pakistane e di gruppi quali i talebani e al-Qaeda.

-rendere pubbliche le informazioni su tutti gli attacchi Usa coi droni di cui siano a conoscenza, comprese le vittime causate, e su tutta l'assistenza prestata a queste ultime.

Alla comunita' internazionale:

-prendere posizione contro gli attacchi statunitensi coi droni e altre uccisioni che violano il diritto internazionale e sollecitare Usa e Pakistan a fare altrettanto. Gli stati dovrebbero esprimere una protesta ufficiale e seguire la strada dei rimedi giudiziari di diritto internazionale ogni volta che venga usata illegalmente la forza letale, da parte degli Usa o di altri stati.

-non prendere parte in alcun modo agli attacchi Usa coi droni che violino il diritto internazionale, evitando anche di condividere strutture o informazioni d'intelligence.


Il rapporto 'Saro' io il prossimo? Gli attacchi statunitensi coi droni in Pakistan' e' disponibile in lingua inglese all'indirizzo: http://www.amnesty.it

Agghiacciante: traffici umani di bambini per organi. Un rapporto del governo britannico parla di livelli record


Lo "Sportello dei Diritti" si è interessato più volte di uno dei fenomeni criminali più odiosi: la tratta di esseri umani per ricavarne organi per i trapianti. Mentre in Italia se ne discute poco o nulla, nonostante la recente segnalazione della nostra associazione che aveva rivelato come un'inchiesta francese, partita dalla Procura di Marsiglia avesse rivelato come il Nostro Paese sarebbe un crocevia di questo terribile ed odioso "commercio", proprio oggi in Gran Bretagna sul Telegraph è apparsa la notizia di una bambina somala che sarebbe stata venduta nel paese d'Oltremanica a questo scopo. Ovviamente dopo la notizia è stato evidenziato come un rapporto del governo britannico abbia rivelato che il traffico di esseri umani ha raggiunto livelli record, con un aumento addirittura del 50 % nell'ultimo anno.

Sarebbero 371 i casi accertati, infatti, di bambini sfruttati, la maggior parte di essi sono stati utilizzati come schiavi o sono stati abusati sessualmente.

Tra di essi 95 bambini provenienti dal Vietnam, 67 dalla Nigeria e 25 dalla Cina, con altre vittime provenienti da Romania e Bangladesh.

Il rapporto ha anche stabilito che 20 ragazze inglesi erano stati vittime del traffico di esseri umani, nei casi in cui sono state violentate e sfruttate da bande di uomini asiatici.

Nel 2012, una donna adulta è stata segnalata come il primo caso di una persona portata nel Regno Unito da una banda organizzata con l'intento di rimuovere i suoi organi e di rivenderli.

Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", ricorda che secondo l'Organizzazione mondiale della sanità la carenza internazionale di organi per trapianti ha portato ad un mercato nero per il commercio di organi, così come la nascita di un particolare tipo di turismo, quello "dei trapianti d'organo".

I reni sarebbero l'organo più trafficato, perché può essere rimosso ed il donatore in grado di condurre una vita sana.

Un numero impressionante di reni, circa 7.000 sarebbero illegalmente convogliati annualmente. Ed il commercio illegale di organi fornirebbe più di 1 miliardo di dollari ogni anno.

Il problema è che probabilmente ancora oggi la lotta contro questa forma di criminalità non è ancora affrontata a livello globale perché forse sottovaluta dalle autorità.

