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giovedì 15 marzo 2018

La Finlandia è il Paese più felice del Mondo


Oro alla Finlandia in entrambe le classifiche del Rapporto Mondiale sulla Felicità 2018

ROMA, 15 marzo - I risultati del Rapporto Mondiale sulla Felicità 2018 dell'ONU, che misura il livello di felicità degli abitanti di 156 Paesi e quello degli immigrati presenti in 117 Paesi, sono stati diffusi oggi durante un evento di presentazione organizzato presso la Pontificia Accademia delle Scienze, in Vaticano.

Un ulteriore evento si terrà alle Nazioni Unite la prossima settimana, il 20 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Felicità.

L'attenzione globale verso questo report, nato nel 2012 e giunto alla sua sesta edizione, continua ad aumentare, come dimostra il fatto che governi, organizzazioni e società civile utilizzino sempre più spesso indicatori sulla felicità nei propri processi decisionali.

Tuttavia, ciò che distingue questo report da quelli precedenti è la particolare attenzione dedicata al fenomeno delle migrazioni e ai livelli di felicità degli immigrati, fattori importanti da considerare, dato che sono molti i Paesi del mondo alle prese con questo complesso problema.

Il report comprende quattro capitoli dedicati alla migrazione, sia interna sia internazionale, e che misurano la felicità dei migranti, quella delle famiglie lasciate nei Paesi di origine e quella degli abitanti di città e Paesi che ospitano i migranti.

Quest'anno, in base ai sondaggi raccolti tra il 2015 e il 2017, la Finlandia si posiziona per la prima volta in cima alla classifica dei Paesi più felici.

Anche gli immigrati che vivono sul suo territorio risultano i più felici al mondo, per lo meno rispetto ai 117 Paesi considerati, quelli con un numero di immigrati abbastanza alto da consentire l'individuazione di campioni sufficientemente consistenti. 

Completano la "top ten" della classifica sulla felicità complessiva Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Olanda, Canada, Nuova Zelanda, Svezia e Australia. Gli Stati Uniti si piazzano al 18° posto, perdendo quattro posizioni rispetto all'anno precedente.

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venerdì 9 marzo 2018

Immigrazione: un decalogo di Roma per salvare l'Europa e i suoi valori

Immigrazione: un decalogo per salvare l'Europa e i suoi valori

L'appello inviato a tutti i Capi di Stato e di Governo del continente


Roma, 9 marzo 2018 - Rimettere al centro l'Europa e i suoi valori per rispondere alle sfide geopolitiche e far fronte alle ondate migratorie, senza indulgere a populismi ed estremismi: questa la sfida proposta dai promotori del Decalogo di Roma ai Capi di Stato e di governo di tutti i Paesi del Continente europeo, dal Portogallo alla Russia, dall'Islanda a Malta.

L'iniziativa, partita in ottobre sia in Italia che Francia, con un primo appello di intellettuali ed esponenti della società civile, ha avuto successivi sviluppi nei due paesi fino a diventare una petizione popolare sui principi contenuti nel Decalogo di Roma;  un documento (che ha tra i suoi primi firmatari il deputato europeo Patricia Lalonde, il senatore onorario Yves Pozzo di Borgo, e il giornalista Arturo Diaconale e su cui sono state raccolte migliaia di firme) in cui si riaffermano in modo sintetico alcuni principi irrinunciabili e si propongono azioni concrete a salvaguardia di valori e identità della cultura occidentale europea.

Si tratta della prima petizione europea a cui seguiranno ulteriori iniziative in altri Paesi del Continente, in attesa che i Governi europei si pronuncino.

Il «Decalogo di Roma»
Noi sottoscritti consideriamo dovere dell'Europa come comunità di paesi e di cittadini, rilanciare e rafforzare i suoi valori fondativi. Nell'era della globalizzazione e delle grandi migrazioni – che consideriamo fenomeni inarrestabili - non è infatti possibile sopravvivere se quei paesi e quei cittadini non ritrovano la forza delle loro migliori tradizioni. Le civiltà e i popoli che investono e attraversano l'Europa nei nostri tempi sono spinti e motivati da potenti valori identitari.

Senza una reazione europea, fatta di consapevolezza e di orgoglio della propria storia, l'esito non può che essere quello dello spegnimento culturale del continente e in definitiva della sua assimilazione ai valori altrui. Non si tratta di invocare uno scontro di civiltà, ma di tornare a essere una civiltà senza per questo indulgere a populismi o a estremismi.

Per questo proponiamo un documento destinato a tratteggiare le basi di una rifondazione politica e culturale dell'Europa, non per contrapporla al resto del mondo ma per tenere fermo il suo posto nel mondo, perché quello è il nostro posto e non ne abbiamo né ne vogliamo un altro.

1.                  L'Europa affonda le sue radici a Gerusalemme, Atene e Roma. La sua linfa sono i valori della democrazia e del patrimonio di civiltà e religiosità del mondo giudaico-cristiano. Le radici europee sono state vivificate e rafforzate dall'innesto di laicità e libertà quali miglior lascito del secolo dei Lumi.

2.                  La conoscenza e il riconoscimento di questi valori, assieme a una preparazione di base di storia, educazione civica, geografia e cultura europea del paese di accoglienza sono alla fondazione di qualsiasi processo di integrazione.

