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giovedì 27 febbraio 2020

La rivoluzione del commercio al dettaglio. Coinvolgere i consumatori cambia il comportamento di acquisto


La rivoluzione del commercio al dettaglio:
il 75% dei consumatori europei cambierebbe il proprio comportamento d'acquisto se i punti vendita al dettaglio offrissero esperienze e coinvolgimento

Il futuro del retail è esperienziale, gli acquirenti dicono che torneranno a fare acquisti in negozio per esperienze più coinvolgenti.

Cinisello Balsamo, 27 febbraio 2020 - Secondo i dati Istat dello scorso novembre1, la vendita al dettaglio registra in Italia un andamento positivo principalmente per il commercio elettronico e la grande distribuzione. Rispetto all'anno precedente il commercio elettronico è cresciuto del 4,1% e le vendite al dettaglio per la grande distribuzione del 3,3%, mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato una diminuzione dell'1,4%. In quest'ottica si rivela sempre più necessario attrarre i consumatori verso il negozio fisico attraverso nuove forme di coinvolgimento.
Per rispondere a questa esigenza, una nuova ricerca ha scoperto che rendere partecipi gli acquirenti in esperienze dirette sul punto vendita è cruciale per cambiare il comportamento dei consumatori, e potrebbe anche favorire un maggior numero di acquisti in negozio a spese dei giganti online e degli acquisti sul web. L'indagine ha rilevato che ben oltre i tre quarti degli intervistati (84%) cambierebbero il loro comportamento d'acquisto se un maggior numero di negozi proponesse attività con elementi esperienziali, una percentuale che si colloca fra il 90% dei Millennial (nati fra il 1980 e il 1993) e l'83% della Generazione Z (nati fra il 1994 e il 2003).
La nuova ricerca europea, commissionata da Epson e intitolata "The Experiential Future", evidenzia quanto gli elementi immersivi ed esperienziali siano il futuro dei punti vendita, soprattutto quando si tratta di giovani acquirenti. Quasi otto Millennial su dieci (77%) sarebbero più propensi a fare acquisti in negozio se ci fossero attività di tipo esperienziale, seguito dal 70% di coloro che appartengono alla Generazione Z, dal 69% delle persone che fanno parte della Generazione X (nati fra il 1965 e il 1979) e dal 58% dei Baby Boomer (nati fra il 1946 e il 1964).
Questi risultati mostrano che per le aziende del commercio al dettaglio è il momento di iniziare a sfruttare le potenzialità offerte da attività con contenuti esperienziali: dalla mappatura delle proiezioni agli ologrammi, dal controllo dei gesti e del movimento fino al tracciamento del viso, le tecnologie immersive possono e devono essere utilizzate dai marchi per fornire esperienze uniche capaci di stupire il cliente e approfondirne il rapporto con il brand.
Neil Colquhoun, Vice Presidente CISMEA e Professional Displays di Epson Europe commenta: "Le nuove tecnologie stanno cambiando drasticamente il modo in cui i retailer comunicano con il loro pubblico - ma la tecnologia esperienziale non è più un "nice to have", bensì una opportunità utile ed efficace per i retailer in difficoltà. I marchi devono utilizzare nuovi strumenti che potrebbero aiutarli a creare e mantenere un vantaggio competitivo. Soprattutto, devono sfruttare le potenzialità offerte dalle esperienze di shopping immersivo ed esperienziale per far rivivere i loro negozi."

1 Sito ISTAT

Metodologia di ricerca
Arlington Research ha condotto una ricerca di mercato in 26 paesi su un totale di 9.750 adulti di età compresa tra i 16 e i 65 anni che hanno partecipato a un evento o a un'attrazione negli ultimi 12 mesi. I paesi intervistati includono: Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Repubblica d'Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Turchia, Grecia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Polonia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, Israele, Emirati Arabi Uniti, Marocco. La ricerca è rappresentativa a livello nazionale degli adulti di età compresa tra i 16 e i 65 anni in ogni paese intervistato. Le fasce di età sono definite come segue: Generazione Z (nati tra il 1994-2003), Millennial (nati tra il 1980-1993), Generazione X (nati tra il 1965-1979) e Baby Boomer (nati tra il 1954-1964).

