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giovedì 10 dicembre 2015

Tarcisio Bertone ecco la 2°parte dell'intervista al Cittadino di Genova

Cardinale Bertone, Segretario di Stato emerito: “Una delle esperienze più belle della mia vita è stato il rapporto con Cuba. Conoscevo già da anni il Vescovo di Santa Clara ed ho fatto poi ben cinque viaggi a Cuba. Uno memorabile è stato nel 2004 come Arcivescovo di Genova.”
Cuba's President Raul Castro shakes hands with Vatican Secretary of State Cardinal Tarcisio Bertone during a meeting at the Revolution Palace in Havana
DON GRILLI
E’ appena terminato il Convegno Ecclesiale di Firenze: un appuntamento a metà del cammino della Chiesa Italiana nel decennio 2010-2020 dedicato al tema dell’educazione con il Documento “Educare alla vita buona del Vangelo”. Ci pregiamo di consegnarle una pubblicazione che riassume il programma pastorale messo in atto dalla Diocesi genovese in questi cinque anni vissuti in comunione con il Santo Padre e con la Chiesa italiana.
C’è qualche particolare sinergia tra Vaticano/Segreteria di Stato e Conferenza Episcopale Italiana, che dal 2007 è guidata dall’Arcivescovo di Genova, il Card. Bagnasco?
CARDINALE BERTONE
E’ ovvio che il Papa e i suoi più stretti collaboratori, pur guardando il panorama di tutte le Chiese e della comunità internazionale, hanno una particolare attenzione verso la Chiesa che è in Italia. Sia per la naturale funzione del Papa come Vescovo di Roma, sia per i rapporti evidenti di vicinanza con il territorio italiano e con le sue popolazioni.
La Conferenza Episcopale Italiana nell’esercizio delle sue funzioni e delle sue competenze è strettamente unita alla Santa Sede ed ai suoi rappresentanti e posso testimoniare personalmente che ciò si è verificato anche nel periodo di presidenza dal Cardinale Bagnasco. L’episcopato italiano, nella sua storia anche più recente, è sovente punto di riferimento di altri episcopati sparsi nel mondo ed ha una missione preziosa verso la comunità internazionale in una rete di relazioni, soprattutto di carattere umanitario. Il Cardinale Bagnasco ha avuto ed ha frequenti udienze personali con il Santo Padre, sia con Papa Benedetto XVI, sia oggi con Papa Francesco. Con il sottoscritto abbiamo avuto molteplici incontri durante i quali è naturale che, oltre ai problemi della Chiesa italiana, si parlasse anche della nostra cara Diocesi di Genova, per interscambio di informazioni, di suggerimenti, di aiuto reciproco.
DON GRILLI
Papa Benedetto XVI la richiamò a Roma questa volta come Segretario di Stato. Cosa può dirci degli anni vissuti al suo servizio e a servizio della Chiesa Universale?
CARDINALE BERTONE
Penso che tutti ricorderanno la lettera che Papa Benedetto XVI scrisse ai genovesi per annunciare la mia chiamata a Roma come Segretario di Stato. Fu una sorpresa per me quando me lo confidò la prima volta e fu una sorpresa per tutti. Ma l’esperienza vissuta accanto a Papa Benedetto XVI che in qualche modo continuava la collaborazione avuta alla Congregazione per la Dottrina della fede, fu una scuola di umanità, una scuola di fede, una scuola di spiritualità.
Oltre alle udienze settimanali del lunedì chiamate “di tabella”, ricordo anche gli altri incontri casuali, occasionali, per riunioni, ad esempio “interdicasteriali”, per problemi emergenti della Chiesa o della comunità mondiale. Ricordo i viaggi internazionali fatti con lui, sempre preceduti da qualche paura o da qualche previsione negativa, ma poi realizzati con grande partecipazione di popolo, con ammirazione universale per il suo pensiero e i suoi messaggi. Cito ad esempio i viaggi in Turchia, nel Regno Unito, a Berlino, in Libano, a Cuba, in Africa, ecc…
Cito anche le due Giornate Mondiali della Gioventù a Colonia, con la celebre adorazione eucaristica notturna, e in Spagna, con la moltitudine impressionante di giovani e la bufera che si scatenò nell’arena dell’assemblea serale ma che non spaventò l’eroica resistenza del Papa e dei giovani.
DON GRILLI
Dopo il ritiro di Papa Benedetto XVI, Lei ha collaborato con Papa Francesco, cessando nell’incarico di Segretario di Stato nell’ottobre 2013, ben al di là della scadenza canonica dei 75 anni d’età…
CARDINALE BERTONE
Papa Francesco, appena dopo l’elezione mi ringraziò per la generosità, la dedizione e la fedeltà avute nel servizio di Segretario di Stato e mi confermò per alcuni mesi al suo servizio con lo stesso incarico. Ha scritto poi nella prefazione ad un mio libro: “La sua pacata e matura esperienza di servitore della Chiesa ha aiutato anche me, chiamato alla Sede di Pietro da un Paese lontano, nell’avvio di un insieme di relazioni istituzionali doverose per un Pontefice”.
Ho seguito la sua vulcanica attività e le sue direttive fino al 15 ottobre 2013. L’ho anche accompagnato nel viaggio a Rio de Janeiro per la Giornata Mondiale della Gioventù. Lo stile e la versatilità di Papa Francesco sono conosciuti da tutti e si può immaginare quanto sia interessante e impegnativo stargli accanto.
Egli invita frequentemente a pregare per lui e credo che tutti lo facciamo di cuore.
DON GRILLI
Per Sua iniziativa, negli anni in cui era Arcivescovo di Genova, nel 2005, la nostra Diocesi, insieme alla Diocesi di Chiavari, aprì una missione a Cuba. Alla luce dei passi avanti, anche recenti, compiuti da quella Nazione sulla via della libertà democratica e del rispetto dei diritti umani, compresi quelli religiosi, quella scelta è stata significativa…considerando poi il suo ruolo di Segretario di Stato
CARDINALE BERTONE
Una delle esperienze più belle della mia vita è stato il rapporto con Cuba. Conoscevo già da anni il Vescovo di Santa Clara ed ho fatto poi ben cinque viaggi a Cuba. Uno memorabile è stato nel 2004 come Arcivescovo di Genova. Andai per presentare i due primi sacerdoti fidei donum alla Diocesi di Santa Clara e fui ricevuto personalmente dal Comandante Fidel Castro in una memorabile e lunga udienza che toccò una molteplicità di argomenti di carattere sociale e formativo (ad esempio valori e disvalori nella gioventù) e di carattere internazionale.
Poi, come Segretario di Stato tornai nel 2008, nel decimo anniversario della famosa visita di San Giovanni Paolo II, e fui ricevuto come prima autorità estera, da Raul Castro che nel frattempo era diventato Presidente, e infine tornai a Cuba nel 2012 con Papa Benedetto XVI e non fu l’ultima volta.
Si può dire quindi che il rapporto con Cuba, con le Chiese locali e con le Autorità dell’Isola si sviluppò in diversi anni attraverso incontri e contatti che prepararono senza dubbio il terreno ai successivi sviluppi che con l’avvento di Papa Francesco si sono realizzati, e che promettono altri traguardi che ci auguriamo e per i quali preghiamo.
DON GRILLI
Come si svolge la sua giornata ora che è libero dalle responsabilità universali della Segreteria di Stato?
CARDINALE BERTONE
Continua il ritmo di preghiera, di vita comunitaria, come di partecipazione alle celebrazioni pontificie nella Basilica di San Pietro. Ho ancora un po’ di lavoro istituzionale come Membro della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli che si raduna normalmente ogni quindici giorni, e poi accetto inviti per attività pastorali, esercizi spirituali, o iniziative culturali come convegni, conferenze, ecc.
Quest’anno ho raccolto in un libro i miei discorsi di carattere sociale e economico. Sono in cantiere altre raccolte: per esempio omelie tematiche o interventi sullo sport, ecc.
Ho dato diverse interviste, soprattutto sul bicentenario della nascita di Don Bosco.
L’anno scorso a dicembre sono ancora stato a Cuba a inaugurare il Santuario della Virgen de la Caridad a Santa Clara e durante l’estate sono stato in Guatemala e in Messico con diversi impegni pastorali.
DON GRILLI
Grazie Eminenza per il tempo che ci ha dedicato con questa intervista, il Cittadino e Teleradiopace di Chiavari Le augurano ogni bene
CARDINALE BERTONE
Ringrazio voi della bella occasione che mi avete dato di incontrarvi. Voglio salutare tutti i Vescovi della Liguria, in modo speciale il Metropolita Sua Eminenza il Cardinale Bagnasco, tutti i telespettatori di Teleradiopace di Chiavari con il Vescovo Monsignor Tanasini, tutti i collaboratori del glorioso settimanale “Il Cittadino”. Mi raccomando alle preghiere di tutti e su tutti invoco la benedizione del Signore.

