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mercoledì 13 dicembre 2017

Quanto durerà il terremoto? Ce lo dice la crosta terrestre


Quanto durerà il terremoto? Ce lo dice la crosta terrestre

Le sequenze sismiche in aree estensionali mediamente hanno una magnitudo più bassa, ma durano di più rispetto a quelle in ambienti compressivi. A dimostrarlo, uno studio condotto da Sapienza Università di Roma, Ingv e Cnr che spiega anche l'imponente e persistente corteo di repliche dell'Appennino, 80.000 in 15 mesi. Il lavoro è stato pubblicato su Scientific Reports

Quanto durerà il terremoto? È una delle domande a cui i ricercatori spesso si trovano a dover far fronte all'inizio di ogni sequenza sismica. Una nuova analisi di repliche (aftershock) dei terremoti ha permesso di dimostrare che gli ambienti estensionali hanno periodi più lunghi e numero di repliche maggiori rispetto agli ambienti compressivi. Lo studio, Longer aftershocks duration in extensional tectonic settings, condotto da un team di ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), dell'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea), e Sapienza Università di Roma, è stato pubblicato su Scientific Reports.
"La ricerca", spiega Carlo Doglioni, presidente dell'Ingv e professore della Sapienza Università di Roma, "dimostra che nelle zone dove la terra si dilata le sequenze sismiche, nonostante abbiano magnitudo mediamente più basse rispetto agli ambienti compressivi, durano più a lungo, poiché il volume crostale si muove a favore della forza di gravità. Le sequenze quindi terminano solamente quando il volume collassato trova un suo nuovo equilibrio gravitazionale".
Viceversa, negli ambienti compressivi, il volume si deve muovere contro la forza di gravità e quindi l'energia in grado di continuare a sollevare il tetto delle faglie si esaurisce più rapidamente.
"Da un'analisi comparativa di dieci sequenze sismiche", afferma Pietro Tizzani, ricercatore Irea- Cnr, "di cui cinque inserite in un contesto tettonico estensionale e cinque in uno compressivo, è stato possibile dimostrare che, a prescindere dalla magnitudo dell'evento sismico considerato, i terremoti estensionali durano di più rispetto a quelli che si sviluppano in un ambiente compressivo".
Lo studio spiega perché i terremoti dell'Appennino, che sono in buona parte di tipo estensionale, sono seguiti da un corteo di repliche così imponente e persistente nel tempo. Ad esempio, sono passati 15 mesi dall'inizio della sequenza sismica di Amatrice-Norcia e vi sono state circa 80.000 repliche. Questa chiave di lettura della sismicità può avere significative applicazioni nella gestione dell'emergenza post-evento, poiché in funzione del tipo di ambiente tettonico si può avere già una stima approssimativa della durata degli aftershock. Inoltre, conferma che l'energia accumulata nei secoli che precedono la rottura cosismica è diversa a seconda dell'ambiente tettonico, cioè principalmente gravitazionale per quelli estensionali ed elastica per quelli compressivi.
"La comprensione dei diversi meccanismi e relative fenomenologie associate ai vari ambienti geodinamici", conclude Doglioni, "può portare a una più approfondita e utile classificazione dei terremoti, passo indispensabile per arrivare a comprenderne natura ed evoluzione temporale".


Figura: (a) Modello geologico del possibile ciclo sismico (ossia periodi inter-sismici e cosismici), associato a una faglia normale (sequenza estensionale). (b) Modello geologico del ciclo sismico (ossia periodi inter-sismici e cosismici), associato a una faglia inversa (sequenza compressiva). In entrambi i modelli è stata assunta una velocità di deformazione costante nella crosta inferiore all'interfaccia duttile/fragile. Le sequenze tettoniche estensionali sono caratterizzate da una durata più lunga delle repliche, in quanto il sistema si muove a favore della gravità e, in questo caso, il volume di crosta interessato dalla fratturazione cosismica collassa fino a raggiungere un nuovo equilibrio gravitazionale

Roma, 13 dicembre 2017

La scheda
Chi: Irea-Cnr, Sapienza Università di Roma, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Che cosa: Le sequenze sismiche in aree estensionali mediamente hanno una magnitudo più bassa, ma durano di più, rispetto a quelle in ambienti compressivi. Studio pubblicato su Scientific Reports 