Epson nel mercato della proiezione
Epson è leader mondiale nel mercato della videoproiezione, una posizione che ricopre da 19 anni consecutivi. Oggi è il principale produttore di videoproiettori in EMEAR e CIS sia in termini di volume che di valore della quota di mercato1. Il successo di Epson nella videoproiezione è dato dall'esclusiva tecnologia di proiezione laser 3LCD 4k enhanced, unica nel suo genere e ultra luminosa, che riflette l'impegno dell'azienda nello sviluppo di soluzioni innovative e pratiche in risposta alle opinioni e ai commenti dei clienti. I videoproiettori Epson sono utilizzati in un'ampia gamma di mercati: eventi immersivi su larga scala, attrazioni turistiche, aule didattiche, spazi per riunioni aziendali, ospitality e punti vendita.

1 Per proiettori superiori a 6.000 lumen che coprono grandi spazi, installazione fissa e mercato a noleggio, escluso il cinema digitale, secondo Futuresource Consulting Limited - Projectors Market Insights - WorldWide Analyser FY 2019 Q4

Gruppo Epson
Epson è leader mondiale nell'innovazione con soluzioni pensate per connettere persone, cose e informazioni con tecnologie proprietarie che garantiscono efficienza, affidabilità e precisione. Con una gamma di prodotti che comprende stampanti inkjet, sistemi di stampa digitale, videoproiettori 3LCD, così come orologi e robot industriali, Epson ha come obiettivo primario promuovere l'innovazione e superare le aspettative dei clienti in vari settori, tra cui: stampa inkjet, comunicazione visiva, tecnologia indossabile e robotica. Epson è impegnata nella realizzazione di una società sostenibile e nel perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.
Con capogruppo Seiko Epson Corporation, che ha sede in Giappone, il Gruppo Epson genera un fatturato annuo di oltre 10 miliardi di dollari.

Epson Italia
Epson Italia, sales company nazionale, per l'anno fiscale 2018 (aprile 2018 - marzo 2019) ha registrato un fatturato di oltre 237 milioni di Euro e impiega circa 215 persone.



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WINE TRADE MONITOR 2019: l’Italia si mantiene in crescita e conquista l’ambito mercato dei giovani


WINE TRADE MONITOR 2019: l'Italia si mantiene in crescita e conquista l'ambito mercato dei giovani
Pubblicata l'indagine internazionale sul mercato vinicolo condotta dal Gruppo Sopexa

Sopexa, agenzia specializzata nel Food &  Drink a livello internazionale, presenta i risultati del Wine Trade Monitor 2019. Lo studio, condotto a livello internazionale in collaborazione con Wine in Paris offre un'esclusiva panoramica sui trend globali e le prospettive commerciali dei vini(1) per i prossimi anni.

"Siamo molto orgogliosi di presentare questi risultati", spiega Matteo Lefebvre, Direttore Sopexa Italia. "Oltre ad essere riconosciuto come uno dei paesi con maggiore prospettiva di crescita nei mercati intervistati, l'Italia vanta anche il riconoscimento di produttore di vini di grande interesse per le giovani generazioni. Questo rafforza la percezione della qualità della produzione vinicola italiana che si accompagna alla volontà di evolvere e di rimanere in ascolto dei trend e delle esigenze di tutte tipologie di consumatori", conclude Lefebvre.

Sopexa ha intervistato e raccolto le percezioni e previsioni di 984 operatori del settore tra importatori, distributori, grossisti e retailers.
Quest'anno, l'indagine comprende anche il Regno Unito e la Germania, i principali mercati mondiali per le importazioni di vino in volume, portando il numero totale dei mercati esaminati a sette: Belgio, Cina, Hong Kong, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.

