Quanto valgono i dati dei clienti, quelli aziendali, quelli statistici e come trasformarli in business. Convegno Asseprim – 22 novembre 2017 – ore 9,30 Milano Unione Confcommercio – Sala Colucci di Palazzo Castiglioni in Corso Venezia 47 I dati sono il nuovo oro nero nell’economia della conoscenza. Si tratta dei dati tecnici e commerciali delle aziende, ma anche dei dati degli utenti della rete, o dei dati statistici. Opportunamente raccolti, trattati e protetti possono creare grandi opportunità di business, anche per le piccole e medie imprese, che tuttavia ancora non sono pienamente consapevoli del valore dei dati in loro possesso o con i quali lavorano. Sappiamo cosa sono i dati? Siamo in grado di farne un buon uso? Li valorizziamo nel modo corretto per trarne i giusti vantaggi? Quali sono i parametri del nostro ordinamento giuridico per la raccolta e il trattamento dei dati? Come possiamo tutelarli? Conosciamo le agevolazioni fiscali connesse a questo valore intangibile? Su questi temi Asseprim organizza una giornata di formazione per il 22 novembre dalle 9.30 alle 13 a Palazzo Castiglioni in Corso Venezia 47 a Milano, avvalendosi di specialisti di diritto industriale e delle proprietà intellettuale, di esperti di economia e del settore informatico, e presentando alcune esperienze concrete di business nel mondo dei dati. La società Itsright, presenterà la sua banca dati per la raccolta e la distribuzione dei compensi per i diritti connessi al diritto d’autore, derivante dall’utilizzazione di opere musicali e del suo valore sia per la gestione diretta del business, sia come oggetto di licenza. La società Teia Technologies, spiegherà come è riuscita a creare un nuovo modello di business, analizzando le conversazioni e i dati partendo dall’individuo e dalla sua esperienza. La società Friendz, parlerà della creazione di una community per la realizzazione e la valorizzazione di opere fotografiche, nel contesto della raccolta/utilizzazione dei dati e delle fotografie per attività di awareness e vere e proprie campagne pubblicitarie. Per iscriversi al convegno registrarsi al sito: www.asseprim.it
Ufficio stampa
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“Audit Italian Press”, l’indagine qualitativa dell’Istituto Ixè con il supporto di Encanto Public Relations su un campione di 50 giornalisti italiani, la fotografia di come utilizzano i social network nel loro lavoro rispetto ai loro colleghi americani (ricerca Cision). La ricerca a dicembre sarà riproposta ai 18 mila iscritti di Giornalistisocial.it
“Audit Italian Press“, un’indagine qualitativa dell’Istituto Ixè con il supporto di Encanto Public Relations, la prima fotografia di come i giornalisti utilizzano i social network nel loro lavoro. L’anteprima dellaricerca, che a dicembre sarà riproposta ai 18 mila iscritti al portale Giornalistisocial.it, indaga 50 casi in Italia (che confrontiamo con un campione negli Stati Uniti e Canada raccolto da Cision), da cui emerge che i giornalisti intervistati utilizzano i social network in primis per promuovere il proprio lavoro (83% contro il 73% degli americani) e per costruire relazioni (54% contro il 73%). Solo in seconda battuta isocial vengono utilizzati per monitorare l’opinione pubblica (52% contro il 64%) e secondariamente per trovare storie (41% contro il 52%), verificare i fatti e approfondire (41%).