Sul punto l'Unione Europea e gli stati membri a partire dall'Italia particolarmente interessata da esodi di massa di migliaia di uomini, donne e bambini che provengono anche dai paesi che stanno diventando i centri di questa nuova tratta, dovrebbero adottare una strategia comune per combattere questa piaga boicottando e vietando ogni forma di pagamento degli organi che, come ha affermato l'OMS, "rischia di trarre indebitamente vantaggio dei gruppi più poveri e vulnerabili, mina le donazioni altruistiche e porta allo sciacallaggio delle vite umane".

lunedì 21 ottobre 2013

Palagio di Parte Guelfa: A. Serpieri tra scienza e fede



Martedì 22 ottobre alle 17 al Palagio di Parte Guelfa (Firenze)
Alessandro Serpieri, tra scienza e fede

Un'iniziativa della Fondazione E. Balducci

con l'Università di Urbino, le scuole Pie Fiorentine e il Comune di Firenze
Sarà presentato il libro "La civiltà specchio dell'anima"

 

 

Alessandro Serpieri  "tra scienza e fede": si incentra sulla figura dell'intellettuale e padre scolopio l'incontro in programma domani, martedì 22 ottobre alle 17 nel Palagio di Parte Guelfa di Firenze (piazza di Parte Guelfa 1).
Organizzato dalla Fondazione E. Balducci in collaborazione con Comune di Firenze, Scuole Pie Fiorentine, Università di Urbino, durante l'incontro sarà presentato il libro "La civiltà specchio della morale" a cura dell'Ateneo di Urbino.

Intervengono:
Cesare Balsamini 
Storia di un manoscritto 
Luisa Tasca 
I Galatei e la pedagogia cattolica 
Loretta Bravi 
L'attualità pedagogica di p. Serpieri 
Padre Giancarlo Rocchiccioli 
L'Osservatorio Ximeniano e la scienza a Firenze

Ingresso libero
Informazioni: www.fondazionebalducci.it

Breve biografia di padre Alessandro Serpieri:

Nato nel 1823 a S. Giovanni in Marignano da famiglia riminese, completa la sua prima formazione scolastica in Urbino, presso le Scuole Pie dei Padri Scolopi, dove manifesta la sua vocazione al sacerdozio. Novizio a Firenze nel 1838, ha come insegnante l'eminente scienziato Padre Inghirami, al quale deve la passione per la ricerca scientifica. Ventenne, insegna matematica e filosofia dal 1843 al 1845 al Collegio dei Tolomei a Siena. Torna ad Urbino nel 1846 per succedere, nel 1847, a P. Cesare Magherini nell'insegnamento della Fisica all'Università e Matematica al Liceo. Viene ordinato sacerdote nel 1848.
Dirige per molti anni il "Gabinetto Fisico dell'Università"; si distingue in Italia ed in Europa per ricerche in molti campi scientifici, in particolare nella Sismologia.
Dal 1857 al 1884 è Rettore del Collegio-Convitto dei Nobili, istituzione che nel 1865 viene, per sua iniziativa, intitolata a Raffaello. A P. Alessandro Serpieri si deve il prestigio di questa scuola-convitto, che ebbe allievi importanti come Giovanni Pascoli: il poeta frequentò la scuola del Serpieri dal 1862 al 1871, completando le scuole primarie e la prima ginnasio. Era popolare il detto "alla scuola del Serpieri è più difficile non imparare che imparare" a testimonianza delle capacità didattiche del Padre e del suo carisma. Nell'ottobre del 1884, a seguito della statalizzazione della scuola, ritorna a malincuore a Firenze per dirigere un altro Istituto degli Scolopi.
Muore a Fiesole nel 1885 mentre ancora sta elaborando il materiale per delineare note sul clima urbinate del ventennio precedente. 


Sviluppo sostenibile, Flavio Cattaneo, Terna, tra gli Ambasciatori di Impatto Zero di Lifegate

LifeGate, il primo network media e advisor in Italia per lo sviluppo sostenibile, ha premiato con il titolo di “Ambasciatore di Impatto Zero®” quattordici aziende per l’impegno concreto a favore dell’ambiente, tra cui spicca Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di trasformare quattordici realtà eccellenti, in veri e propri ambasciatori della sostenibilità in grado di sensibilizzare i propri stakeholder verso le tematiche ambientali. Grazie a questo progetto, ad oggi, sono stati compensati 160 milioni di Kg di CO2 e tutelati 70 milioni di mq di foreste in Italia e nei Paesi di via di sviluppo.