3.                  La conoscenza di una lingua europea è richiesta per ogni persona che intraprenda percorsi di cittadinanza o di asilo. Lo studio e l'apprendimento della lingua specifica del paese di accoglienza è condizione necessaria al rinnovo di qualsiasi permesso individuale.

4.                  La scuola e ogni altro sistema educativo avranno in tal senso un ruolo primordiale. La loro organizzazione e struttura dovranno potere consentire al meglio le condizioni per affermare e diffondere i valori e le conoscenze di cui ai punti precedenti. Sarà scoraggiata la formazione di classi scolastiche dove gli alunni europei risultino in minoranza.

5.                  Il diritto di asilo deve essere legato specificamente alla situazione politica del paese di provenienza e al comprovato rischio di morte o imprigionamento per reati di opinione, appartenenza etnica o orientamento sessuale. In caso di emigrazione di carattere economico l'accoglienza regolare dovrà essere stabilità in base a quote nazionali e avrà un carattere transitorio.

6.                  La costruzione di nuove moschee sul territorio europeo dovrà essere sottoposta ad un principio di reciprocità nei paesi musulmani coinvolti nel loro finanziamento o nella loro gestione.

7.                  L'uso del burka, del niqab o di altre velature che nascono il viso deve essere proibito nei luoghi pubblici

8.                  L'assegnazione di un posto di lavoro a immigrati regolari sarà soggetta all'applicazione delle norme in vigore nel paese d'accoglienza.

9.                  L'assegnazione di un alloggio a immigrati regolari sarà soggetta all'applicazione delle norme in vigore nel paese d'accoglienza.

10.             La cittadinanza non appartiene alla sfera dei diritti ma a quella dei contratti. Può essere acquisita in base ad una scelta e a una decisione consapevole e attiva del richiedente e in base a regole certe ed evidenti del paese d'accoglienza. Nessun tipo di automatismo è dunque giustificabile.


Redazione del CorrieredelWeb.it

domenica 25 febbraio 2018

MIGRANTI. Coltiviamo l'integrazione, la riqualificazione urbana grazie alla manodopera dei migranti

Coltiviamo l'Integrazione, il nuovo progetto di riqualificazione urbana e inclusione sociale promosso da Tre Fontane e Linaria

Roma, 25 febbraio 2018 – Grazie alla sinergia tra Linaria, la cooperativa sociale Tre Fontane e i Gruppi di Volontariato Vincenziano della Regione Lazio ha preso vita il progetto "Coltiviamo l'integrazione": un gruppo di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale coltiverà per i prossimi mesi due ettari di terreno incolto, messi a disposizione dalla Congregazione della Missione nei pressi di Villa Pamphilj, ricavando un frutteto, un orto, una pineta e una serra. 

Le varietà di fiori e piante risponderanno a un mercato di nicchia costituito da una valida rete di distribuzione e vendita stimata preventivamente tramite un'indagine di mercato.

Il progetto intende valorizzare le competenze professionali di un gruppo di beneficiari dei centri SPRAR gestiti dalla cooperativa sociale Tre Fontane così da agevolare il loro inserimento nel tessuto sociale e lavorativo di Roma. L'iniziativa ha, inoltre, le potenzialità per diventare un "progetto pilota" replicabile in altre realtà nazionali e sarà biennale.

Per il 26 febbraio è in programma un workshop riservato ai venti migranti destinatari del progetto "Coltiviamo l'integrazione" e chiunque desideri approfondire le tematiche relative all'integrazione, alla multiculturalità, all'agricoltura urbana e all'autocostruzione tra studenti, paesaggisti, artisti, architetti, antropologi, botanici, grafici, scenografi, designer, urbanisti, illustratori.

Scopo del workshop è la progettazione di tutto lo spazio a disposizione e la realizzazione di una parte degli elementi necessari all'avvio della produzione. I partecipanti dovranno realizzare anche un'immagine coordinata per tutto il progetto, con lo studio di un logo e di un brand che identifichino chiaramente sia il luogo che i futuri prodotti per creare un progetto coerente e riconoscibile che racconti in maniera efficace questa specifica realtà di agricoltura urbana.

L'apertura dei lavori sarà preceduta da una presentazione del progetto a opera di Michela Pasquali dell'Associazione Linaria.

Alle ore 13.00 è previsto un saluto inaugurale da parte di Padre Giuseppe Carulli, Margherita Grasselli, un rappresentante della cooperativa Tre Fontane, nonché Roma Capitale, Ente locale titolare del progetto, e un contributo del Servizio Centrale.

La giornata del 26 vedrà inoltre la presenza di professionisti e docenti universitari e dell'Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie AANT che saranno protagonisti di momenti di formazione e confronto al fine di fornire gli strumenti per la realizzazione di tutto il progetto. Verranno introdotte anche le numerose esperienze di rigenerazione dello spazio pubblico, in particolar modo centrati sull'agricoltura urbana, sulla creazione di nuovi orti e giardini di comunità e sugli spazi contemporanei della multiculturalità.

Dopo il sopralluogo, tutti i partecipanti saranno divisi in gruppi di lavoro e, in sintonia con lo spirito sperimentale del workshop, potranno dare avvio alla fase progettuale. Il progetto prevede una particolare attenzione ai criteri di sostenibilità, al design dei manufatti, alle scelte agronomiche, alle buone pratiche del riciclo e alla biodiversità. 



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