Di seguito le principali conclusioni dello studio:

Referenze: quali vini troviamo in quali paesi?
Francia, Italia e Spagna rimangono in testa
Per gli intervistati, questi 3 paesi sono i più importanti nelle gamme di vini in tutti i sette mercati presi in esame. La Francia perde 17 punti percentuali rispetto al 2018.

Evoluzione del mercato: i professionisti del settore sono relativamente ottimisti
La maggior parte degli intervistati di Stati Uniti, Germania e Giappone prevede una crescita del mercato nei prossimi due anni mentre più pessimisti sono gli operatori UK intervistati, il cui 44% prevede un calo del mercato. Per i professionisti dei rimanenti paesi presi in esame, il mercato si stabilizzerà.

Evoluzione delle vendite per il 2021
Italia e Francia si contendono ancora il primo posto in termini di potenziale di crescita, con la Francia che perde posizioni per gli intervistati di Cina, Belgio Hong Kong e Stati Uniti.
  • Secondo i professionisti della Cina i vini australiani hanno delle ottime prospettive di crescita, seguiti dai vini cileni e dai vini italiani
  • In Giappone, per la prima volta, i vini locali sono destinati a vedere la maggiore crescita delle vendite. Collocati davanti ai vini francesi (36%) e ai vini italiani (24%).
  • Secondo i professionisti del commercio del vino del Regno Unito, la Brexit andrà a beneficio soprattutto dei paesi produttori di vino al di fuori dell'Europa: il 53% degli intervistati prevede una crescita per i vini cileni, il 45% per i vini australiani e il 40% per i vini argentini.
  • Negli Stati Uniti, i vini italiani stanno beneficiando dell'impatto psicologico dell'aumento dei dazi doganali sui vini francesi dello scorso ottobre. La situazione potrebbe tuttavia cambiare rapidamente.
Immagine & reputazione dei vini in base alla loro origine
  • In generale, e per il 59% dei partecipanti all'indagine, è ancora l'origine Francia che riporta la migliore performance, distanziandosi nettamente dai suoi concorrenti. Si rileva però una perdita di valore dell'immagine francese in Belgio e la sua totale assenza nel comparto dei vini considerati attraenti per i giovani.
  • L'Italia arriva al secondo posto, citata dall'11% degli intervistati. Alla produzione vinicola del Belpaese, assieme a quella dei vini australiani, si associano le migliori performance per quanto riguarda i criteri di "innovazione" e "attraenti per i giovani".
  • Entrando nel dettaglio dell'ambita fetta di mercato che riguarda le giovani generazioni, gli intervistati collocano Italia e Australia in testa (16%), seguite da Spagna (13%), Cile e USA (entrambe 10%).
Dinamica delle categorie di vini
  • I vini biologici e biodinamici lasciano il segno
Per il 42% degli intervistati, i vini biologici e biodinamici sono la categoria di punta per i prossimi due anni, collocandosi anche davanti ai vini regionali (28%) in particolare per UK e Stati Uniti. Solo la Cina è contraria a questo trend.
  • I vini a basso tenore alcolico emergono nei due principali mercati europei
Il 35% degli intervistati in Germania e il 24% nel Regno Unito vedono un potenziale in questa categoria, che si prevede vedrà la seconda crescita più alta nei prossimi due anni.
  • Il fascino dei vini rosati si affievolisce negli USA
Dopo diversi anni di popolarità sostenuta, solo il 13% degli intervistati statunitensi si aspetta un'ulteriore crescita per la categoria.