LIFEGATE

LifeGate, il primo network media e advisor in Italia per lo sviluppo sostenibile, ha premiato con il titolo di “Ambasciatore di Impatto Zero®” quattordici aziende tra le quali spicca anche la presenza di Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, promossa a leader assieme a Abb, Arval, Biosline, Bracco, Comfort Zone, Davines, F.lli Francoli, Guna, Kerakoll, Longo Speciality, Malesci, Ricola, Saponificio Gianasso (I Provenzali).
L’iniziativa di LifeGate è nata con l’obiettivo di trasformare quattordici realtà eccellenti, presenti sul mercato italiano, in veri e propri ambasciatori della sostenibilità in grado di sensibilizzare i propri stakeholder verso le tematiche ambientali. A questo fine LifeGate ha selezionato le aziende che, più di altre, hanno saputo mettere in atto un percorso concreto di sostenibilità, non solo aderendo al progetto Impatto Zero® di LifeGate, ma anche attraverso una politica industriale attenta all’ambiente e un impegno nel diffondere questi valori a dipendenti e fornitori. Per questo, come sottolineato dal direttore scientifico ing. Simone Molteni, si è deciso di “premiare l’impegno di chi contribuisce a diffondere consapevolezza e incentivare le altre imprese a fare altrettanto”.
Del resto stiamo parlando di un Premio importante. Lanciato nel 2002, Impatto Zero® è il progetto di LifeGate che concretizza, per primo in Italia, gli intenti del Protocollo di Kyoto: propone iniziative e progetti di riduzione delle emissioni di CO2 e di compensazione dell’impatto ambientale di qualsiasi attività mediante crediti di carbonio provenienti da interventi di creazione e tutela di foreste in crescita Italia e nel Mondo.
Dalla sua nascita ad oggi i prodotti entrati sul mercato con il marchio Impatto Zero® sono oltre 400 milioni, per un valore economico di oltre 3 miliardi di Euro. Sono stati compensati 160 milioni di Kg di CO2, pari all’impatto medio di 245.200 persone, e tutelati 70 milioni di mq di foreste in Italia e nei Paesi di via di sviluppo, pari a 6.500 campi da calcio.
FONTE: Terna

ACTIONAID: 75% dei Paesi con alti tassi di denutrizione sono esportatori di prodotti agricoli

AL MONDO UNA PERSONA SU OTTO NON HA ACCESSO AL CIBO E
IL 13,5 PER CENTO DELLE FAMIGLIE ITALIANE SONO IN DIFFICOLTÀ.
AL VIA LA CAMPAGNA SMS OPERAZIONE FAME DI ACTIONAID
PER FORNIRE CIBO SANO E A PREZZI SOSTENIBILI

 

In Italia 3,7 milioni di persone nel 2012 hanno ricevuto aiuti alimentari e al mondo 652 milioni di persone soffrono la fame dove il cibo si produce. Assicurare cibo in qualità e quantità a oltre 10.000 persone in estrema povertà in Brasile è l'obiettivo di Operazione Fame, la campagna di ActionAid, a cui si può contribuire dal 21 ottobre al 31 ottobre con un sms solidale del valore di 2 euro al 45508.

 

Tre quarti delle persone che soffrono la fame, 652 milioni di persone, vivono laddove il cibo si produce. E il 75 per cento dei paesi con alti tassi di denutrizione sono esportatori di prodotti agricoli. Cambiare radicalmente questo modello assurdo e fallimentare di produzione e distribuzione del cibo è l'obiettivo di Operazione Fame, la campagna di informazione e raccolta fondi di ActionAid a cui da oggi è possibile dare un contributo concreto con un sms solidale del valore di 2 euro al 45508 fino al 31 ottobre.

