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mercoledì 19 novembre 2014

La pasta biologica: il buono e sano che piace a tutti

La pasta biologica è quella pasta in cui il grano utilizzato per produrla non è stato trattato con nessun prodotto chimico come pesticidi o fungicidi, inoltre i campi in cui esso viene coltivato sono lontani da fonti di possibili contaminazioni come quella da metalli pesanti.

Fino a pochi decenni fa era raro trovare in Italia pasta prodotta da cereali a coltivazione biologica. Si trovava prevalentemente quella di grano integrale, realizzata perlopiù nel Nord Europa, dove la coscienza al consumo di prodotti biologici è sempre stata più diffusa tra la popolazione.

Oggigiorno invece possiamo trovare molto più facilmente tutte le diverse varietà di pasta biologica, realizzata da cereali come grano, riso, segale, farro, grano saraceno, oppure con farine di legumi, miscele di verdure e spezie, tuberi, addirittura con cioccolato, frutta, con o senza glutine: la lista di paste speciali è davvero enorme e in costante aumento.

La produzione avviene generalmente secondo processi tradizionali, che partono dalla macinazione della farina in mulini in pietra, passando successivamente nell'impastatrice dove vengono posti gli ingredienti base e l'acqua. Tali ingredienti formano un impasto elastico al tatto, il quale viene quindi inserito in appositi macchinari dotati di fori e lame che permettono di dare alla pasta la forma desiderata.

L'essiccazione è la parte finale del processo e si realizza con dei speciali ventilatori che agitano l'impasto fino a quando ogni singolo pezzo è pronto.

Attualmente nel mercato possiamo trovare pasta biologica sotto forma di spaghetti, penne, fusilli, rigatoni, maccheroni, tagliatelle, lasagne, tortellini e molte altre forme con le quali poter preparare migliaia di gustose ricette. La pasta è infatti un alimento che normalmente piace a tutti.

Per chi ha tempo e voglia è possibile realizzare pasta fresca fatta in casa: è facile e divertente dare alla pasta la forma che più si desidera, inoltre il sapore della pasta fresca può essere ancora più gustoso. Naturalmente si raccomanda di utilizzare tutti ingredienti provenienti da coltivazioni biologiche certificate.

martedì 30 settembre 2014

La dieta a base di Kamut, energia e salute

Il Kamut è un cereale antenato del grano duro che si coltivava già nell'Antico Egitto oltre 5000 anni fa. A livello nutrizionale è particolarmente ricco di fibre, proteine, grassi polinsaturi (come gli omega 6), minerali e vitamine. Grazie a queste sue caratteristiche risulta un alimento in grado di contribuire a migliorare la salute cardiovascolare: rientra spesso infatti nella dieta di persone con patologie cardiache, problemi di pressione sanguigna, colesterolo in eccesso. Ha un alto valore energetico con sostanze nutritive ad assimilazione lenta, indicato soprattutto per gli sportivi e chi si sottopone a elevati sforzi fisici.

Rispetto ad altre varietà di grano contiene un maggior numero di minerali e di vitamine. La pasta di kamut e gli altri derivati (come pane e cracker) agiscono inoltre sui livelli di colesterolo nel sangue.

Utile anche contro problemi di obesità, in quanto grazie all'abbondanza di fibre e proteine risulta un alimento più saziante rispetto ai derivati alimentari del grano. In più, i carboidrati presenti nel kamut vengono assorbiti più lentamente dall'organismo, contribuendo quindi a prolungare il senso di sazietà e ridurre quello della fame.

Sostituire la pasta di grano con quella di kamut porta importanti benefici per la salute del sistema circolatorio, grazie alla presenza di potassio e magnesio, di zinco, selenio e altri antiossidanti naturali che combattono l'invecchiamento cellulare.

Va ricordato comunque che contiene glutine e che risulta quindi non adatto per i celiaci.

La storia del pomodoro, simbolo della cucina italiana

Quando l'esploratore Cristoforo Colombo attraversò l'Atlantico nel 1492, non si aspettava di cambiare le abitudini alimentari quotidiane della maggior parte delle persone su questo pianeta. Senza rendersene conto mise in moto un grande interscambio biologico: se l'Europa ha dato cavalli, suini, bovini, mentre l'America ha dato al mondo arachidi, tacchino, zucca, cacao e soprattutto il pomodoro. Questo traffico ha alterato la vita delle persone ai livelli più fondamentali, e forse il suo effetto più positivo è stato quello di offrire nuovi sapori e sensazioni.

Che cosa sarebbe il mondo mediterraneo senza pomodoro? Oggi è difficile immaginare la cucina italiana senza il "pomo d'oro", eppure Giulio Cesare, Dante, Michelangelo, Leonardo da Vinci, tutti i papi prima di Alessandro VI, e di fatto stesso Colombo, non avevano mai sentito parlare di lui.

Il pomodoro, infatti, è un nativo del Messico, dove le popolazioni locali lo coltivavano e lo consumavano sia crudo che cotto. Gli europei hanno impiegato molto tempo prima di introdurlo nella propria dieta quotidiana. Fino ai secoli XVI e XVII, infatti, cresceva prevalentemente come una curiosità, da ammirare piuttosto che da consumare. I primi riferimenti al sugo di pomodoro si rintracciano in alcuni testi di cucina napoletani della fine del XVII, quando Napoli si trovava sotto il dominio spagnolo. Da lì in poi fu un crescendo di ricette e variazioni che vedevano il pomodoro combinato con altri ingredienti, tra i quali anche la pasta. La prima vera consacrazione del pomodoro come ingrediente tipico dell'alimentazione degli italiani è legata a un episodio avvenuto poco dopo l'Unità d'Italia: nel giugno 1889, in onore della visita a Napoli della Regina d'Italia, Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito realizzò una pizza guarnita con pomodoro, mozzarella e basilico, ingredienti che riprendevano i colori della nuova bandiera Italiana, e chiamò la sua specialità "Pizza Margherita".

I sughi e le passate di pomodoro cominciarono a conquistare il mondo quando tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento vi fu un'emigrazione di massa dalle regioni del sud Italia verso l'altra sponda dell'Atlantico. Gli italiani, attraverso pizzerie e trattorie, esportarono le proprie salse a base di pomodoro prima in America e poi in Australia, tanto che oggi questo prodotto viene riconosciuto in tutto il mondo come tipico della "cucina italiana".

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