Fonte Il Cittadino

giovedì 3 dicembre 2015

Cardinale Bertone, il contributo del Cardinale all'Assemblea della Cep

La prima relazione all’Assemblea plenaria della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Cep), che si è aperta ieri (vedi Fides 27 e 30/11/2015), è stata tenuta dal Cardinale Tarcisio Bertone sul tema “Coscienza Ecclesiale e Capacità Evangelizzatrice nelle Chiese Giovani”.
Tarcisio Bertone
“Le Chiese Giovani con i loro problemi e i loro difetti – ha evidenziato il Cardinale Tarcisio Bertone- , ma con le loro risorse di vocazioni sacerdotali e religiose e di entusiastica adesione al Vangelo, sono diventate soggetti di missione per le vecchie Chiese, soprattutto europee, in un interscambio di persone e di opere da un continente all’altro”.
Accennano quindi al lavoro di inchiesta fatto dalla Cep in vista dell’Assemblea plenaria, che ha interessato 1.120 soggetti missionari, ha proseguito: “Riguardo alla coscienza ecclesiale e alla capacità evangelizzatrice, le 262 circoscrizioni prese in considerazione dall’inchiesta hanno evidenziato nel decreto Ad gentes le idee-motrici sintetizzate in sei parole chiave: missione, testimonianza, annuncio, catechesi, apostolato, inculturazione”.
Parlando della capacità di evangelizzare, il Cardinale Bertone ha indicato una serie di elementi da considerare centrali: l’affermazione del primato di Dio, l’entusiasmo di far conoscere Cristo, il coraggio di dare testimonianza, l’opzione per i poveri, il dialogo, il rendere visibile la Chiesa nella promozione umana, il vivere il senso autentico della comunità, il buon rapporto tra Chiesa e Stato, la progettazione della formazione alla missione, la collegialità episcopale, la prevalenza del clero autoctono, il senso del dovere di evangelizzare, la collaborazione con le Pontificie Opere Missionarie, l’appartenenza alla Chiesa locale.
“Dobbiamo coniugare l’annuncio con una comunicazione accessibile e convincente e con una vita santa, ma nello stesso tempo con la piena condivisione della vita di coloro a cui annunciamo” ha detto nella conclusione il Cardinale Bertone. (CE) (Agenzia Fides, 01/12/2015)
Fonte FIDES

mercoledì 11 novembre 2015

Vatileaks Tarcisio Bertone calunnie, è una vergogna, non so come difendermi!

