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venerdì 19 ottobre 2018

Innovazione solidale. Dall'Italia il progetto "Acqua dall'aria" contro la crisi idrica in Namibia

Al centro del progetto la Hungua Primary School di Opuwo e i suoi 515 beneficiari

Ricavare acqua dall'aria: al via un progetto in Namibia per contrastare la crisi idrica nel paese

Il programma della Fondazione HumaCoo: creare un modello replicabile di ecosostenibilità e autosostentamento per l'intero territorio partendo dalla riqualificazione di un campus scolastico


Roma, 18 ottobre 2018 – Due anni dopo che l'ONU ha riconosciuto l'acqua un diritto umano fondamentale, la crisi idrica continua ad affliggere il nostro pianeta: ad oggi si stima che 880 milioni di persone non abbiano accesso all'acqua potabile e che ogni anno siano circa 3,4 milioni i morti per mancanza o inquinamento dell'acqua.

Di questi, molti sono concentrati nei paesi più aridi del pianeta, dove vive l'85% della popolazione mondiale. 

Uno di questi è la Namibia, nel sud dell'Africa, la cui popolazione si trova a fronteggiare carenze idriche e igienico-sanitarie. 

In particolare, la regione del Kunene (88.300 abitanti circa, il 75% dei quali vive in aree rurali) risulta gravata da condizioni ambientali e infrastrutturali critiche: un certo numero di scuole di Opuwo, specialmente quelle nelle aree più periferiche, non dispongono di acqua potabile. Il rischio per la salute di bambini e ragazzi è inevitabile: alunni dai 5 ai 7 anni sono costretti a impiegare acqua non depurata dai rifiuti.

Per arginare la drammatica condizione della regione, la Fondazione HumaCoo, ong impegnata a fornire soluzioni basate sull'innovazione tecnologica ai Paesi afflitti da gravi problemi economici e sociali, ha avviato un progetto di cooperazione per l'area di Opuwo, la capitale del Kunene. 

Oltre a riqualificare la Hungua Primary School, che diventerà presto un vero e proprio campus scolastico, il progetto introdurrà una tecnologia di conversione dell'aria in acqua, che consentirà di avere accesso diretto a 2500 litri d'acqua potabile al giorno.

Il progetto di HumaCoo, in collaborazione con SEAS, water solution provider, mira a garantire la sopravvivenza della popolazione e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, ambientali e di vita. 

I beneficiari diretti del progetto sono le 515 persone presenti all'interno dell'Istituto, studenti e personale scolastico. Beneficiari indiretti saranno, invece, le loro famiglie grazie al miglioramento generale delle condizioni ambientali delle aree in cui risiedono.

"L'obiettivo dichiarato dalla nostra Fondazione, tanto ambizioso quanto necessario, è duplice: da un lato, garantire formazione e migliori condizioni igienico-sanitarie agli abitanti della Namibia; dall'altro, creare un modello ripetibile di ecosostenibilità e autosostentamento per l'intero territorio – ha affermato Carlo Maria Tieri, Direttore Generale di HumaCoo – Contiamo di portare a compimento questo progetto entro diciotto mesi e il nostro operato non si fermerà alla Namibia: abbiamo già in programma un progetto di sanificazione di un ospedale di Managua, capitale del Nicaragua".

Oltre all'acqua da bere, infatti, la rete tecnologica di SEAS potrà produrre dai 10 ai 20 mila litri ogni giorno destinati all'uso sanitario e irriguo.

"Aver messo a punto un sistema in grado di rispondere ad un bisogno primario come quello dell'acqua è anche una grande responsabilità, oltre che una grande soddisfazione, e fa sì che noi tutti viviamo la nostra attività come una vera e propria missione – afferma Rinaldo Bravo, AD di SEAS SA – Poter collaborare con organizzazioni non governative come HumaCoo, impegnate in aree con oggettive difficoltà di sopravvivenza e sviluppo, è per noi un arricchimento. Rendere davvero possibile lo sviluppo e la crescita in queste aree è un cambio di passo negli interventi di solidarietà, grazie alla tecnologia messa al servizio della cooperazione. Rispetto ad altre tipologie di intervento, si tratta inoltre di un sistema che si integra e si adatta perfettamente al territorio e alle situazioni già esistenti, rispettando l'ambiente. Formando la popolazione locale all'autogestione tecnologica e creando un processo di crescita locale."