 

Un cucchiaio bucato è il simbolo della Campagna perché "La fame si combatte con gli strumenti giusti". Un paradosso che serve a ribadire che il cibo c'è per tutti ma è necessario dare gli strumenti per accedere ad un'alimentazione sana e sufficiente a prezzi sostenibili. Il Brasile dal PIL in costante crescita, ma con 16 milioni di poveri assoluti, è uno dei paesi dove più è forte il paradosso della fame e dello spreco di cibo. ActionAid nella regione semi arida di Bahia, nell'ultimo anno messa in ginocchio da una eccezionale siccità, promuove un modello alimentare alternativo – basato sui principi dell'agroecologia - con l'obiettivo di dare a quasi 10.000 persone l'accesso al cibo, alla terra e alle risorse naturali necessarie per coltivare e poter uscire dalla povertà.

 

Per contribuire alla campagna Operazione Fame, dal 21 ottobre al 31 ottobre è possibile inviare un sms da 2 euro al 45508 da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca o da rete fissa TWT; oppure di 2 o 5 euro da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb, dando un aiuto concreto al progetto di ActionAid in Brasile.

 

Gravi paradossi segnano anche l'Italia della crisi. Nel 2011 il 13,2%, più di 1 famiglia italiana su 10, dichiara di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni (6,9% nel 2010). Più di sei italiani su cento mangiano alle mense dei poveri. Nel 2012 si registra un aumento del 9% delle famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare: in totale sono 3,7 milioni le persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense. Eppure, lo spreco di cibo della filiera industriale e delle famiglie ammonta a 18,5 miliardi. Il tutto mentre nel 2011 abbiamo ricevuto dall'UE quasi 100 milioni di euro in aiuti alimentari (Fonte: AGEA).  

 

A fianco di Operazione Fame si sono schierati personaggi del mondo dello spettacolo: Alex Braga, Lillo e Greg, Frankie HNRG hanno conosciuto le comunità sostenute da ActionAid in Brasile, partecipato ai programmi dei ragazzi delle radio rurali e scoperto le tecniche innovative dell'agroecologia. Insieme a loro Beppe Fiorello, Stefania Rocca, Luca Ward, Paola Marella, Eleonora Daniele, Sebastiano Rovida, Tania Cagnotto, Fiona May, Arianna Errigo, Alessandra Sensini e tanti altri ancora hanno aderito alla campagna.

 

RISCHIO FAME IN BRASILE

Il 60% delle famiglie contadine del Nord Est del Brasile guadagna meno di 2 dollari al giorno, restando al limite della sopravvivenza. Ad oggi, tantissimi contadini brasiliani sono tagliati fuori dalla possibilità di commercializzare i propri prodotti e questo perché l'agricoltura mondiale è sempre più su vasta scala: chi non si adatta alle logiche imposte dalle multinazionali è costretto a soccombere.

 

Ad esempio, un contadino che intende vendere i suoi prodotti sul mercato locale, per accedervi è spesso costretto ad accettare di coltivare e vendere prodotti simili a quelli dell'industria alimentare, una scelta questa, che rende fragile l'agricoltura locale incapace di competere e, in definitiva, priva i sistemi produttivi locali delle risorse economiche e naturali necessarie ad assicurare cibo a intere e numerose comunità. Gli impatti negativi immediati non sono solo sulle persone. L'uso intensivo di pesticidi, lo sfruttamento eccessivo del suolo per le monocolture, le tecniche del "taglia e brucia", la scarsità d'acqua e la perdita dei saperi tradizionali hanno provocato l'infertilità di vaste zone della regione di Bahia.

 

L'impoverimento e la malnutrizione di chi produce cibo possono essere contrastati, come accade in Brasile: sono 9200 le persone che beneficiano direttamente e indirettamente dei progetti che ActionAid porta avanti in 12 comunità rurali a rischio fame.