“È una vergogna, non so come difendermi, difendersi dalle calunnie è quasi impossibile. Le vittime sono impotenti”. Così Tarcisio Bertone in una intervista al Corriere della Sera si difende dalle accuse di essersi fatto ristrutturare il proprio appartamento con i soldi della Fondazione Bambin Gesù per i bimbi malati.
LE VERITA' DEI LIBRI, TRA SOLDI, APPARTAMENTI E SPRECHI
“È offensivo – replica – un’altra delle tante accuse ingiuste e menzognere che ho ricevuto in questi anni”.
Dell’appartamento dice: “Sono 296 metri quadrati, non ci vivo da solo. Per i lavori ho usato 300 mila euro di risparmi miei. I 200 mila versati dalla Fondazione Bambin Gesù? Così dicono, ma io non ho autorizzato nulla”. Annuncia di aver dato mandato al suo avvocato “di svolgere indagini per verificare cosa sia realmente accaduto. Nel caso venisse accertato che sono state effettuate azioni fraudolente a mio danno – spiega Bertone – è chiaro, non esiterò a reagire. Vorrei vedere cosa è stato pagato e quanto, il verbale che lo testimonierebbe”.
Delle calunnie ricevute dice di ritenersi “una vittima di questi anni. Ho lavorato al servizio dei Papi con fedeltà e dedizione, e anche al servizio del Bambin Gesù. Ho fatto tanto e ora mi ritrovo queste accuse infamanti. Non so, ormai sono nel mirino. Il nome Bertone richiama subito l’attenzione”.

venerdì 6 novembre 2015

Tarcisio Bertone si ritrova al centro delle polemiche si difende

L’ex segretario di Stato si ritrova al centro delle polemiche si difende: «Sono 296 metri quadrati, non ci vivo da solo. Per i lavori ho usato 300 mila euro di risparmi miei I 200 mila versati dalla Fondazione Bambin Gesù? Io non ho autorizzato nulla»
Bertone Tarcisio
CITTÀ DEL VATICANO – «È una vergogna, non so come difendermi, difendersi dalle calunnie è quasi impossibile. Le vittime sono impotenti». Il cardinale Tarcisio Bertone ha la voce stanca. L’ex segretario di Stato si ritrova al centro delle polemiche, come nel primo Vatileaks. Di nuovo la faccenda dell’appartamento: lo avrebbe ristrutturato con i soldi della Fondazione Bambin Gesù per i bimbi malati. «È offensivo, un’altra delle tante accuse ingiuste e menzognere che ho ricevuto in questi anni».
E allora cosa è successo?
«Premetto che gli appartamenti assegnati ai cardinali della Curia romana sono di proprietà del Governatorato vaticano o dell’Apsa, e vengono ristrutturati a cura delle amministrazioni con spese messe a bilancio anno per anno».
E nel suo caso, eminenza?
«Quanto all’appartamento che mi è stato assegnato d’accordo con papa Francesco e i superiori del Governatorato, mi è stato comunicato che quell’anno non era messa a bilancio alcuna somma per la ristrutturazione e avrei dovuto sostenere io le spese. I lavori furono affidati alla ditta Castelli, il cui ad è Antonio Bandera. Mentre avanzavano i lavori e alla Ragioneria arrivavano le fatture da pagare, fui invitato dal Governatorato a saldare. E in effetti, come risulta da una precisa documentazione, ho versato al Governatorato la somma: dal mio conto».
Quanto ha pagato?
«Erano due appartamenti disastrati e abbandonati da anni. Il Governatorato mi ha comunicato una spesa sui 300 mila euro: ho pagato con i miei risparmi per un appartamento che non è di mia proprietà e resterà al Governatorato».
La Fondazione Bambin Gesù ha pagato 200 mila euro, però.
«Così dicono. Solo dopo ho saputo che erano state presentate fatture anche alla Fondazione. Io non ho visto nulla. Ed escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento. Ho dato istruzioni al mio avvocato, Michele Gentiloni Silveri, di svolgere indagini per verificare cosa sia realmente accaduto. Nel caso venisse accertato che sono state effettuate azioni fraudolente a mio danno, è chiaro, non esiterò a reagire. Vorrei vedere cosa è stato pagato e quanto, il verbale che lo testimonierebbe».
Dicono: il Papa vive in 50 metri quadrati e lei nel lusso.
«Io non vivo nel lusso».
Per chiarire: 700, 500, 350 metri quadri?
«L’appartamento è di 296 metri quadrati. E non ci vivo da solo. Abito con una comunità di tre suore che mi aiutano, c’è anche una segretaria che il Santo Padre mi ha concesso per scrivere la memoria di tre Papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. C’è la biblioteca, l’archivio, le camere per tutti…».
E il terrazzo?
«Sempre questa storia dell’attico con vista su San Pietro. Non esiste nessun attico. Io abito al terzo piano e il terrazzo non è mio, è stato risanato durante i lavori ma è quello condominiale, in cima al palazzo. È di tutti gli inquilini, cardinali e arcivescovi, che ci vivono».
Si parla anche di un volo in elicottero da 24 mila euro…
«Mi fu messo a disposizione da non so quale ente. Ricordo che partimmo da un campo sportivo fuori dal Vaticano. Mi ha trasportato all’inaugurazione del centro regionale Bambino Gesù della Basilicata, a Potenza, il 24 febbraio 2012».
Dice che la calunniano: si è chiesto perché ?
«Io mi ritengo una vittima di questi anni. Ho lavorato al servizio dei Papi con fedeltà e dedizione, e anche al servizio del Bambin Gesù. Ho fatto tanto e ora mi ritrovo queste accuse infamanti. Non so, ormai sono nel mirino. Il nome Bertone richiama subito l’attenzione» .