HumaCoo nasce con l'intento di promulgare e promuovere lo sviluppo della Persona nella propria interezza, perseguendo finalità di solidarietà sociale attraverso attività di cooperazione allo sviluppo in tutti quei Paesi afflitti da gravi problemi economici e sociali. HumaCoo si impegna in progetti tesi all'affrontare problematiche nei Paesi in "via di sviluppo" attuando progetti volti al supporto di popoli e popolazioni più vulnerabili.



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giovedì 15 marzo 2018

La Finlandia è il Paese più felice del Mondo


Oro alla Finlandia in entrambe le classifiche del Rapporto Mondiale sulla Felicità 2018

ROMA, 15 marzo - I risultati del Rapporto Mondiale sulla Felicità 2018 dell'ONU, che misura il livello di felicità degli abitanti di 156 Paesi e quello degli immigrati presenti in 117 Paesi, sono stati diffusi oggi durante un evento di presentazione organizzato presso la Pontificia Accademia delle Scienze, in Vaticano.

Un ulteriore evento si terrà alle Nazioni Unite la prossima settimana, il 20 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Felicità.

L'attenzione globale verso questo report, nato nel 2012 e giunto alla sua sesta edizione, continua ad aumentare, come dimostra il fatto che governi, organizzazioni e società civile utilizzino sempre più spesso indicatori sulla felicità nei propri processi decisionali.

Tuttavia, ciò che distingue questo report da quelli precedenti è la particolare attenzione dedicata al fenomeno delle migrazioni e ai livelli di felicità degli immigrati, fattori importanti da considerare, dato che sono molti i Paesi del mondo alle prese con questo complesso problema.

Il report comprende quattro capitoli dedicati alla migrazione, sia interna sia internazionale, e che misurano la felicità dei migranti, quella delle famiglie lasciate nei Paesi di origine e quella degli abitanti di città e Paesi che ospitano i migranti.

Quest'anno, in base ai sondaggi raccolti tra il 2015 e il 2017, la Finlandia si posiziona per la prima volta in cima alla classifica dei Paesi più felici.

Anche gli immigrati che vivono sul suo territorio risultano i più felici al mondo, per lo meno rispetto ai 117 Paesi considerati, quelli con un numero di immigrati abbastanza alto da consentire l'individuazione di campioni sufficientemente consistenti. 

Completano la "top ten" della classifica sulla felicità complessiva Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Olanda, Canada, Nuova Zelanda, Svezia e Australia. Gli Stati Uniti si piazzano al 18° posto, perdendo quattro posizioni rispetto all'anno precedente.

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sabato 17 ottobre 2015

Arabia Saudita, Amnesty: crescono i timori per le esecuzioni di tre giovani attivisti

Sono crescenti i timori per le esecuzioni imminenti di Ali Mohammed Baqir al-Nimr e di altri due giovani attivisti sciiti in Arabia Saudita, arrestati da minorenni per aver partecipato a manifestazioni anti-governative, ha dichiarato Amnesty International dopo aver appreso del loro trasferimento in isolamento.

L'organizzazione è stata in grado di confermare che Ali al-Nimr, Dawood Hussein al-Marhoon e Abdullah al-Zaher Hasan sono stati trasferiti in isolamento nel carcere di al-Ha'ir a Riad il 5 ottobre. Erano stati arrestati in tempi diversi nel 2012, quando erano tutti minori di 18 anni, e condannati a morte nel 2014. Tutte e tre le condanne a morte sono state confermate dalla Corte d'appello dell’Arabia Saudita e dalla Corte suprema all'inizio del 2015.

Le notizie riferite dai media filogovernativi secondo le quali Ali al-Nimr potrebbe essere a rischio di crocifissione dopo la decapitazione hanno scatenato una protesta globale. Il 14 ottobre la madre ha fatto appello al presidente degli Usa Barack Obama affinché intervenga per salvare suo figlio.

"La pena di morte è una punizione crudele, inumana e degradante e non vi è alcuna prova convincente che rappresenti un particolare deterrente contro il crimine. Il suo utilizzo per punire qualcuno per un crimine che avrebbe commesso quando aveva meno di 18 anni è una flagrante violazione del diritto internazionale" ha dichiarato James Lynch, vice direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

"Il fatto che tutti e tre affermino di essere stati torturati e che sia stato loro negato l'accesso a un avvocato durante gli interrogatori solleva ulteriori gravi preoccupazioni circa i procedimenti giudiziari nei loro casi. È evidente che non hanno avuto nulla che assomigli a un processo equo."