 

ActionAid è un'organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della fame nel mondo, della povertà e dell'esclusione sociale. Da oltre 40 anni siamo a fianco delle comunità del Sud del mondo per garantire loro migliori condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali. ActionAid ha la sua sede di coordinamento in Sud Africa a Johannesburg e affiliati nazionali nel Nord e nel Sud del mondo. In Italia ActionAid è presente dal 1989 e nel 2003 è divenuta ONG riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Lavoriamo a livello locale, nazionale e internazionale per permettere ad ogni individuo di rimuovere ostacoli quali povertà, disuguaglianza e esclusione sociale, che impediscono il godimento dei diritti umani. Dall'Italia ActionAid sostiene a lungo termine 200 aree di sviluppo in 32 paesi raggiungendo così 700.000 beneficiari diretti e oltre 2 milioni di beneficiari indiretti.

 

 


venerdì 18 ottobre 2013

Calcio: Save the Children, in occasione dell’ottava giornata di campionato del 18-19 e 20 ottobre il Palloncino Rosso, simbolo della Campagna Every One, in tutti gli stadi.

La Lega Serie A è al fianco di milioni di bambini, per porre fine alla morte di oltre 6 milioni e mezzo di bimbi ogni anno per cause banali.

La campagna Every One di Save the Children torna ad essere protagonista sui campi di calcio con l'iniziativa "Diamo un calcio alla mortalità infantile". La Lega Serie A anche quest'anno ha infatti aderito alla Campagna Every One, promuovendo sui campi di calcio l'iniziativa e dedicando alla campagna l'ottava giornata di campionato.

Il 19 e il 20 ottobre p.v. tutti gli stadi, dove si disputerà la prima giornata di campionato, avranno come unico denominatore il Palloncino Rosso di Save the Children, che metaforicamente rappresenta la vita di un bambino da non lasciare andare.

I capitani delle due squadre e l'arbitro scenderanno in campo accompagnati per la mano dai bimbi, vestiti con la maglietta rossa di Save the Children, sensibilizzando il grande pubblico a non essere indifferenti alla morte di milioni di bambini per malattie banali e curabili come una diarrea o una polmonite.

"Lo sport è sinonimo di vita e spirito di squadra, lo stesso che ci vuole per impegnarsi e fare "squadra" per sconfiggere la mortalità infantile. Il mondo si era impegnato a abbattere di due terzi la mortalità infantile entro il 2015 ma, esattamente come in una partita di calcio, ci vorranno i tempi supplementari, perchè non siamo riusciti in questo intento. " commenta il Direttore Generale di Save the Children Valerio Neri, ringraziando la Lega Serie A per il prezioso supporto. "Abbiamo in questa occasione l'opportunità di mostrare a tutto il paese come anche i nostri tifosi possono fare qualcosa di molto e davvero importante per tantissimi bambini, che per cause prevenibili e curabili sono privati della loro vita. Aiutiamoli con un piccolo gesto e regaliamo loro un compleanno in più".

Fino al 3 novembre, i tifosi e non solo potranno sostenere la Campagna Every One attraverso il numero solidale 45509, contribuendo con un sms di 2 euro dai cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca o chiamando da rete fissa TeleTu e TWT. Sarà inoltre possibile donare 2 o 5 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb. I fondi raccolti in Italia saranno destinati alla realizzazione di progetti in Etiopia, Malawi, Mozambico, Egitto, Nepal.

Save the Children dal 2009 a oggi ha raggiunto importanti risultati: sono 47 i Paesi dove Save the Children opera direttamente con programmi di salute materno-infantile e 1,2 miliardi di dollari i fondi raccolti in questi anni da destinare ai progetti di salute e nutrizione entro il 2015;

Grazie alla Campagna Every One sono stati formati  274.962 operatori sanitari e, nel solo 2012, l'Organizzazione ha realizzato 2,2 milioni di interventi per prevenire la morte durante il parto e per proteggere i bambini dalle principali malattie. La vita di ogni bambino è preziosa, è una vita che bisogna trattenere, loro sono il nostro futuro.