FONTE: Corriere.it

lunedì 19 ottobre 2015

Cardinal Tarcisio Bertone, la memoria di Don Bosco prete-educatore

Il Cardinale Tarcisio Bertone: abbiamo appena concluso le celebrazioni dell’Anno Bicentenario della nascita di Don Bosco e noi non ci stanchiamo mai di riflettere sui suoi insegnamenti ed i suoi esempi, per applicare il progetto educativo nella complessa società del nostro tempo. Per rinnovare la memoria della straordinaria testimonianza di Don Bosco, prete-educatore, riandiamo agli anni della sua formazione e della sua carità sconfinata verso i giovani poveri e abbandonati.
Tarcisio Bertone cosa direbbe Don Bosco
Brano del Discorso del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato emerito, tenuto presso l’Istituto Salesiano “Manfredini”, Este, Padova, il 3 ottobre 2015
Nella festa della famiglia a Filadelfia, Papa Francesco ha lanciato un grande messaggio sulla centralità della famiglia e ha detto: “La famiglia ha una carta di cittadinanza divina. Gliel’ha data Dio stesso perché nel suo seno crescesse sempre di più la verità, la bellezza, l’amore. La famiglia è una fabbrica di speranza. Nella famiglia ci sono difficoltà, però queste difficoltà si superano con l’amore. E l’amore è festa, gioia, è andare avanti” (Incontro mondiale delle famiglie, 26 settembre 2015). Pensiamo alla famiglia di Don Bosco.
Vorrei rievocare, anzitutto, il clima di intimità familiare ove ha operato, insieme allo Spirito Santo la mamma di Don Bosco: poiché Mamma Margherita ha impartito a Giovanni alcune significative lezioni. Papa Francesco nel suo discorso a Torino Valdocco nel giugno scorso, ha ricordato alcune caratteristiche di Don Bosco e ha evidenziato proprio questo: “Amava la Chiesa, la Madonna e la sua mamma… Pensate a questo collegamento: la Chiesa madre; la Madonna, madre; Margherita, madre”.
Sui vent’anni Giovanni Bosco a Chieri pensa di diventare francescano. Il parroco di Castelnuovo va da Mamma Margherita e la invita ad opporsi alla decisione del figlio. Mamma Margherita parte per Chieri, e, incontrando il figlio, gli dice: «Sentimi bene Giovanni, io voglio che tu ci pensi bene e con calma. Quanto avrai deciso, segui la tua strada senza guardare in faccia a nessuno. La cosa più importante è che tu faccia la volontà del Signore. Il parroco vorrebbe che io ti faccia cambiare idea, perché in avvenire io potrei avere bisogno di te. Ma io ti dico: in queste cose tua madre non c’entra. Dio è prima di tutto».
Divenuto sacerdote, la sera della prima messa solenne, Margherita dice al figlio: «Sei prete; da qui in avanti sei dunque più vicino a Gesù Cristo. Ricordati però che cominciare a dire Messa, vuol dire cominciare a patire. Non te ne accorgerai subito, ma a poco a poco, vedrai che tua madre ti ha detto la verità… Tu da qui innanzi pensa solamente alla salvezza delle a¬nime e non prenderti nessun pensiero di me».
Mamma Margherita è stata indiscutibilmente la prima e importante guida spirituale di Don Bosco.
Don Bosco diventato prete che farà? Conosciamo lo smisurato lavoro che ha svolto in 47 anni di sacerdozio: ha incontrato migliaia di giovani e di adulti; ha fondato una Famiglia apostolica originale in tre grandi Gruppi di impegno: i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice ed i Cooperatori, suscitando milioni di Exallievi; ha costruito tre grandi chiese; ha lanciato una rivista mensile, ha scritto un centinaio di volumi ed opuscoli (opere edite… ed inedite); ha organizzato otto spedizioni missionarie; ha svolto missioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Governo italiano; ha fatto viaggi, predicazioni, ha confessato ininterrottamente; ha avuto delle giornate stracariche di lavoro dalle 4.30 del mattino alle 23 di sera. Ε tutto con una fede, con una gioia, con un coraggio sigillato da quella incrollabile fiducia che gli fu propria e che ha cercato di comunicare ai suoi figli e figlie.
La fama di Don Bosco giovane e il ricordo delle sue gesta avventurose e prodigiose hanno raggiunto tutto il mondo e i più grandi personaggi, che ne hanno assimilato lo spirito. Vorrei rievocare, ad esempio, ciò che mi confidava Papa Benedetto XVI del suo rapporto con Don Bosco. E’ stato suo padre a raccontargli le memorie del giovane Giovanni Bosco: la presenza di Mamma Margherita, l’accompagnamento del cane “Grigio” nelle sue vicissitudini, ecc. Tanto che quando lo accompagnai nella visita alle camerette di Don Bosco a Torino, e si vide davanti il grande quadro di Mamma Margherita con in basso il “Grigio”, subito ebbe un lampo di sorriso e ricordò.
Per il Cardinale Bernardin Gantin, grande Presule africano, fu invece la mamma, nel lontano Benin, a raccontargli la storia di Don Bosco.
Per Azeglio e Franca Ciampi, la devozione a Don Bosco era una costante della loro vita di genitori. Mi confessarono che lo hanno invocato in ogni momento difficile della loro vita.
Vorrei ricordare che anche il giovane Jorge Bergoglio – diventato Papa Francesco – è stato influenzato positivamente da Don Bosco e dai suoi figli ed ha avuto un rapporto familiare con i primi salesiani di Buenos Aires ed egli stesso cita colui che lo ha battezzato e poi lo ha seguito: il salesiano Don Enrique Pezzoli.
Il papà di Jorge Bergoglio era in grande amicizia con Don Lorenzo Massa il fondatore della più grande squadra di calcio dell’Argentina: il San Lorenzo, con i colori della Madonna: rosso e blu.
All’età di tredici anni, prima di entrare nella Compagnia di Gesù, ha passato un anno come interno al collegio salesiano Colegio Wilfrid Barón de los Santos Ángeles a Ramos Mejía, nel Gran Buenos Aires. Ha rievocato in una famosa lettera questa straordinaria esperienza formativa: una lettera del 1990 scritta al salesiano Cayetano Bruno, lo storico della Chiesa argentina.
Mi sembra che ci siano affinità molto marcate tra Don Bosco e Papa Francesco. Don Bosco parte dalla periferia, cerca i ragazzi sbandati e i ragazzi di strada, sta insieme a loro e donerà la vita a loro. Papa Bergoglio ci invita continuamente non solo a dialogare, ma a stare con la gente, anzi a camminare insieme. Pensiamo alla cultura dell’incontro, al rispetto e all’amore che ha per ogni persona, specialmente per quella più debole e bisognosa, e quindi a rifiutare la cultura dello scarto. Bisogna dire che nell’originalità creazionale di Dio, ci sono dei tratti comuni che si trasmettono di generazione in generazione attraverso i santi e attraverso i doni che lo Spirito continua ad elargire alla sua Chiesa.
FONTE: DailyFocus