Le piattaforme più utilizzate sono Facebook (87%), YouTube (70%) e Twitter (67%), mentre si prevede una crescita di rilievo soprattutto di Instagram e Snapchat. Per il rapporto di Cision, è Periscope a farla da padrone in particolare perché consente di accedere a trasmissioni live quando altri mezzi non sono a disposizione.Il 50% dei giornalisti ritiene i social fonti di informazione affidabili con la maggior fiducia assegnata dagli utilizzatori di YouTube, Instagram (piattaforme largamente visual) e Twitter.Quasi univoca l’asserzione di pubblicare notizie verificate e complete (91%) piuttosto che inseguire lo scoop per essere i primi. Anche gli americani condividono questa posizione anche se una percentuale minoritaria ma più consistente che in Italia preferisce l’urgenza all’affidabilità.Le immagini e i video utilizzati dai professionisti sono in larga parte ricavati da banche dati a pagamento o gratuite online; seguono le fonti interne alle testate e solo infine la produzione propria. Il 25% dei giornalisti dichiara di utilizzare il materiale postato sui social. Andrea Tortelli, giornalista professionista e fondatore di Giornalisti Social (www.giornalistisocial.it), la più grande comunità italiana di giornalisti sui social media con oltre 26 mila iscritti, interpellato su questi dati spiega: “La situazione della professione è decisamente complessa e - come emerge dall'indagine - le contraddizioni sulla percezione del fenomeno social non mancano: da una parte cresce la consapevolezza che i social sono strumenti di promozione e autopromozione sempre più importanti, dall'altra in pochi hanno capito che la carta non può rappresentare il futuro, e che non rappresenta già più il presente. In questo contesto, la parte più conservativa è rappresentata, a mio avviso, da coloro che sono rimasti all’interno dei giornali e vedono con diffidenza il nuovo scenario del digitale, del mobile e dei social, guardando alla professione con una visione più tradizionale. Poi ci sono i colleghi che le garanzie del Contratto nazionale giornalistico le hanno perse o non le avranno mai, che interpretano il lavoro del giornalista in maniera più aperta, ma a volte contraddittoria, nella consapevolezza che - come indica anche una ricerca del Censis - oggi i social sono la prima fonte di informazione per la gran parte degli italiani. Questo contrasto si evidenzia anche negli spazi on line che gestisco - come il gruppo Giornalisti italiani su Facebook, con i suoi 18mila iscritti - in cui il dibattito è talmente acceso da sfiorare la rissa verbale su alcuni temi".Inoltre nelle 2 indagini viene evidenziata la tendenza dominante nell’industria editoriale in merito alla compatibilità dei format della testata con gli smartphone (54%), convinti della fruizione di notizie da parte del pubblico tramite apparecchi mobili. Segue la necessità di offrire contenuti multimediali (41%), per raggiungere il target “always on” che ha bisogno di una molteplicità di canali.
Sul futuro dell’advertising, ne individuano il futuro nella forma “native” mentre gli americani sono nel 47% dei casi neutrali (e il 28% negativi).Il rapporto fra giornalisti e professionisti della comunicazione non ha subito modifiche per il 48% degli intervistati che continuano a fidarsi in egual misura, mentre per gli americani non è cambiato per il 66% degli intervistati.Il 25% dei giornalisti italiani dichiara di fidarsi dei professionisti meno che in passato e il 20% invece ha aumentato la fiducia.Per quel che riguarda i materiali, la preferenza è sempre per il tradizionale comunicato stampa, seguito da immagini/video/sondaggi, dati, studi che facilmente possano essere “notiziati”. Resta la posta elettronica il canale di comunicazione migliore perché offre un testo già completo e composto a uso del giornalista.E’ pari al 43% la percentuale di giornalisti che dichiara di sentirsi, in alcune occasioni, obsoleto e poco al passo con i tempi. Curiosamente, il dato non sembra correlato all’età. Probabilmente la sicurezza professionale dei giornalisti di “lungo corso” consente loro di percepirsi adeguati anche e nonostante la rapidità delle innovazioni tecnologiche che trasformano inevitabilmente la professione.
Il giornale cartaceo sembra avere ancora lunga vita per gran parte del campione: il 35% si dichiara sicuro che ci sarà ancora fra 10 anni, un ulteriore 48% ritiene che sia probabile. Tuttavia, il 61% deigiornalisti italiani non consiglierebbe ad un giovane di intraprendere la carriera di giornalista.
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