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Le iniziative della campagna Every One: quasi due mesi per sensibilizzare sulla mortalità infantile e raccogliere fondi per sconfiggerla

Ogni anno circa 6 milioni di bambini muoiono prima dei 5 anni per malattie curabili. Dare a tutti loro un compleanno in più è facile.  Perché semplici e a basso costo sono le soluzioni per contrastare la mortalità infantile. E' questo il concetto creativo ideato dall'Agenzia Grey per la Campagna Every One 2013, il cui simbolo è ancora una volta il palloncino rosso.

I testimonial
Anche quest'anno la campagna Every One può contare sul sostegno di numerosi testimonial, tra cui Caterina Balivo, Danilo Brugia, Roberta Capua, Roberto Ciufoli, Paolo Conticini, Giobbe Covatta, Tosca D'Aquino, Gaia De Laurentis, Irene Ferri, Christiane Filangieri, Fabrizio Frizzi, Vinicio Marchioni, Alessia Marcuzzi, Maurizio Mattioli, Filippo Nigro, Vincenzo Salemme, Andrea Sartoretti, Margot Sikabonyi, Emilio Solfrizzi, Anna Valle, e l'ACF Fiorentina.

I partner aziendali
Tra i partner della Campagna spicca Unilever, che sostiene a livello globale la campagna Every One con una donazione di 15 milioni di euro in tre anni, di cui oltre 1 milione è stato donato dall' Italia attraverso il brand Algida e l'iniziativa "Regala un sorriso, aiuta un bambino". Inoltre Algida sarà anche nel villaggio Every One, dove offrirà Mr. Smile, il nuovo gelato lanciato a settembre in edizione limitata e realizzato appositamente per la partnership con Save the Children, continuando a coinvolgere i visitatori in un divertente gioco interattivo. Nell'ambito dell'iniziativa, Algida  oltre a destinare 100.000 euro al progetto specifico Every One Mozambico, volto a garantire visite mediche, vitamine, antibiotici e zanzariere a 10.000 bambini, attraverso Mr Smile, invita anche il pubblico a dare il proprio contributo a favore della campagna.
Tra gli altri partner aziendali l'ACF Fiorentina, che sostiene la campagna dal 2010, e inoltre: Ace Europe, Bonelli Erede Pappalardo - Studio Legale, i Bibanesi, De Cecco, Fondazione Lavazza, Luxottica, OVS, Pedon, Prysmian Group, Sisal, Transcash e gli operatori telefonici che sostengono Every One attraverso la concessione della numerazione unica solidale.

I partner della comunicazione
Numerosi anche i partner della Comunicazione: Accapiù, AC&P, Ansa, Arti Grafiche Agostini, Daniele Fiore, Dimensione Suono Roma, DotNext, Francesco Alesi, Grey Milano, Igp Decaux,  Kiss Kiss Napoli, La 7, La 7 D, Mecki Film, Mediafriends Onlus, Qrnet, Radio Capital, Radio Deejay, Radio Toscana, Radio Popolare Milano, Rocco Patella, Segretariato Sociale Rai, Sky, Spazio Fare, TAR, Telesia, The Family. Inoltre numerosi quotidiani, periodici, radio, tv, concessionarie di pubblicità, siti, portali web hanno ospitato gratuitamente l'annuncio della campagna.