lunedì 12 ottobre 2015

Cardinal Tarcisio Bertone a Este, Premio Guariento alla memoria di suor Boggian

Este, conversazione del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Sua Santità emerito, dal titolo “Cosa direbbe don Bosco oggi a genitori e figli”
Tarcisio Bertone - Immagine Il Mattino di Padova
Articolo de Il Mattino di Padova, 03 ottobre 2015
ESTE. Don Orlando Zampieri porta a Este un altro “big” della Chiesa. Questa sera, alle 20.30, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Sua Santità emerito, terrà una conversazione nell’auditorium del Manfredini dal titolo “Cosa direbbe don Bosco oggi a genitori e figli”.
Domani, invece, celebrerà alle 10.30 la messa patronale nella chiesa di San Girolamo, dove amministrerà anche la Cresima.
Sarà inoltre l’occasione per ricordare i quarant’anni di fondazione della parrocchia.
Sempre domani, alle 17, Bertone consegnerà alle Opere parrocchiali il premio “Fernanda Guariento”: il riconoscimento per l’impegno ecclesiale andrà alla memoria di suor Bernardetta Boggian, la religiosa di Ospedaletto Euganeo trucidata un anno fa in Burundi.
Il cardinale benedirà quindi il tabernacolo artistico della chiesa parrocchiale e assisterà poi, alle 18, a un concerto vocale e strumentale dell’orchestra da camera Gentile Ensemble.
Lunedì mattina, infine, sarà al Manfredini per incontrare gli studenti.

martedì 29 settembre 2015

Tarcisio Bertone, ovunque vi sia un fedele cattolico vi è l’amore per Pietro

Il cardinale Tarcisio Bertone nel suo libro “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”, sulla diplomazia e i diplomatici pontifici.
Tarcisio Bertone testimoni amore per Pietro
Brano tratto dal volume “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”, di Tarcisio Bertone
I Rappresentanti Pontifici sono originari di Paesi diversi, provengono da Chiese particolari diverse, talora molto distanti per lingua, tradizione e cultura da quelle alle quali sono inviati. Proprio per questo, però, essi vivono un’esperienza singolare di cattolicità, che deriva dal loro essere a servizio del carisma petrino.
Ovunque siano inviati, sanno di non trovarsi in terra straniera, poiché dovunque vi sia un fedele cattolico, lì è presente l’amore per Pietro.
Essi sono inoltre testimoni del rispetto e dell’attenzione che la persona e la parola del Papa riscuotono anche al di fuori della comunità ecclesiale, presso Chiese e comunità non cattoliche, negli ambienti governativi, nelle istituzioni internazionali, ma anche nel mondo della cultura, della scienza, e presso innumerevoli uomini e donne di buona volontà.
Hanno il compito, alto e gravoso, di rappresentare il Padre comune. Sanno bene che il padre deve essere presente: nelle circostanze solenni come nella ferialità delle vita quotidiana, nelle ore liete e in quelle tristi, nei periodi di tranquillità, ma anche in quelli, non infrequenti, in cui la comunità cristiana è minacciata dalla guerra e dalla violenza.
E sono presenti non come osservatori asettici, non come giudici distaccati, non come funzionari di un potere lontano, ma in primo luogo come sacerdoti, come Vescovi tra i Vescovi, che condividono per un tratto il cammino delle Chiese e dei popoli ai quali sono inviati, trasmettendo ad essi quel raggio di luce, di speranza, di incoraggiamento che viene dal sentirsi in comunione con il Papa e con la Chiesa universale.
FONTE: LEV