Regioni: la gamma delle performance future
  • 4 regioni francesi leader per il vino rosso: Bordeaux, Linguadoca, Côtes du Rhône e Borgogna. Nel Regno Unito, invece, il Beaujolais è l'unica regione francese a far parte della Top 4, dove invece Mendoza in Argentina è considerata la regione da tenere d'occhio.
  • Vini bianchi: negli ultimi due anni la top 4 è rimasta invariata e dominata dai vini di Marlborough (Nuova Zelanda) e dalla Loira. Queste due regioni sono seguite da vicino, se non eguagliate (secondo il 23% degli intervistati) dalla Linguadoca, che è destinata a registrare buone performance in Belgio e Giappone, e anche dai vini della Borgogna, che sono in testa in Asia.
  • Ottime prospettive per i vini rosé della Provenza, indicata tra le prime tre regioni produttrici di rosé dal 67% degli intervistati. A seguire i rosé della Linguadoca e i vini rosati italiani.
  • Spumanti: il Prosecco domina la Top 3 in tutti i mercati presi in esame, guadagna posizioni il Cava in Giappone e Stati uniti mentre per la maggior parte degli intervistati di Germania e Regno Unito la crescerà la categoria Cremant.
Dinamica dei vitigni
A livello globale la classifica dei i 4 vitigni classici (Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, chardonnay e Merlot) rimane stabile. Leader assoluto in tutti i mercati presi in esame, il Cabernet Sauvignon è destinato ad avere una performance particolarmente buona al di fuori dell'Europa, in particolare in Cina mentre le previsioni di crescita in Europa sono meno ambiziose.



(1) Vini fermi e frizzanti - esclusi distillati e vini con una gradazione superiore ai 16°



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venerdì 8 dicembre 2017

I nuovi consumatori digitali: dallo Sherlock Digitale al Tradizionalista e-Informato - Ricerca Netcomm e MagNews


"Il Consumatore Digitale allo Specchio": una nuova chiave di lettura sui consumatori digitali italiani e i loro percorsi di acquisto attraverso una ricerca di Netcomm in collaborazione con MagNews
Dal Tradizionalista e-Informato al Conservatore Irremovibile, passando per gli Influenzabili e gli Informivori, fino agli "Sherlock" Digitali, Fast Shopper, Look Maniac, Friend Follower: i diversi volti del consumatore digitale

Non esiste più un'unica tipologia di acquirente digitale o tradizionale; i consumatori di oggi hanno voglia di vivere esperienze di acquisto uniche e personalizzate dove online e offline si intrecciano.
Dall'unione di touchpoint, trigger e canali di acquisto emergono 8 profili di consumatori, ognuno con il proprio customer journey omnicanale. 
La comunicazione diretta tra gli strumenti più efficaci per creare relazioni uniche.
Milano, 8 dicembre 2017 – Come sono oggi i consumatori? Che percorsi di acquisto intraprendono? Come utilizzano gli strumenti online e offline messi a disposizione dalle aziende? 

Ha indagato queste tematiche la ricerca intitolata "Il consumatore digitale allo specchio", condotta da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, in collaborazione con Diennea MagNews, azienda socia del Consorzio e leader in Italia da oltre 15 anni nel digital direct marketing.

La ricerca si è posta l'obiettivo di individuare il profilo del nuovo consumatore digitale e di tracciare il suo customer journey in ottica omnicanale, attraverso un'analisi incrociata di caratteristiche socio-demografiche, comportamenti di acquisto e livello di interazione con i diversi strumenti di relazione tra l'azienda e l'acquirente, provenienti sia dal contesto digitale che da quello fisico.

La survey è stata condotta su un campione rappresentativo di 29,8 milioni di internauti italiani (uomini e donne di almeno 18 anni di età che risiedono su tutto il territorio nazionale) composto da circa 2.000  individui che hanno acquistato online o offline nei sei mesi precedenti al periodo di somministrazione della ricerca almeno una delle cinque categorie di prodotto oggetto dell'analisi: Abbigliamento, scarpe e accessori; Elettronica di consumo; Bellezza e cosmesi, Salute e benessere, Arredamento e Home Living.

Il 70% degli intervistati sono risultati essere e-shopper, mentre il restante 30% acquirenti "analogici".