Il calcio contro la mortalità infantile
Nell'ambito della partnership tra Save the Children e ACF Fiorentina, la Società Sportiva promuoverà la campagna all'interno dello Stadio Artemio Franchi invitando i propri tifosi a sostenere l'Organizzazione attraverso il numero solidale.
La Federazione Italiana Gioco Calcio per il quarto anno si schiera con Save the Children sostenendo Every One in occasione della partita del 15 ottobre Italia – Armenia presso lo Stadio San Paolo di Napoli.
Anche la Lega Serie A aderisce alla Campagna Every One, promuovendo sui campi di calcio l'iniziativa "Diamo un calcio alla mortalità infantile" e dedicando così il weekend di campionato del 19 e 20 ottobre alla promozione della campagna.


COCOFUNGO 2013: DA GIGETTO IL GRAN FINALE!

COCOFUNGO 2013:
DA GIGETTO IL GRAN FINALE!


Il 21, 24 e 25 ottobre si conclude a Miane la 37^ edizione della storica rassegna gastronomica, con il menu ideato da Marco Bortolini.
 
Giunge alle battute conclusive il Cocofungo 2013 e, come consuetudine, sarà il Ristorante da Gigetto di Miane (Tv) ad ospitare le ultime serate dell'evento.

Il 21, 24 e 25 ottobre sarà dunque lo chef Marco Bortolini a proporre agli ospiti del Cocofungo un menu giocato su aromi e profumi del bosco autunnale, in cui non mancheranno idee innovative, grazie alla sua continua ricerca “sul campo”. Fin da bambino Marco ha infatti osservato con curiosità il lavoro in cucina ed ora che da circa 15 anni lo vive in prima persona, prepara i piatti protagonisti del menu Cocofungo con grande impegno, studiandoli nei minimi dettagli. Da Gigetto la rassegna Cocofungo non è quindi un evento statico e sempre uguale ma tutt’altro. È invece il momento più utile per fare il punto di tutto ciò che di nuovo la ristorazione offre, sia nella tecnica che nella preparazione del piatto, che nella filosofia della serata.

Quest'anno, in particolare, la scelta dei piatti del Cocofungo è stata fatta con l’intento di esaltare al massimo il sapore del fungo, il vero protagonista del piatto. Per questo ad ogni portata sarà servita un'unica tipologia di fungo, accompagnato da ingredienti e prodotti scelti in base alla forza organolettica del fungo stesso, senza mai mescolare tipologie di grassi e proteine. Inoltre è stata ridotto al minimo la presenza di glutini e zuccheri a favore di tuberi e radici di stagione, esaltando l’aspetto “gourmet” e la digeribilità del menù e della pietanza.

Il Menu
Porcini in tempura, Chiodini con Casatella e Biancoperla, Orzotto e finferli, Ravioli al vapore con chiodini e zucca, Mantecato di merluzzo con funghi, Insalata di piovra e trombette nere e Formaggio Soligo e Latteria.

Tavolozza con petto d’anatra marinato, finferli, verdure croccanti e mostarda di cotogne.
Trancio di Lissa, profumo d’aglio nero, crema di radice di prezzemolo e porri fritti.

Cappellacci al formaggio “Piave” semi-stagionato, profumo di nocciola con barboni.

Costicine di maialino da latte in panur croccante, chiodini e purè di cavolo rapa.

Sorbetto di mela e wasabi
Babà funghetto” alla “Grappa Millesimata Raboso del Piave” di Castagner e cioccolato
Piccola pasticceria ai sapori d’autunno
E per quest'ultima cena-evento le sorprese non saranno solo nel piatto: ancora una volta la “regia artistica” della rassegna sarà infatti curata dall'artista Enrico Benetta che ha firmato la scenografia di tutta la rassegna, dai quadri dedicati ai piatti simbolo per ogni ristorante, alla scultura itinerante in acciaio CorTen raffigurante il fungo in una sorta di “divertissement”, fino alla gioiosa interpretazione grafica che personalizza le tavole. Ogni dettaglio dell'evento proporrà dunque agli ospiti un'esperienza unica e coinvolgente che riflettere l'anima e la filosofia della rassegna.