lunedì 28 settembre 2015

Cardinal Bertone identità cattolica e il dialogo con le culture

Le considerazioni del cardinale Tarcisio Bertone, raccolte nel libro “La fede e il bene comune. Offerta cristiana alla società contemporanea”, sul ruolo delle università cattoliche, sull’identità cattolica e il dialogo con le culture.
Tarcisio Bertone La fede e il bene comune
Brano tratto dal volume “La fede e il bene comune”, di Tarcisio Bertone
L’attenzione che la Chiesa riserva all’Università cattolica è testimoniata dal fatto che essa ha promosso lungo i secoli diverse Università, tra le quali vanno annoverate alcune fra le più celebri e le più antiche. Ulteriore segno di questa sua cura è la nascita, nell’ambito della Curia Romana, della Congregazione per l’Educazione Cattolica, le cui lontane origini risalgono alle speciali Commissioni istituite dallo Stato Pontificio per vigilare sulle Università di Roma già nel 1431 con Papa Eugenio IV.
Fu però solo a partire dal 1870 che tale Dicastero romano iniziò ad esercitare la sua autorità anche sulle Università e gli Istituti cattolici fuori dell’Urbe; e fu nel 1915 che assunse la responsabilità di vigilare sui Seminari. Le successive riforme della Curia Romana, -la prima risalente a Paolo VI nel 1968 e la seconda voluta da Giovanni Paolo II venti anni dopo, con la pubblicazione della Costituzione Apostolica Pastor Bonus,- hanno confermato e meglio definito le competenze della Congregazione per l’Educazione Cattolica sui Seminari, sulle Università e Facoltà e sulle scuole cattoliche.
Suo scopo è pertanto operare: 1) affinché vi sia un numero sufficiente di istituzioni, convenientemente distribuite nelle diverse parti del mondo; 2) far sì che esse conservino fedelmente la propria identità e la propria missione.
Da una recente pubblicazione della stessa Congregazione, dal titolo Universitates et alia Instituta Studiorum Superiorum Ecclesiae Catholicae, risulta che nel 2005 le istituzioni universitarie cattoliche nel mondo erano 1861. (…)
Un altro punto particolarmente significativo è il rapporto con le culture, di cui le istituzioni cattoliche devono farsi carico al fine di favorire un continuo e proficuo dialogo tra il Vangelo e la società moderna. In tale comune ricerca vanno difesi e promossi i fondamentali valori della vita umana, della persona, della sua libertà e inviolabile dignità, il senso di responsabilità e l’apertura dell’essere umano al trascendente con l’intangibile diritto alla libertà religiosa. L’Università cattolica, infine, non può non prestare viva attenzione alla dottrina sociale della Chiesa, per incentivare la diffusione di un umanesimo integrale e solidale. In questo modo, la “Lux Vera”, la luce del Vangelo di Cristo, che è luce di carità e di intelligenza, può fecondare i saperi umani e, nella legittima autonomia di metodi e linguaggi, senza perdere di vista la necessaria unità del sapere, animare anche la costruzione di una convivenza sociale più giusta e pacifica.

FONTE: LEV

mercoledì 23 settembre 2015

Cardinal Bertone, migranti, l’Italia non va lasciata sola (Il Gazzettino)

Tarcisio Bertone affronta temi d’attualità internazionale ed etici, come la difesa della famiglia. “Dare una dimensione etica alla politica internazionale non è una responsabilità da delegare solo ai potenti della Terra: ognuno di noi dovrebbe lasciarsi coinvolgere personalmente secondo le proprie possibilità”, afferma fra l’altro il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato emerito, che ha guidato la diplomazia vaticana dal 2006 al 2013.
Cardinale Tarcisio Bertone migranti Italia non va lasciata sola
Brani dell’intervista rilasciata dal cardinale Tarcisio Bertone a Il Gazzettino e apparsa su Il Gazzettino il 27 settembre 2014
I conflitti più recenti dimostrano il prevalere della crudeltà e dell’intolleranza religiosa. Quale antidoto a questo male?
Anzitutto vorrei citare le forti dichiarazioni di Papa Francesco in occasione del suo viaggio in Albania: Nessuno pensi di farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita e alla libertà religiosa di tutti!. Qui si pone il problema e l’impegno, oltre agli interventi legislativi o amministrativi di governo, della formazione delle coscienze, e quindi delle agenzie educative e formative. Penso alla famiglia, alla scuola, alla Chiesa e, parallelamente, anche alle religioni con le loro rispettive strutture di cultura, educazione, comunicazione. Si tratta di propiziare, di favorire, una convivenza pacifica e una collaborazione fra gli appartenenti alle diverse religioni ed etnie, in un clima vissuto di rispetto e fiducia reciproca, fondati sulla conoscenza più approfondita delle proprie radici dove le differenze diventino occasione di dialogo aperto e di riflessione comune e non fattore di scontro e di violenza. E’ un ideale, ma vanno apprezzate e promosse le iniziative formative in questa direzione degli uomini di buona volontà di tutte le religioni.
L’Italia affronta un’emergenza umanitaria legata all’arrivo di migliaia di profughi e migranti. Come vede il ruolo dell’Unione europea in questo?
Se pensiamo alla storia dei vari paesi europei essa si può definire una storia di emigrazione nel mondo, perciò l’egoismo attuale dell’Europa e la politica dello scarto – come dice Papa Francesco – è antistorica e inaccettabile. L’Italia come avamposto del Mediterraneo non può essere lasciata sola. Si sono fatti progressi recentemente nelle trattative che hanno portato all’impegno di alcuni paesi, ma la chiusura di paesi ricchi è deludente. Sarebbe più logico e previdente aiutare le popolazioni in loco per uno sviluppo progressivo e integrale. In ogni caso è auspicabile che l’Unione europea come tale assuma una politica di solidarietà, per aiutare le masse di gente disperata affinché il rifiuto non esasperi ulteriormente la situazione e non resti come un’onta vergognosa nella storia dell’Europa.
I mendicanti sono sempre più numerosi nelle nostre città, così come è in aumento l’allarme per la microcriminalità straniera. Come si può rispondere alle preoccupazioni della gente?
Si nota, in generale, un aumento delle povertà e, come dimostrano le statistiche e i centri di ascolto e di carità a livello capillare, cresce la percentuale della indigenza e persino della miseria anche nelle famiglie italiane. Vorrei osservare che la microcriminalità non è solo straniera ma avvertiamo l’aumento preoccupante della microcriminalità giovanile. La mancanza di lavoro in generale, e la disoccupazione giovanile, oltre a impoverire le famiglie, forniscono manovalanza alla criminalità organizzata, nella quale senza dubbio sono intercettati anche i migranti. Oltre al problema della sicurezza sul territorio, da assumere con maggiore impegno, occorre adottare il “sistema preventivo” alla maniera di Don Bosco, trovando i modi per educare alla convivenza e alla legalità. Non voglio mancare di fare un elogio alla generosità di tanti italiani credenti e non credenti che si prodigano a favore dei migranti e dei rifugiati.