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mercoledì 18 ottobre 2017

#LeffeperNorcia: a un anno dai terremoti del 2016 nel centro Italia, una bella storia di ripresa positiva

#LEFFEPERNORCIA: COME LA RICHIESTA D'AIUTO DEI MONACI BENEDETTINI DI NORCIA HA SCATENATO UNA STORIA DI RIPRESA POSITIVA 

A un anno dai terremoti del 2016 nel centro Italia, una bella storia ha unito i monaci benedettini di Norcia a Leffe, birra belga d'Abbazia

Norcia, 18 ottobre 2017 – A un anno dal violento terremoto che ha sconvolto la vita delle popolazioni del centro Italia, è arrivato il momento dei bilanci. Se è vero che i comuni colpiti dal sisma hanno ancora una lunga strada davanti prima di poter dichiarare di essere tornati alla normalità, è vero anche che alcuni passi sono stati fatti, piccoli gesti in grado di rafforzare il senso di comunità e di tener viva la speranza. 

Siamo a Norcia, nello storico Monastero della città in cui l'antica regola dell'ora et labora introdotta da San Benedetto, continua a vivere tutti i giorni grazie a una comunità di 15 giovani monaci (età media 30 anni) provenienti da tutto il mondo. Le violente scosse di terremoto del 24 agosto e del 30 ottobre del 2016 hanno semidistrutto e reso inagibili il monastero, la storica basilica di San Benedetto da Norcia e il birrificio poco distante, in cui i monaci portavano avanti una piccola produzione della loro birra artigianale, la birra Nursia.

Dopo un primo momento di riassestamento, lo statunitense e poco più che trentenne Padre Benedetto Nivakoff, Priore dell'ordine dei Monaci Benedettini di Norcia, intraprende un viaggio in giro per il mondo alla ricerca di aiuti concreti per la ricostruzione. L'obiettivo è costruire a San Benedetto in Monte, località poco fuori le mura di Norcia, un nuovo monastero che possa diventare non solo la nuova casa dei monaci ma anche punto di riferimento per la comunità dei fedeli Nursini e insieme simbolo della ripresa.

La richiesta d'aiuto di Padre Benedetto arriva, attraverso le pagine del New York Times, nelle mani del management di Leffe, birra d'Abbazia che nasce in Belgio nel 1240 dall'impegno e dall'operosità di un gruppo di monaci norbertini. La naturale vicinanza nelle origini con l'ordine dei benedettini, unita dalla pratica religiosa e dalla passione condivisa per la birra, fa emergere in maniera semplice il desiderio nei vertici di Leffe, con l'assenso dei monaci norbertini ancora operativi sulle decisioni aziendali, di dare un aiuto concreto ai monaci di Norcia.

Parte così a giugno il progetto #LeffeperNorcia che, attraverso la produzione e l'introduzione sul mercato italiano di 100.000 bottiglie in una speciale limited edition #LeffeperNorcia, ha permesso all'azienda di donare i proventi della vendita delle bottiglie per la costruzione di una cappella in legno antisismica a San Benedetto in Monte.

La cappella, insieme con il monastero adiacente, è stata inaugurata lo scorso settembre grazie anche al supporto di molti altri benefattori che hanno risposto all'appello di Padre Benedetto. La costruzione del Monastero a San Benedetto in Monte rappresenta oggi, a distanza di un anno dal terremoto, un potente simbolo di una quotidianità ritrovata e un segnale importante per l'intera comunità di Norcia.

Grazie all'impegno di tutti è possibile ripartire ed è possibile farlo in tempi brevi, dichiara sorridente Padre Benedetto Nivakoff. Ringraziamo ancora una volta tutti gli amici della comunità locale e le realtà internazionali che hanno voluto contribuire alla rinascita del monastero, da sempre parte integrante e attiva della comunità Nursina. Durante questi mesi di lavori abbiamo sentito il più completo appoggio da parte delle istituzioni locali, ma ciò che ci ha reso più felici e soddisfatti per il progetto avviato a San Benedetto in Monte, sono state le reazioni della comunità di Norcia che ci ha dimostrato in molti modi la sua gratitudine per aver ricreato un luogo di incontro in cui poter pregare e trovare Dio.


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