Ali al-Nimr è stato arrestato nel febbraio 2012, quando aveva 17 anni, detenuto in un centro di riabilitazione minorile e poi in un carcere per adulti. È stato condannato a morte nel maggio 2014 dalla Corte penale specializzata (SCC) a Gedda, un tribunale di sicurezza e lotta al terrorismo, per 12 reati che includono aver manifestato contro il governo, aver aggredito le forze di sicurezza, essere in possesso di una mitragliatrice e aver compiuto una rapina a mano armata. Ali al-Nimr ha dichiarato che le sue "confessioni" sono state estorte sotto tortura, ma la Corte ha rifiutato di avviare un'indagine sulle sue affermazioni.

Dawood Hussein al-Marhoon e Abdullah Hasan al-Zaher sono stati arrestati il ??22 maggio e il 3 marzo 2012, rispettivamente all’età di 17 e 16 anni. Sono stati condannati a morte dal SCC a Riad a ottobre 2014 sulla base di accuse simili, che comprendevano aver partecipato a proteste antigovernative, effettuato una rapina a mano armata e "partecipato all'uccisione di agenti di polizia avendo fabbricato e usato bombe molotov per aggredirli". Anche loro hanno dichiarato di essere stati torturati e costretti a “confessare".

"Il primato dell'Arabia Saudita quando si tratta di condannare a morte a seguito di procedimenti giudiziari profondamente viziati è assolutamente vergognoso. La pena di morte viene spesso applicata in modo arbitrario al termine di processi platealmente iniqui" ha aggiunto James Lynch.

"La situazione è aggravata in questo caso avendo imposto condanne a morte a rei minorenni, in vergognosa violazione del diritto internazionale. È assolutamente scandaloso che il giudice abbia respinto le accuse di tortura di tutti e tre gli attivisti per farli ‘confessare’ e li abbia molto semplicemente condannati a morte."

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, che è giuridicamente vincolante per l'Arabia Saudita, chiarisce che le condanne a morte non possono essere imposte per reati commessi da persone di età inferiore ai 18 anni.

L'Arabia Saudita è uno dei carnefici più prolifici del mondo. Il regno ha messo a morte 137 persone finora nel 2015, rispetto alle 90 di tutto il 2014. Le condanne a morte sono spesso imposte al termine di processi iniqui, senza risparmiare minorenni e persone con disabilità mentali, come recentemente documentato da Amnesty International.

Ali al-Nimr è il nipote dello sceicco Nimr Baqir al-Nimr, eminente religioso sciita dell’Arabia Saudita orientale che è stato condannato a morte nell’ottobre 2014. Le tensioni tra le autorità saudite e la minoranza musulmana sciita del paese sono aumentate dal 2011 quando, ispirati in parte dalle proteste popolari in Medio Oriente e Africa del Nord, alcuni cittadini della maggioranza sciita della provincia orientale hanno intensificato le richieste di riforme.

Ulteriori informazioni

Dal 2012, le autorità saudite hanno preso di mira difensori dei diritti umani e dissidenti nella totale impunità, utilizzando sia i tribunali sia mezzi extragiudiziali, come l'imposizione di divieti di viaggio arbitrari.

Nel febbraio 2014, le autorità hanno messo in vigore una nuova legge anti-terrorismo che da allora è stata usata contro difensori dei diritti umani e attivisti per condannarli a lunghe pene detentive e perfino alla morte.

La maggior parte dei processi a questi attivisti ha avuto luogo presso la SCC, la cui giurisdizione è vaga e i cui procedimenti sono avvolti nel segreto.

Oltre agli attivisti sciiti di cui sopra, la SCC ha anche condannato l’avvocato e difensore dei diritti umani Waleed Abu al-Khair secondo la nuova legge antiterrorismo. Inoltre, il 13 ottobre ha condannato a nove anni di carcere Abdulrahman al-Hamed, uno dei membri fondatori delle organizzazioni indipendenti per i diritti umani, l’Associazione saudita per i diritti civili e politici (ACPRA).
                                                               
Roma, 17 ottobre 2015

L’appello in favore di Ali-al-Nimr è online all’indirizzo:
http://appelli.amnesty.it/arabia-saudita-pena-di-morte/

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