mercoledì 16 settembre 2015

Tarcisio Bertone: La diplomazia pontifica in un mondo globalizzato

La diplomazia pastorale che ha al centro le persone. Un esempio è la mediazione della Santa Sede tra Usa e Cuba. Presentazione presso l’aula magna del rettorato dell’università di Catania del volume del card. Tarcisio Bertone “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”.
Tarcisio Bertone a Catania
Brani dell’intervista rilasciata dal cardinale Tarcisio Bertone a La Sicilia e apparsi su La Sicilia il 16 gennaio 2015
Più che una diplomazia tout court, una diplomazia pastorale. In grado, sì, di lavorare a delle mediazioni, di portare avanti un lavoro diplomatico classico. Ma soprattutto in grado di occuparsi della comunità, di prendersi cura delle persone. Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano merito, spiega così il senso della diplomazia pontificia. Lo ha fatto in un libro, “La diplomazia pontificia”, curato con il professore Vincenzo Buonomo con prefazione di Papa Francesco (Libreria editrice Vaticana), che è stato presentato a Catania nell’aula magna del rettorato dell’università di Catania. E un esempio straordinario di successo della diplomazia pontificia è il lavoro fatto a Cuba, prima e dopo la revoluciòn che ha portato al potere il “mangiapreti” Fidel. L’ultima volta a Cuba del cardinale Bertone è stata dal 4 al 12 dicembre scorsi. Nemmeno due giorni dopo, Stati Uniti e Cuba annunciavano il ripristino delle relazioni diplomatiche. E sia il presidente Usa, Barack Obama, che quello cubano Raul Castro plaudivano all’aiuto dato loro dalla Santa Sede, impersonata da Papa Francesco.
Spiega il cardinale Benone: “In generale secondo la storia dei rapporti tra gli Stati, la diplomazia si potrebbe definire l’arte di curare le relazioni tra i rappresentanti delle nazioni e delle organizzazioni internazionali per costruire una pacifica convivenza, evitare i conflitti e, nel caso, di risolverli attraverso incontri e trattative opportunamente istituzionalizzate”. Ma “la diplomazia pontificia ha una connotazione peculiare. Anzitutto perché la Santa Sede è al centro della Chiesa Universale per la missione attribuita dal Divino Fondatore al Vescovo di Roma, successore di Pietro; ma è anche collegata geo-politicamente con la comunità delle nazioni di cui è un soggetto preminente, soprattutto per l’indiscussa autorità morale del suo vertice”.
E dunque, spiega il segretario di Stato emerito, “la diplomazia pontificia non si interessa prevalentemente di problemi economico-politici, anche se non li ignora, ma svolge una attività al servizio della dignità di ogni persona umana, per la promozione della pace e dello sviluppo integraledei popoli, e per una maturazione etica dell’umanità”. (…)
Racconta il cardinale: “Se pensiamo alla storia della Chiesa, ai numerosi e straordinari arbitrati e mediazioni a cui è stata chiamata e all’autorità anche istituzionalmente riconosciuta che ha acquisito, non si può accettare una simile proposta minimale. La Santa Sede e la Chiesa Cattolica devono conservare il loro posto e la loro funzione consolidata nella Comunità internazionale e nello stesso tempo mantenere la caratteristica umanitaria e pastorale che, soprattutto dal secolo XX in poi, l’hanno contrassegnata”.
Nel libro del cardinal Bertone figura anche una mediazione della Santa Sede per risolvere un antico conflitto tra Stati Uniti e Cuba, al tempo della guerra ispano-americana. Segno che l’impegno della Santa Sede nella regione è iniziato molto tempo fa. Recentemente, la Santa Sede ha avuto un ruolo preminente nella storica decisione di riaprire le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba, dopo anni di “bloqueo”, di embargo. Una decisione arrivata proprio nel momento in cui il cardinale Bertone, un protagonista delle ultime vicende, era tornato da un viaggio a Cuba.
Racconta Bertone: “Nonostante le apparenze di immobilismo e di congelamento dello status quo, il processo di apertura era in azione lento ma inesorabile. Non si tratta ovviamente di improvvisazioni ma di un lungo lavoro di preparazione a vari livelli e con vari contributi, che ha subìto una accelerazione per la convergenza di due volontà, propiziata dall’accorta e ben accetta mediazione dell’” americano” Papa Francesco. In questo senso la famosa dichiarazione “Todos somos americanos” risuona con un accento particolarmente simpatico”.
Il cardinale Bertone è stato cinque volte a Cuba, potendo così “verificare e in qualche modo accompagnare i processi di consolidamento e di sviluppo della società nel quadro dell’organizzazione civile e religiosa dell’isola caraibica”. (…)
FONTE: La Sicilia.it