DA GIGETTO: Via Alcide De Gasperi, 5 - Miane (TV) - Tel: 0438 960020 -www.ristorantedagigetto.it


Cocofungo 2013 è realizzato con il sostegno di:
PREGIS; GRUPPO ICA SYSTEM; DAL PIVA RENATO; LATTERIA SOLIGO; GELCO; ROBERTO CASTAGNER; CONCESSIONARIE VOLVO; SIMPLY DIVERS; GIOTTO FRATELLI.
 

Per informazioni www.cocofungoradicchio.it
Ufficio Stampa: Gheusis Srl - tel: 0422 928954 - email: info@gheusis.com

Alessandra Tutino
Gheusis Srl

Sede operativa:
Piazza Sordi, 2
31027 Spresiano (TV)
Web: www.gheusis.com

giovedì 17 ottobre 2013

Efficienza energetica: ecco come procedere per risparmiare

Facile.it ha fatto i calcoli, confrontando così le varie spese che risultano fondamentali a chi vive in appartamento. Nello specifico però ha analizzato un appartamento di 80 mq e l'energia necessaria a riscaldarlo con un classico impianto, autonomo e centralizzato, con termovalvole.
Il Responsabile business Unit Energia di Facile.it, Paolo Rohr sostiene che “Nei mesi invernali si concentrano oltre l'80% dei consumi di gas delle famiglie italiani e proprio per questo motivo bisogna scegliere con attenzione non solo il migliore operatore, ma anche il tipo di impianto più idoneo alle esigenze”.

A questo proposito il 20 settembre è stato inaugurato a Porto Potenza Picena (Macerata) il primo appartamento di Ecocittà, il quartiere eco sostenibile che nasce in sostituzione dell'area industriale precedente. Si tratta di un imponente progetto che mira a divenire una punta di diamante per gli standard di efficienza energetica e confort abitativo. Al tempo stesso comprendendo però abitazioni alla portata di ogni famiglia, con grandissima attenzione al risparmio energetico.


Il famoso portale ha preso in considerazione una famiglia composta da tre persone e il relativo consumo standard. Il risultato? Una casa come quella presa in esame “investe” circa 1.120 Euro all'anno solamente per riscaldare adeguatamente gli ambienti di casa, questo nel caso si possieda un impianto centralizzato. Nel caso invece si abbia un riscaldamento di termo valvole si tira un “leggero” sospiro di sollievo: 1.008 Euro medi all'anno.
Se la famiglia in questione invece ha un impianto autonomo? Allora in questo caso la spesa scende a 952 Euro annui che possono arrivare addirittura a 857 se si aggiungono anche le termo valvole.
Nel caso in cui una famiglia italiana decida di passare da un riscaldamento centralizzato di tipo tradizionale ad uno invece autonomo con termo valvole, le quali sono già obbligatorie in Lombardia e Piemonte e progressivamente in tutto il territorio nazionale, le bollette quasi sparirebbero.
Si arriverebbe infatti alla “misera” cifra di 263 Euro annui, anche se i costi da sostenere per la trasformazione dell'impianto non sarebbero invisibili. Per un appartamento come quello preso in analisi si tratterebbe di una cifra che si aggira tra i 3.000 e i 5.000 Euro, ma verrebbero rapidamente ammortizzati nel corso del tempo, soprattutto perché detraibili nella misura del 65%.

Ovviamente i consigli utili sul codice di comportamento da tenere per risparmiare di più si sprecano. Basterebbe così non coprire i termosifoni con alcun materiale e usare pannelli termo-riflettenti sul muro, portando così il risparmio ad un buon 7%.
Se si aggiungono anche i doppi vetri isolanti, eliminando così gli spifferi si abbasserebbero ancora i costi della bolletta dell'8%, e rinunciando a pochi gradi di temperatura (da 21° a 19) si potrebbe arrivare a mettere da parte circa 114 Euro all'anno in più.

Alessandro Pasotti





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