Gli internauti italiani sono stati segmentati attraverso tre dimensioni relative al percorso di orientamento di acquisto: i touchpoint che hanno composto l'esperienza di shopping, gli eventi ('trigger') che hanno portato alla finalizzazione dell'acquisto, il canale in cui è stato effettuato l'acquisto (online e offline). 
Ogni consumatore, approcciando in maniera diversa queste tre variabili chiave, crea la sua personale esperienza di acquisto, dove il contesto online e offline si intrecciano sempre più.
Il processo di informazione prima dell'acquisto, i "touchpoint": motori di ricerca, comparatori, forum e social, amici, conoscenti e vetrine


Nel percorso d'acquisto il primo strumento d'informazione per i consumatori è il motore di ricerca seguito dai siti comparatori, dalle recensioni sui forum e social. Al di fuori dell'online, il processo di orientamento all'acquisto si avvale della raccolta delle opinioni di amici e conoscenti e viene influenzato delle vetrine dei negozi. Tutti questi elementi sono i cosiddetti punti di contatto, ovvero i "touchpoint" tra l'azienda e il consumatore.

I touchpoint attivati prima di procedere a un acquisto online sono superiori a quelli impiegati per l'offline, rispettivamente 1,6 contro 1,3.

Ogni categoria di prodotto ha un touchpoint elettivo, in grado di orientare lo shopping sia on che offline: le vetrine di negozi fisici o siti dei brand per l'Abbigliamento, accessori e scarpe; i motori di ricerca, i comparatori e le review online per l'Elettronica di consumo; i comparatori, i siti e-commerce e la pubblicità, tradizionale e online per l'Arredamento & Home Living; le newsletter, i cataloghi via email, le official brand page sui social, la pubblicità sia online che sui giornali, le riviste e i video dei prodotti sono particolarmente efficaci per gli acquisti di prodotti di Bellezza e cosmesi, mentre i motori di ricerca, le adv online e i pareri di amici lo sono per la Salute e il benessere.

Nonostante quasi tutti i cluster di consumatori abbiano un approccio ominicanale al brand, se si analizza il canale di acquisto utilizzato, online o offline, risulta significativa la differenza tra i touchpoint, che sono più orientati verso il digital nel caso di acquisti online e verso l'offline invece per chi compra in store.

Quali elementi stimolano la finalizzazione l'acquisto? La comunicazione diretta è tra i trigger
più rilevanti

Ci sono dei fattori che spingono all'acquisto vero e proprio, ponendo così fine alla fase informativa pre-shopping. Il 70% degli acquisti online e offline analizzato viene innescato da un trigger, cioè un evento specifico che scatena la decisione di acquisto.

Nel complesso il trigger più rilevante è la comunicazione diretta da parte dei brand: il 27% degli acquisti è infatti stimolato da email, SMS, notifica push che informano di promozioni oppure della disponibilità di un prodotto di interesse. Questo strumento ha un peso molto rilevante in particolare negli acquisti di arredamento (30%), di abbigliamento (24%) e di prodotti di bellezza (24%).

La ricezione di un messaggio è il trigger più efficace per attivare gli acquisti online (29%) e il secondo per quelli offline (14%), mentre la visita in negozio è il primo per lo shopping offline. La comunicazione basata sugli interessi degli utenti, possibile attraverso la marketing automation, è il primo canale per il ri-acquisto.
Canale di acquisto, touchpoint e trigger: le 8 categorie di consumatori tra gli internauti italiani
Attraverso la ricerca, sono stati individuati 8 tipologie di consumatori, caratterizzate da specifici comportamenti di shopping e di relazione con il brand. La segmentazione è stata sviluppata sulla base di tre dimensioni: il canale utilizzato (online o offline), i touchpoint attivati e considerati rilevanti nella decisione di acquisto e gli eventi (trigger di attivazione) che hanno convinto il consumatore ad acquistare un determinato prodotto in un preciso momento.