lunedì 14 settembre 2015

Cardinal Bertone, viaggio a Cuba e l’incontro col presidente Castro

Intervista al cardinale Tarcisio Bertone dopo il suo viaggio a Cuba e l’incontro col presidente Castro. “Lascio nelle mani della conferenza episcopale le istanze da portare avanti nel dialogo bilaterale e nell’impegno comune per lo sviluppo e per il bene del popolo di Cuba, un popolo che Dio ama e che la Chiesa ama”.
Tarcisio Bertone Cuba nuovo dialogo tra Chiesa e Stato
Brani dell’intervista rilasciata dal cardinale Tarcisio Bertone a L’Osservatore Romano e alla Radio Vaticana e apparsa su L’Osservatore Romano il 1° marzo 2008
I suoi discorsi sono stati molto dettagliati nel descrivere la crescita pastorale della Chiesa cubana. Che cosa ha constatato che sia avvenuto a Cuba e nella sua Chiesa nei dieci anni seguiti alla visita di Giovanni Paolo II?
Sono convinto che la Chiesa si esprima attraverso tutte le realtà che sono comuni a una società viva. Si esprime attraverso le celebrazioni liturgiche vere e proprie, si esprime attraverso gruppi di formazione, si esprime attraverso l’azione socio-assistenziale, si esprime anche attraverso l’organizzazione di attività, iniziative, convegni, pellegrinaggi.
L’arcivescovo di Santiago di Cuba mi riferiva che ogni anno circa mezzo milione di persone vanno in pellegrinaggio al santuario della Madonna della Caridad del Cobre. Ho visto la crescita di questi segni di una Chiesa viva. Poi ci sono i mezzi di comunicazione sociale; c’è un bollettino “Vida cristiana” distribuito in circa sessantamila copie. È una piccola cosa, ma ci sono altre riviste, corsi di formazione, centri di spiritualità, che nel fine settimana sono pieni di gruppi.
Vedo i segni positivi di una Chiesa “normale” come in tanti altri Paesi, certo con talune limitazioni per ora. Sono segni che documentano uno sviluppo positivo di Chiesa. Le risorse sono pochissime, lo Stato aiuta il restauro di antiche chiese, di antichi centri, con grande difficoltà, perché le risorse economiche e organizzative della Chiesa sono quelle di una Chiesa povera, in un Paese che è povero. Provvidenzialmente la Chiesa riceve aiuti dall’esterno, da altre Chiese che sono gemellate con le diocesi e i piccoli centri a Cuba.
C’è anche il problema dell’ingresso a Cuba di nuovi religiosi e religiose, e di sacerdoti in aiuto alla Chiesa. Ma anche questa fase della concessione dei permessi va evolvendosi; l’ho sperimentato io stesso come arcivescovo di Genova quando ho favorito l’andata a Cuba di due sacerdoti liguri e di tre suore brignoline di Roma.
Ho potuto constatare anche un certo aumento di vocazioni sacerdotali e vocazioni religiose. Ho visto novizie, aspiranti di congregazioni religiose femminili, nuovi sacerdoti, due di essi sono nuovi salesiani cubani. Questi sono segni belli.
Ora che Cuba è lontana, il suo bilancio della visita pastorale risponde agli auspici della vigilia?
Direi che ha superato le attese, considerando la situazione come viene presentata dai media o da come è vista dall’esterno anche in certi ambiti ecclesiali. Avevo per questo non dico un certo timore, ma mi proponevo certe mete, pur con fiducia nella grazia di Dio che opera incessantemente, ma anche con qualche incertezza sui risultati. Ripeto: i risultati sono stati molto superiori alle attese in ciò che ho visto della vitalità della Chiesa cubana in tutte le sue componenti e nelle sue iniziative.
Fra l’altro ho incontrato una religiosa salesiana che nel mese di ottobre compierà cento anni, dei quali settantotto passati a Cuba. Per questo Paese si può dire che ha dato la vita, e questo dono non può essere inefficace, perché il Signore sa trarre frutti dai semi piantati anche quando noi dormiamo! Se Dio trae figli di Dio anche dalle pietre, tanto più dai sacrifici di coloro che si sono consacrati per il bene di questo popolo.
Ho detto sia al presidente, sia alle autorità cubane che lascio nelle mani della conferenza episcopale le istanze da portare avanti nel dialogo bilaterale e nell’impegno comune per lo sviluppo e per il bene del popolo di Cuba, un popolo che Dio ama e che la Chiesa ama.
©L’Osservatore Romano 1 marzo 2008

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