3 cluster degli 8 identificati sono composti da acquirenti solo offline: il Tradizionalista e-Informato, il Conservatore Irremovibile e l'Influenzabile. Gli altri 5 invece acquistano online più o meno abitualmente e sono: l'Informivoro, lo "Sherlock" digitale (i due cluster con la frequenza di acquisto più elevata), il Fast Shopper, il Look Maniac e il Friend Follower.

Il segmento dei Fast Shopper è il più ampio (31,8%), ma si caratterizza per una spesa media semestrale inferiore agli altri cluster. Il Tradizionalista e-Informato, l'Informivoro e il Friend Follower rappresentano il 27% della popolazione, ma generano il 66% del valore degli acquisti. 

Il Tradizionalista e-Informato (9,9%)
Over 65, alto spendente, acquista offline ma si informa online, perché riconosce le fonti digitali come strumenti utili per reperire informazioni. Utilizza quindi con disinvoltura i touchpoint digitali per orientarsi nei suoi acquisti offline. Rappresenta il cluster con la spesa media più elevata (+130% rispetto alla media).

"L'online è fondamentale: mi serve per i miei acquisti, per lo più tradizionali"

Il Conservatore Irremovibile (12,7%)
Prevalentemente donna, over 55. È la categoria che ha meno confidenza con il digitale e si caratterizza per avere la spesa media più bassa (-72% rispetto alla media). Acquista solo in negozio, mai online. L'acquisto non è quasi mai preceduto da un processo di orientamento e informazione ed è immune agli stimoli "push"; considera rilevante solo il parere dei commessi in negozio.

"Quando mi serve qualcosa vado in negozio e l'acquisto"

L'Influenzabile (7,2%)
È un cluster variegato, con maggiore concentrazione di donne, sotto i 25 o sopra i 65 anni. Poco digital confident, ma con grande familiarità nell'uso del mobile. Meno fidelizzato a un brand o a un prodotto, compra prevalentemente offline, ma è "digitalizzabile". La spesa media è bassa (-47%).

"Dell'online non mi fido troppo, preferisco lo shopping alla vecchia maniera"

L'Informivoro (5,7%)
I più evoluti digitalmente, sono maggiormente uomini, under 30. Comprano online e spesso attraverso le App. Sono alto spendenti (+85% rispetto alla media) ma scarsamente fidelizzati ai brand e molto sensibili alle offerte e ai trigger di ogni genere. Hanno un percorso di acquisto molto lungo.

"Prima di fare un acquisto devo essere sicuro al 100% che sia il prodotto giusto per me"

Il Fast Shopper (31,8%)
Soprattutto donne, con un'età media compresa tra i 35 e 54 anni. Comprano online: per loro l'acquisto è la risposta a un bisogno e per questo sono poco influenzate dai trigger. Sono razionali e hanno un ricambio di prodotti elevato. Usano la tecnologia, ma non in modo avanzato. La spesa media è bassa (-44%).

"Quando mi serve qualcosa vado online e l'acquisto"

Lo "Sherlock" Digitale (11,7%)
Uomini, under 30, molto digital e social confident. Comprano online e via App. La loro categoria di prodotto preferita è l'Elettronica di consumo e difficilmente riacquistano lo stesso prodotto. Sono molto influenzati dai comparatori e dalle recensioni. La spesa è elevata (+25% rispetto alla media). Come per gli Informivori, il loro customer journey è molto articolato.

"Mi preparo all'acquisto studiando le informazioni che trovo in rete"

Il Look Maniac (9,4%)
Donne, under 24, con una buona confidenza con le tecnologie digitali e molto attive sui social (Snapchat, Youtube e Pinterest). Sono molto attente a quello che dicono i social e gli influencer, danno importanza ai consigli di amici e conoscenti, non trascurano le vetrine dei negozi: cercano ispirazione e sicurezza, vogliono acquistare i prodotti più cool secondo i trend del momento.
Comprano online, principalmente abbigliamento e arredamento. Sono abbastanza fedeli ai brand e la loro spesa è leggermente inferiore alla media (-20%).

"Prima di comprare devo essere certa che il prodotto soddisferà i miei gusti e quelli delle persone a cui tengo"

Il Friend Follower (11,6%)
Decidono cosa acquistare basandosi sui consigli di amici e conoscenti. Se vanno in negozio prestano molta attenzione alle opinioni degli addetti alle vendite. Sono principalmente uomini, tra i 55 e i 64 anni. Comprano online, non hanno un brand preferito e sono poco fedeli. La spesa è superiore alla media (+33%).

"Mi informo online, ma poi alla fine è decisivo il parere dei miei conoscenti" 

Il consumatore analogico: tra abitudini radicate e voglia di sperimentare

La ricerca evidenzia che i consumatori che non hanno mai acquistato online o non lo hanno fatto negli ultimi 6 mesi rappresentano il 30% del campione; tuttavia, anche se in modi differenti, utilizzano il digital nel percorso di orientamento all'acquisto.

Il motivo principale per chi non ha mai acquistato online, nel 27% dei casi, è l'impossibilità di vedere e toccare quello che stanno comprando; segue chi preferisce un'esperienza di acquisto tradizionale o non ne ha mai avuto occasione.

L'inibizione ad approcciarsi al digitale è dovuta anche ad altri fattori quali la fiducia nel comunicare i propri dati e la perplessità sui metodi di pagamento e consegna. Tuttavia, tra quelli che sono totalmente estranei all'e-commerce, emerge una propensione al contesto digitale. Il 36,6% di coloro non hanno mai acquistato online ha infatti delegato qualcuno a compiere un acquisto per conto proprio. Il 50,6% poi, se avesse la possibilità di pagare il prodotto acquistato online al momento della consegna o del ritiro, inizierebbe a comprare in rete. In questo caso, il 56,7% preferirebbe pagare in contanti, seguito da carta prepagata (44,6%).

"Il digitale sta giocando un ruolo determinante nell'evoluzione dei comportamenti di consumo evidenziati in questa ricerca" dichiara Roberto Liscia, Presidente Netcomm. "Crea nuove forme di interazione tra l'azienda e il brand, più immediate e ingaggianti attraverso strumenti sempre più efficaci, offrendo poi nuove modalità di shopping altamente funzionali ed esperienziali. Per i consumatori analogici, che vorrebbero avvicinarsi all'online ma non hanno padronanza di questo contesto, le aziende devono supportarli a migliorare le proprie competenze verso tutti gli strumenti digitali, dalle modalità di dialogo alle forme di pagamento."

"Se il 70% degli acquisti è guidato da un trigger, le aziende possono fare molto per supportare le scelte dei consumatori. 3 acquisti su 10 sono guidati da una comunicazione diretta, cioè una email o un sms inviati dall'azienda per comunicare una promozione o la disponibilità di un prodotto. In generale, questa ricerca permette a noi aziende di analizzare il consumatore da un punto di vista diverso e attuare strategie specifiche per relazionarci con lui" dichiara Florida Farruku, General Manager Diennea-MagNews.

In conclusione, il consumatore digitale allo specchio riflette un'immagine estremamente articolata di comportamenti e di approcci allo shopping. Non esiste né una tipologia di consumatore digitale, né di acquirente tradizionale ma una pluralità di profili fortemente differenziati accomunati dal desiderio di vivere esperienze di acquisto uniche e appaganti. 

I brand devono quindi utilizzare tutti i dati e le tecnologie a loro disposizione per comprendere i bisogni dei loro consumatori e fidelizzarli. L'omnicanalità deve diventare l'elemento centrale delle strategie di sviluppo: solo così le imprese potranno rispondere alle esigenze di ogni consumatore, dialogando con i giusti strumenti in ogni fase del processo di acquisto e creando quell'esperienza di shopping unica tanto cercata dal nuovo consumatore.



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